Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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venerdì 27 gennaio 2023

Il BLACK MARXISM e i MARGINI di MARX

 

Un incontro tra il pensiero anticoloniale non occidentale e il marxismo classico europeo

Cedric Robinson: di questo intellettuale e attivista nativo dell’Alalabama scomparso nel 2016, purtroppo non esiste nessuna traduzione italiana di testi, in particolare i due libri fondamentali, Black Marxism: The Making of the Black Radical Tradition. 1st ed.,1983 e An Anthropology of Marxism. 1st ed., 2001. Riportiamo 1.) estratto della nostra traduzione italiana della voce di Wikipedia in inglese e 2.) brano citato dal testo di Miguel Mellino e A.R.Pomella, “Marx nei margini”. 

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1.

Cedric James Robinson (5 novembre 1940-5 giugno 2016) è stato un professore americano presso il Dipartimento di studi neri e il Dipartimento di scienze politiche dell'Università della California, Santa Barbara (UCSB). Ha diretto il Dipartimento di studi sui neri e il Dipartimento di scienze politiche ed è stato direttore del Center for Black Studies Research.

Robinson è nato in Alabama, il 5 novembre 1940. Si è poi trasferito a Oakland e lì è cresciuto. Ha frequentato l'Università della California, Berkeley, dove ha conseguito una laurea in antropologia sociale nel 1963, e la Stanford University, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in teoria politica nel 1974.

- È diventato un attivista politico durante i suoi giorni da studente, quando ha protestato contro l'amministrazione universitaria e le politiche estere e interne americane insieme ad altri studenti radicali neri. Ha fatto parte della Afro-American Association a Berkeley, un gruppo studentesco che ha discusso l'identità nera, la decolonizzazione africana, il razzismo storico e contemporaneo e altri argomenti correlati.

Dal 1971 al 1973, Cedric è stato docente di scienze politiche e studi sui neri presso l'Università del Michigan. Nel 1973 accettò il suo primo incarico presso la Binghamton University – State University di New York. Nel 1978, si unì alla facoltà dell'Università della California, a Santa Barbara, e divenne direttore del Center for Black Studies Research.

Insieme allo studente dell'UCSB Corey Dubin ha avviato la Third World News Review (TWNR) presso la stazione radiofonica del campus e della comunità, KCSB.

Autore di testi, saggi e articoli sulla filosofia politica classica e moderna, la teoria sociale radicale nella diaspora africana, la politica comparata, il capitalismo razziale e le relazioni tra media e politica. Due testi sono considerati fondamentali, i cui titoli tradotti in italiano sono:

- Marxismo nero: la creazione della tradizione radicale nera . 1a ed.,Londra: Zed Books ,1983.

- Antropologia del marxismo . 1a ed., Londra: Ashgate Publishing, 2001

2.

È tuttora giusto affermare che alla base, vale a dire nel suo sostrato epistemologico, il marxismo è una costruzione occidentale – un’interpretazione delle vicende umane e dello sviluppo storico emersa dall’esperienza storica delle società europee, e quindi mediata, a sua volta, attraverso la loro civiltà, i loro ordinamenti sociali, le loro culture. Le sue origini filosofiche sono indiscutibilmente occidentali. Ma lo stesso si può dire dei suoi presupposti analitici, delle sue prospettive storiche, dei suoi punti di vista. Questa conseguenza assai naturale, dunque, finisce per assumere un significato piuttosto infausto, poiché i marxisti europei hanno dato per scontato, più sovente che non, che il loro progetto coincide di per sé con lo sviluppo storico [...]. Ancora in modo più significativo, si può dire che le strutture più profonde del materialismo storico, la sua precomprensione per l’analisi del movimento storico, hanno fatto sì che i marxisti europei non si sentissero nell’obbligo di prendere in considerazione gli effetti profondi della cultura e della esperienza storica sulla loro stessa scienza.

da Marx nei margini  - Dal marxismo nero al femminismo postcoloniale a cura di Miguel Mellino e Andrea Ruben Pomella, ed. Alegre, 2022, cit. da e.book


DECOLONIZZARE il MARXISMO, MARX ora è NEI MARGINI

Marx nei margini. Dal marxismo nero al femminismo postcoloniale, a cura di Miguel Mellino e Andrea Ruben Pomella, ed.Alegre, 2020

/scheda/

Colonialismo, imperialismo e razzismo sono stati al centro della riflessione marxista sin dagli inizi. Nonostante ciò il marxismo tradizionale è una costellazione teorico-politica genealogicamente occidentale ed eurocentrica, la cui bianchezza non sta tanto nel colore della pelle dei suoi pensatori ma nella tendenza ad assolutizzare le circostanze storico-geografiche occidentali dello sviluppo del capitalismo, trascurando la materialità culturale ed economica del colonialismo e del razzismo, letti come tipologie di sfruttamento particolari e non costitutive. L’obiettivo è «decolonizzare il marxismo» reinterpretando l’analisi classica in funzione delle diverse contingenze globali e dell’irruzione di soggetti storici imprevisti rispetto alla tradizionale classe operaia. Per eliminare le pieghe bianche del marxismo gli autori guardano al contributo di studiosi che, senza rinnegarlo, se ne collocano nei margini e lo spingono a fare i conti con alcune rigidità partendo dai suoi limiti riguardo la questione razziale e di genere. Oggetto dei saggi raccolti sono pensatori non occidentali come Aimé Césaire, Gayatri Spivak, C.L.R. James, Huey P. Newton e il Black Panther Party, Claudia Jones, Amílcar Cabral, José Carlos Mariátegui, o europei come Raymond Williams e Louis Althusser mai affrontati prima nei loro contributi a una distensione anticoloniale del marxismo. Un incontro tra il pensiero anticoloniale non occidentale e il marxismo classico europeo che ne libera tutte le potenzialità teoriche emancipative. /

-I saggi raccolti in questo volume sono il frutto del terzo ciclo di seminari svoltosi tra il 2017 e il 2018 presso l’Università di Napoli L’Orientale a cura del collettivo di ricerca Deco[K]now. Già il titolo, Provincializing Marx – che abbiamo voluto tradurre per questa pubblicazione in Marx nei margini. Dal marxismo nero al femminismo postcoloniale –, accennava l’obiettivo della nostra iniziativa: relativizzare il pensiero del filosofo del Capitale,  liberarlo dalle pieghe eurocentriche, coloniali e anche patriarcali in cui è stato confinato da ciò che qui proponiamo di chiamare marxismo occidentale e bianco. [..] ragionare sull’eredità del marxismo alla luce del presente: alla luce di una configurazione sempre più razzista tanto del modo di accumulazione capitalistico quanto della conflittualità sociale e politica anche all’interno dell’Europa. Forse per la prima volta nella storia ciò che il celebre marxista nero Cedric Robinson ha definito come «capitalismo razziale». - dall’introduzione dei curatori “Disattivare la piega bianca nel marxismo”, formato e.book pos. 99 di 727

 


All’interno del marxismo delle origini

saranno soprattutto i suoi primi eredi, di fronte all’evidenza dell’espansione imperialista europea di fine Ottocento e di inizio Novecento in Africa e in Asia, a dare un qualche seguito teorico-politico alle riflessioni sul rapporto tra capitalismo e colonialismo. Il primo testo a venire in mente, in questo senso, è sicuramente il famoso pamphlet di Lenin L’imperialismo fase suprema del capitalismo (1916). Ma si potrebbero ricordare anche i suoi diversi scritti e interventi sulle cosiddette «questioni nazionali e coloniali», con la loro grande apertura a due questioni “coloniali” rimaste tuttora di grande attualità, la riforma agraria in favore dei contadini-indigeni e la costituzione del popolo in soggetto di classe, oppure Lo sviluppo del capitalismo in Russia (1899), in cui egli alludeva esplicitamente alla «colonizzazione interna» subita dalle periferie dell’impero russo. L’elenco potrebbe proseguire con i numerosi articoli di Engels sull’imperialismo tedesco, con i saggi di Kautsky dedicati alla questione coloniale e all’imperialismo, con il noto lavoro di Hilferding sul capitalismo finanziario, ma soprattutto con le pregnanti analisi di Luxemburg, nella sua Introduzione alla critica dell’economia politica (1912-1918), sulle conseguenze dell’espansione capitalistica coloniale nel mondo non europeo. Diversamente da questi altri suoi contemporanei, che appaiono più concentrati o sullo studio delle possibili transizioni dal modo di produzione agrario capitalistico a quello socialista oppure sulla comprensione dell’imperialismo di fine secolo come fenomeno emergente politico-economico, Rosa Luxemburg torna qui in modo sicuramente più analitico, e anche più enfatico, su ciò che oggi chiameremmo la colonialità – violenza coloniale costitutiva – del modo di produzione capitalistico. In questo scritto, concepito come un pamphlet popolare introduttivo al noto testo di Marx, Luxemburg tiene anche a precisare gli effetti distruttivi provocati nelle società coloniali dall’introduzione di un’economia capitalistica.

sta in op.cit., e.books, pos.203-224







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