Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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venerdì 30 gennaio 2026

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 



CINA PERNO DI UN NUOVO BLOCCO STORICO INTERNAZIONALE

 

Il Dragone contro l’”Impero pirata”: la Cina centro del multipolarismo strategico

 

GEOPOLITICA E DINAMICHE DI CLASSE

 

 

1. L’analisi di fase: il multipolarismo come necessità strategica

 

Ringrazio MarxVentuno e i compagni della CASS per questo prezioso momento di confronto. La mappatura dei movimenti rivoluzionari che si presenta oggi non è un mero esercizio accademico, ma una bussola indispensabile per orientarci nell''ordine mondiale', di quella che recentemente lo studioso Michele Prospero ha definito la strategia dell’Impero Pirata.

Dobbiamo essere chiari: il cosiddetto "ordine mondiale"  unipolare a guida statunitense è in crisi, e non è solo una configurazione geopolitica, è l'impalcatura del dominio globale del capitale finanziario. Pertanto, l’emergere del mondo multipolare non va letto come un semplice avvicendamento tra potenze, ma come una necessità strategica imprescindibile per ogni movimento di liberazione.

Il multipolarismo rompe la "catena dell'imperialismo" nel suo anello più forte. In questa fase, la Repubblica Popolare Cinese non agisce come un attore imperiale classico, ma come il retroterra strategico — la "base rossa" globale — che garantisce la possibilità materiale della resistenza. Senza il contrappeso della Cina, della sua potenza tecnologica e della sua sovranità economica, le transizioni al socialismo o le lotte per l’indipendenza nazionale sarebbero sistematicamente strangolate dal ricatto finanziario o dall'intervento militare diretto.

Tuttavia, come studiosi e militanti marxisti, dobbiamo evitare la trappola del "realismo cinico". Il multipolarismo strategico per noi non è il fine ultimo, ma la condizione ambientale che permette il ritorno della soggettività storica dei subalterni. Esso apre quegli spazi di manovra dove i popoli — dalla Palestina al Venezuela, dal Rojava alle masse lavoratrici, allo stesso proletariato in Iran — possono rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione.

L’imperialismo "pirata" di Trump e dei falchi di Washington risponde a questa ascesa multipolare spargendo dominio militare senza egemonia economica e violando ogni norma internazionale. La risposta deve essere un internazionalismo attivo che colga questa opportunità storica per trasformare la crisi dell'egemonia statunitense in un avanzamento reale delle classi oppresse verso nuove forme di democrazia popolare e di socialismo.

 

La "Via della Seta" come infrastruttura del multipolarismo

 

In questo quadro, la "Nuova Via della Seta" non va interpretata secondo le lenti deformanti del liberalismo occidentale — che vi scorge solo un’espansione commerciale — ma come la costruzione di un’infrastruttura materiale per la sovranità dei popoli.

Per decenni, molti paesi del Sud globale sono rimasti intrappolati nei ricatti economici neocoloniali dell'imperialismo USA, mediati da istituzioni come il FMI, che imponevano la distruzione dello stato sociale e la svendita delle risorse in cambio di prestiti-capestro. La strategia cinese offre oggi un'alternativa reale: una cooperazione basata sullo sviluppo delle forze produttive e sulla creazione di corridoi logistici indipendenti dal controllo di Washington.

Questa opportunità permette a molte nazioni di uscire dalla condizione di subalternità assoluta. La "Via della Seta" agisce come un catalizzatore di multipolarità economica, fornendo a stati che intendono intraprendere percorsi di transizione o di consolidamento del socialismo — pensiamo al Venezuela, ma anche a diverse realtà africane e asiatiche — la sponda necessaria per resistere all'embargo e al sabotaggio finanziario dell'impero pirata. È la dimostrazione pratica di come la potenza cinese si traduca in una possibilità di riscatto per le classi subalterne globali, spezzando le catene del debito che sono state, finora, il volto moderno del colonialismo.

 

Antonio Gramsci: il blocco storico e l'egemonia

- La Cina non sta solo costruendo rotte commerciali, ma sta ponendo le basi per un nuovo blocco storico mondiale. Seguendo la lezione di Gramsci, Pechino esercita una funzione di direzione intellettuale e morale offrendo un'alternativa all'egemonia declinante e coercitiva degli USA. Il multipolarismo, in questo senso, è la rottura del blocco egemonico unipolare a favore di una pluralità di vie nazionali al socialismo.

 

Ranajit Guha: La soggettività storica dei subalterni e la critica al colonialismo

 

Fondamentale è anche  il contributo di Ranajit Guha e dei Subaltern Studies. Guha ci insegna a decostruire la "prosa della contro-insurrezione", ovvero quel linguaggio del potere delle classi dominanti delle società capitaliste che nega ai subalterni una propria volontà politica, descrivendoli sempre come "eterodiretti" o "manipolati". Attenzione, perchè questo è un pericolo che si corre anche con un’analisi geopolitica senza la contemporanea analisi delle dinamiche di classe. Significa cioè riconoscere che il popolo palestinese, il popolo curdo, i lavoratori iraniani, non sono oggetti della geopolitica, ma soggetti dotati di una propria autonomia politica che lotta per l'autodeterminazione.

 

La dialettica tra geopolitica e lotta di classe: il leninismo creativo di Mao

 

Per la mappatura dei movimenti rivoluzionari contemporanei, è imprescindibile recuperare lo spessore teorico della nuova democrazia di Mao Tse-tung. In quel saggio del 1940, apparso nel primo numero di Cultura Cinese a Yenan, risiede uno dei nodi ancora vitale del pensiero maoista: la transizione al socialismo intesa non come schema scolastico, ma come pratica rivoluzionaria aderente al reale contesto storico-politico.

Mao dovette scontrarsi con l'ortodossia meccanicistica dei "Ventotto Bolscevichi" di Wang Ming. Questi, seguendo una lettura rigida delle Due tattiche di Lenin del 1905, sostenevano che in contesti arretrati la rivoluzione dovesse necessariamente attraversare una fase di pieno sviluppo capitalistico-borghese prima di approdare al socialismo. Al contrario, Mao comprese che l'applicazione dogmatica di direttive esterne era inappropriata per la realtà cinese. Egli, stretto tra l’aggressione imperialista giapponese e l’ambiguità delle forze nazionaliste, rimase saldo su un obiettivo strategico inedito: costruire un "blocco storico" a direzione rivoluzionaria che scavalcasse la fase di dominio borghese-capitalista.

Questa è la lezione che oggi applichiamo alla "doppia lente" internazionalista: la consapevolezza che nelle aree del Sud globale, segnate dalla "doppia subalternità" (semifeudale e semicoloniale), la liberazione nazionale e la lotta di classe sono indissociabili. Il leninismo di Mao è "creativo" perché rompe la linearità borghese: egli comprende che non si può replicare il capitalismo per combattere l'imperialismo, poiché il capitalismo è la causa stessa di quel dominio.

Questo approccio ci permette di guardare oggi alla Palestina o al Rojava non come a semplici conflitti regionali, ma come a potenziali laboratori di nuova democrazia.

In Palestina, oltre lo sterminio genocidario di Gaza da parte dell’esercito israeliano, la lotta del popolo palestinese affronta oggi la sfida drammatica della colonizzazione della Cisgiordania, dove violenze e aggressioni dei coloni si consumano spesso in assenza di una resistenza organizzata. Questo accade perché l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) soffre una profonda crisi di credibilità: per tornare a essere un’alternativa reale all'egemonia delle organizzazioni fondamentaliste religiose nella resistenza, l’ANP deve ritrovare con forza il radicamento sociale nel suo popolo. Solo ricostruendo questo legame organico sarà possibile avviare una resistenza che sia contemporaneamente lotta per l’autodeterminazione politica.

In Rojava, la ricerca di un'autonomia dei subalterni sfida direttamente le strutture semifeudali della regione.

In conclusione, la nostra analisi geopolitica non è "campismo" proprio perché è radicata in questo leninismo creativo: sostenere il fronte multipolare guidato dalla Cina non significa aderire a una generica realpolitik, ma riconoscere che esso rappresenta oggi l'unico spazio strategico in cui la nuova democrazia dei popoli oppressi e dei movimenti rivoluzionari può concretizzarsi e vincere.

 

Conclusioni: la pace come precondizione dello sviluppo e della sovranità

In conclusione, l'efficacia di questa mappatura dei movimenti rivoluzionari e della nuova configurazione mondiale trova la sua prova del nove nella capacità di fermare la distruzione delle forze produttive e delle vite umane. Non possiamo ignorare il ruolo determinante della Cina come attore di pace nel conflitto russo-ucraino.

Mentre l'imperialismo euroatlantico sembra alimentarsi della guerra infinita, Pechino si pone come l'unica potenza capace di una proposta negoziale credibile. Le migliaia di morti tra le popolazioni civili, le macerie delle città e il sacrificio di migliaia di giovani soldati — carne da cannone per gli interessi della NATO — impongono una svolta. Il riconoscimento della Cina come interlocutore affidabile non nasce da una concessione diplomatica, ma dalla necessità materiale di stabilità.

Per noi marxisti, la pace non è pacifismo astratto; è la condizione necessaria affinché i popoli possano tornare a occuparsi della propria autodeterminazione e della lotta per il socialismo, sottraendosi alla morsa della militarizzazione. Sostenere l'iniziativa di pace cinese significa colpire al cuore la strategia dell'"ordine mondiale" dell'imperialismo unipolare. 


intervento Ferdinando Dubla webinar di presentazione del quarto volume di studi dell'Accademia del Marxismo di Pechino (CASS), edito da MarxVentuno: I movimenti comunisti internazionali – Rapporto 2022/2023.


Vedila qui: https://urlgeni.us/youtube/channel/marxventuno



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