le lenti di Gramsci

giovedì 7 marzo 2019

Teoria e pratica pedagogica in Nadezna Krupskaja (1917/1939)


aggiornamento, 8 marzo 2019
contributo di Ferdinando Dubla
scritto per : [wiki] [bene comune]

N.K. Krupskaja (1869/1939), rivoluzionaria educatrice sovietica 

Teoria e pratica pedagogica 

In questi anni, assieme a figure come Lenin e Lunačarskij, partecipa come pedagogista alla realizzazione di una nuova scuola, cercando di rendere attuale la riflessione di Marx sull'esigenza di un "uomo nuovo" sviluppato "onnilateralmente" attraverso l'abitudine al lavoro collettivo e una preparazione politecnica, prendendo le distanze dalla "scuola del lavoro" di Georg Kerschensteiner. Questa scuola (trudovaja škola) introdotta dalla riforma del 1918, viene definita di "cultura generale e politecnica" e si propone di integrare lavoro intellettuale e lavoro manuale (produttivo). Secondo alcuni studiosi, questo progetto ebbe difficoltà nell'integrazione con il lavoro intellettuale sistematico e non direttamente finalizzato alla produzione, artigianale o su scala industriale, che avrebbe portato alla realizzazione pratica degli ideali marxisti.[17]
L'ulteriore riforma scolastica del 1923 introduce infatti importanti modifiche, in particolare ridefinisce gli scopi della scuola, individuandoli non più nell’autoformazione della personalità, ma nella formazione del comunista e del lavoratore. La Krupskaja diresse, presiedendo il GUS, il Soviet scientifico di Stato interno al Ministero dell'Istruzione (Narcompros), sia la redazione del Nuovo Statuto della Scuola Unica di Lavoro, sia i Nuovi Programmi di insegnamento. La formazione dell' "uomo collettivo" non poteva considerarsi l’esito scontato dell’autosviluppo, non poteva nascere dalla spontaneità, ma richiedeva un sistematico intervento di tipo pedagogico. La nuova metodologia, chiamata “metodo dei complessi”, si riagganciava alla pedagogia scientifica e in particolare era influenzata dalle idee di Ovide Decroly. L’intero sistema educativo, dalla scuola elementare all’università, si articolava per complessi di idee, progressivamente sempre più ricchi di specificazioni, il cui filo conduttore però rimaneva sempre la prospettiva marxista.
Per tutto il periodo dell'edificazione socialista, e in particolare dopo la morte di Lenin nel 1924, cercò di stimolare la formazione politecnica, l'educazione sociale e la pedagogia del collettivo, nonché di rendere concreta l'aspirazione della Pedagogia di Lev Tolstoj di una scuola statale pubblica e popolare e di metodi didattici improntati alla libertà, creatività e autonomia, da Krupskaja considerati fondamentali per la formazione di una disciplina cosciente, come quelli praticati già a Jasnaja Poljana ma, soprattutto, nello stesso periodo, dalle esperienze pedagogiche di Anton Semenovyč Makarenko.
Il suo sforzo di pedagogista fu volto a indirizzare e rafforzare le strutture giovanili come l'Organizzazione dei pionieri di tutta l'Unione, che raggruppava bambini dai 9 ai 14 anni e il Komsomol, l'Unione comunista leninista della gioventù pansovietica, nell'intento di attualizzare nel concreto il leninismo attraverso metodologie pedagogiche finalizzate al primato della politecnicizzazione. La Krupskaja teorizzava il superamento della separazione tra teoria e prassi, scienza, tecnica e cultura, propria, a suo parere, delle pedagogie praticate nel mondo capitalista borghese, funzionali alla divisione in classi della società.
Una Risoluzione del Partito Comunista del 4 luglio 1936, escluse le ore di lavoro dal piano didattico delle scuole, spostando il rapporto a favore dello studio e dell’istruzione non direttamente indirizzata alla professionalizzazione, rendendo così più equilibrato l’intero sistema scolastico. La cosiddetta “pedologia”, termine con cui si intendeva la psicologia sperimentale applicata alle metodologie didattiche attiviste, fu dichiarata una “pseudoscienza”, ed anche la Krupskaja, aperta, seppur criticamente, ai contributi della pedagogia attivistica, prese le distanze da essa, continuando a sviluppare l’idea del politecnicismo.[18] L'"uomo collettivo", sviluppato "onnilateralmente", doveva divenire l'"uomo nuovo" dell'epoca della società comunista.
Negli anni 1937-38, la Krupskaja redasse anche lo Statuto del giardino d'infanzia, approvato dal Commissariato del popolo per l'istruzione, in cui sottolineava la necessità, anche per l'attività prescolastica, dell'educazione sociale, "perché il gioco e tutte le altre attività sviluppino [nei bambini] il senso del collettivismo, li abituino ad agire in modo organizzato, a rispettare le regole interne."[19]
17. ^ F. Cambi, Le pedagogie del Novecento, 2006
18^ A. Daziano,La scuola nell'Unione Sovietica, Feltrinelli, 1963, pag.17 
19.^ N. K. Krupskaja, Scritti di pedagogia, ed. Progress Mosca, 1978, pag. 74



Nessun commento:

Posta un commento