Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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sabato 6 maggio 2023

IL CIELO IN UNA GABBIA: il volo della Faranda

 

le stelle sono lacrime che piangono la mia rabbia - pagherete caro pagherete tutto.

                Poi un lungo canto indiano che parlava di appartenenza alla terra, di diritti inviolabili, di libertà.

                Zoraima si assopì leggermente, come sul bordo del mare, lambita dalle onde gelide dell'inquietudine. In quel luogo di transizione, di non appartenenza, tra un passato d'acqua ed un futuro di sabbia, ritrovò il silenzio.

 

 


Un silenzio di limbo, evanescente e compatto come la nebbia. Zoraima se ne lasciò avvolgere, e galleggiò nel tempo. A distanza, dalle brume della memoria, emergevano come fantasmi sottili altri silenzi dell'anima, altre sospensioni di vita. Momenti accecanti ed interminabili dove la forza della volontà aveva prevaricato i dubbi, azzerato la potenza dei sentimenti per poter irrompere violentemente nell'esistenza di altri. Nel nome della guerra. Quando era necessario indossare uno sguardo privo di emozioni, rendere imperscrutabili i gesti, convivere con la paura. Temere il silenzio.

                C'è un confine non ben definito tra la paura e il silenzio.

 

 Nel corridoio deserto cominciavano ad inclinarsi i raggi della sera. Una macchia sul muro aveva la forma di un ulivo. Ne rivide l'argento, appena scapigliato dalla brezza lieve del mare. Ne riascoltò il mormorio di saggezza, la solitudine austera fra le pietre. Riconobbe il flusso lento della nostalgia, il desiderio struggente di ritrovare i profumi delle erbe selvatiche nell'alito ancora caldo della terra. Rimase immobile, il suo respiro leggero segnava piccole orme sul percorso del tempo. Una tenue malinconia si sparse e galleggiò nell'aria, posando le mani sulle cose.


 Una farfalla senza colore passò nello spettro della finestra, come nella penombra della sera passa, incerto, un ricordo. Senza meta. Senza confusione di orizzonti. Errabonda, scolorita e lontana.

                In quello smarrimento di valori e di affetti, provò il bisogno di librarsi nellaria e di volare via, e il suo rifugio tornò ad essere il sogno.

 

 Scesero in cortile allultimo quarto dora, in un nitore gelido di venti. Zoraima indagò il cielo, che splendeva di un azzurro intenso, solcato a tratti dai gabbiani. Le sembrò di vedere la propria anima che svolazzava. Come una farfalla. Tirò un respiro profondo, chiuse gli occhi e si inondò di luce.

 

“La prerogativa dei morti è di poter essere immaginati, pensò. Niente più rincorse affannose con la vita, niente più passaggi obbligati alle forche caudine della realtà. La morte può soddisfare il desiderio di infinito, può ibernare i sogni e può consegnarli al privilegio dell’eternità.”



“E tu, perché non ci hai avvertiti, Calcante, della potenza che si sprigiona dall’uomo disarmato? Avremmo potuto affilare il pensiero, e non le spade. Saremmo stati più forti. Perché la guerra sottrae. Sottrae all’ingegno l’arte della vita. E nella guerra era finita per sempre.”


“Ma quella zona d’anni, nella penombra ventosa della sua anima, sarebbe rimasta per sempre. Perché la terra insieme alla quale hai avuto freddo, quella, non potrai mai più fare a meno d’amarla.

E forse, dietro di lei, silenziose farfalle si levavano ancora verso il cielo. Dal buio delle finestre e dai cortili invisibili, silenziose e leggere. In cerca di sguardi… Forse.”

 

Passi di

Il volo della farfalla

Adriana Faranda

https://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewBook?id=0

 

Adriana Faranda, Il volo della farfalla, Rizzoli, 2006 


Il libro è la narrazione degli anni che l'autrice ha trascorso in carcere dopo la tragica stagione del terrorismo. Adriana Faranda parla delle durezze, molte, e delle accensioni di umanità, poche, della vita di prigione, racchiuse in racconti unici e forti, carichi di orgoglio, passione e dolore. Protagoniste sono alcune carcerate: in primo luogo Zoraima che, forte e attaccata alla vita, non si sottrae alle sue responsabilità e osserva dalla cella il flusso del tempo assumere la forma delle storie strozzate di altre donne, come Helianta e la sua rabbia resa muta dalle sbarre, oppure Godezia la zingara, strappata al suo paese e destinata a non trovare più una patria. Hanno nomi di fiori, per evocarne profumi e veleni.

 

 



citazioni da e.book formato Apple iPad per Blurb

 https://it.blurb.com/b/7363450-il-volo-della-farfalla

 

Adriana Faranda l’ho incontrata per la prima volta in carcere, nel gennaio del 1985. In precedenza avevo seguito per il mio giornale i processi per la strage di via Fani. E in aula l’avevo ascoltata rispondere alle domande e ammettere le sue responsabilità con dolore e dignità. Quando le parlai nella sala colloqui di Rebibbia, mi colpì subito per la sua fierezza e per la sua ironia. E per la sua capacità di riconoscere di aver sbagliato, già in quegli anni non ancora percorsi dallo spirito della riconciliazione. Mi intrigò per quel che le riconoscevo: lei che aveva avuto gli stessi ideali di giustizia della mia generazione, che aveva sognato di cambiare il mondo come migliaia di giovani suoi e miei coetanei, era invece entrata a far parte della lotta armata. E aveva accettato di praticare la violenza. Contro le persone, ridotte a ruoli, a categorie da colpire, e non più esseri umani con i loro affetti, i loro desideri e le loro speranze. Aveva sparato e fatto parte delle Brigate rosse, ma aveva ormai compreso che l’ideologia cieca e assoluta non era servita a niente. Mentre aveva ottenuto l’effetto opposto. Aveva distrutto “la vita”: quella degli altri e la sua.

dalla prefazione di Silvana Mazzocchi a Nell’anno della tigre - Storia di Adriana Faranda, Feltrinelli, 2015, cit. da e.book

 

Ogni giorno io riattraverso la mia vita, volente o nolente, e ciò che sono stata preme come un aculeo doloroso dentro di me. Emergono nuovi frammenti di senso e la memoria riprende anima e corpo, di nuovo viva, in un processo che non conosce fine.

Adriana Faranda, 2015 cit., ivi, pos 38 di 3517



René Magritte, La condizione umana I e II (1933-1935)



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