Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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mercoledì 25 febbraio 2026

LA CONTRADDIZIONE NON È UN PRANZO DI GALA


“la contraddizione non è un paradosso”

L'individuo non è un'essenza statica, ma un campo di battaglia di tendenze opposte. Non è un paradosso esistenziale. Affermare che la contraddizione non è un paradosso significa, in ultima analisi, rifiutare il fatalismo. Se tutto è in movimento attraverso la contraddizione, allora nulla è immutabile: né il potere dell'imperialismo, né la subalternità delle masse. Nè la stessa condizione umana, naturalmente. / fe.d.

 

SALUTO A HEGEL : il movimento dialettico è di classe 



In fotocomposizione Mao saluta Hegel 


Sviluppare la ragione dialettica negli studi subalterni significa rifiutare una visione della storia come linea retta o come semplice accumulo di fatti. La "contraddizione", come ha delineato Mao negli scritti del 1937, non è un errore logico (paradosso), ma la condizione ‘necessaria‘ dell'esistenza.

Cfr. Le grotte di Yan’an, http://ferdinandodubla.blogspot.com/2025/09/le-grotte-di-yanan.html

 

Affermare che "la contraddizione non è un paradosso" significa rivendicare la razionalità profonda del reale, sottraendola alla paralisi logica del pensiero formale (borghese).

In questa prospettiva, la contraddizione non è un "vicolo cieco" o un errore di sistema.

 

Piano logico: il superamento dell'identità

Per la logica formale (A = A), la contraddizione è un'impossibilità, un paradosso che annulla il discorso. Per Mao, seguendo la scia di Hegel e Marx, la realtà è invece un'unità di opposti.

• Non è un paradosso perché gli opposti non si annullano, ma si condizionano reciprocamente.

• La contraddizione è la "legge fondamentale" della materia: senza la tensione tra polo positivo e negativo, tra attrazione e repulsione, non ci sarebbe vita né pensiero. In Sulla Contraddizione, Mao chiarisce che l'universalità della contraddizione risiede proprio nella sua ineliminabilità logica.

 

Piano politico: la lotta di classe come necessità

Qui il parallelismo con Gramsci è estremamente interessante. Se la contraddizione fosse un paradosso, la politica sarebbe immobile o puramente accidentale.

• La contraddizione è il motore: nel 1937, a Yen’an, Mao deve gestire la contraddizione tra la lotta di classe (PCC vs KMT) e la lotta nazionale contro l'invasore giapponese.

• Non è un paradosso: egli risolve il problema attraverso la categoria della "contraddizione principale". Individuare quale aspetto della contraddizione sia dominante in un dato momento permette l'azione politica. Non c'è assurdità, c'è strategia. È la "guerra di posizione" che diventa "scienza della prassi".

• Nello scritto Sulla Pratica, Mao spiega che la conoscenza nasce dalla risoluzione delle contraddizioni tra teoria e realtà. Se non ci fosse contraddizione, non ci sarebbe apprendimento, ma solo dogma.

 

"ESISTENZIALISMO" MAOISTA

 

Questa intuizione di Mao del 1937, pur nascendo nel cuore della lotta politica a Yen’an, contiene una portata filosofica che travalica il materialismo dialettico per farsi ontologia ed etica della condizione umana. Se trasliamo il concetto di contraddizione dal piano della materia a quello dell'esistenza, la "vita della cosa" diventa la "vita dell'individuo", e la lotta degli opposti ne diventa il respiro vitale.

Sul piano esistenziale, l'idea che non esista nulla senza contraddizione significa accettare che l'essere umano non è un'entità statica o pacificata, ma un processo incessante. La condizione umana è intrinsecamente contraddittoria: siamo biologia e coscienza, necessità e libertà, passato che vincola e futuro che apre. Se cercassimo di eliminare queste tensioni in favore di una coerenza assoluta e immobile, non otterremmo la perfezione, ma la morte psichica e spirituale. La "vita" del soggetto è determinata proprio dalla capacità di stare in questa tensione senza esserne annientato.

L'approfondimento più fecondo riguarda il superamento del nichilismo. Per il pensiero borghese o esistenzialista classico, la contraddizione tra l'aspirazione umana al senso e l'assurdità del mondo produce spesso paralisi o angoscia. Nella prospettiva maoista applicata all'esistenza, questa stessa contraddizione è invece la prova dell'appartenenza dell'uomo all'universo. Non è un paradosso tragico, ma la molla che spinge l'individuo a trasformarsi.

Qui si innesta il legame con l'autodisciplina cosciente: l'individuo non "subisce" passivamente le proprie contraddizioni interne (desideri egoistici vs. dovere sociale, paura vs. coraggio), ma le riconosce come il motore del proprio sviluppo. La crescita personale non è dunque l'eliminazione dei conflitti interiori, ma la loro risoluzione dinamica attraverso la prassi. Senza questa "lotta degli aspetti contraddittori", il carattere non si tempra e la coscienza non evolve.

In sintesi, la "conoscenza" di cui parla Mao nel 1937 non è solo politica, ma è la consapevolezza che l'identità umana è un equilibrio instabile e potente. Accettare la contraddizione come legge universale significa dare dignità alla fatica dell'esistere, vedendo in ogni conflitto interiore non un ostacolo, ma la condizione stessa per cui esiste, nell'universo, la possibilità di un cambiamento e di un miglioramento.

 

 

SE LA RIVOLUZIONE NON E' UN PRANZO DI GALA

allora

LA CONTRADDIZIONE È UNIVERSALE

 

Per comodità di esposizione tratterò prima del carattere universale della contraddizione e poi del suo carattere particolare. Questo perché per spiegare il carattere universale della contraddizione basteranno poche parole, essendo ormai esso riconosciuto da molti dopo che i grandi fondatori e continuatori del marxismo (Marx, Engels, Lenin e Stalin) hanno esposto la concezione materialista dialettica del mondo e applicato con grande successo la dialettica materialista nell’analisi di molti aspetti della storia dell’umanità e della storia della natura, di molti aspetti della trasformazione della società e della natura (per esempio nell’Unione Sovietica). Il problema del carattere particolare della contraddizione, invece, non è stato ancora compreso da molti compagni, specialmente dai dogmatici. Essi non capiscono che l’universale della contraddizione esiste nel particolare della contraddizione. Essi non comprendono neppure quale enorme importanza, per dirigere il corso della nostra pratica rivoluzionaria, ha lo studio del carattere particolare della contraddizione inerente alle cose concrete che ci troviamo a dover affrontare. Per questo il problema del carattere particolare della contraddizione richiede uno studio particolarmente attento e all’esame di esso deve essere dedicato uno spazio adeguato. Per questo motivo, analizzando la legge della contraddizione inerente alle cose, tratteremo prima il problema dell’universalità della contraddizione, in seguito esamineremo con particolare attenzione la questione del suo carattere particolare, per tornare poi di nuovo al problema dell’universalità.

Il carattere universale o assoluto della contraddizione ha due aspetti: in primo luogo, la contraddizione esiste nel processo di sviluppo di ogni cosa; in secondo luogo, nel processo di sviluppo di ogni cosa un movimento di opposti esiste dall’inizio alla fine del processo.

La contraddizione esiste nel processo di sviluppo di ogni cosa

Engels ha detto: “Lo stesso movimento è una contraddizione” (14) . Lenin ha definito la legge dell’unità degli opposti come “il riconoscimento (la scoperta) di tendenze contraddittorie, opposte, che si escludono reciprocamente, in tutti i fenomeni e processi della natura (mente e società inclusi)” (15) . Sono giuste queste affermazioni? Sì, sono giuste. L’interdipendenza e la lotta degli aspetti contraddittori insiti in una cosa determinano la vita della cosa e determinano il suo sviluppo. Non esistono cose che non contengano contraddizioni; senza contraddizioni, non vi sarebbe l’universo (16) .

La contraddizione è la base delle forme più semplici di movimento (per esempio, del movimento meccanico) e, a maggior ragione, la base delle forme complesse di movimento.

 

14. F. Engels, Anti-Dühring (1878) parte 1, cap. 12, Dialettica. Quantità e qualità, Editori Riuniti, 1971, anche in https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1878/antiduhring/1-4.htm

15. V.I. Lenin, A proposito della dialettica (1915) in Opere, vol. 38, Editori Riuniti, 1969, pag.32

16. Nella versione del testo pubblicata prima della revisione effettuata da Mao Tse-tung in vista della pubblicazione, nel 1951, dello stesso testo nelle Opere scelte , a questo punto vi era il brano seguente:

Perché diciamo che la contraddizione è movimento? Non hanno alcuni contestato questa affermazione di Engels? Ciò è avvenuto perché la teoria della contraddizione elaborata da Marx, Engels e Lenin è diventata la più importante base teorica della rivoluzione proletaria. Questo ha scatenato ogni genere di attacchi da parte dei portavoce della borghesia nel campo della teoria: essi sperano sempre di sbaragliare l’affermazione di Engels ‘la contraddizione è movimento’.

Essi hanno fatto un gran chiasso, ma in sostanza le obiezioni che hanno avanzato sono queste: il movimento delle cose del mondo reale si svolge in istanti diversi del tempo e attraverso posizioni diverse dello spazio; quando una cosa si trova in una data posizione, essa occupa quel punto dello spazio e quando passa in un’altra posizione, essa occupa un altro punto dello spazio. In questo modo il movimento delle cose nel tempo e nello spazio è suddiviso in molti tratti; non c’è alcuna contraddizione in ciò, perché se vi fossero contraddizioni non ci sarebbe movimento.

Lenin ha messo in luce l’assurdità di questo ragionamento. Egli ha osservato infatti che questo ragionamento equivale a negare il movimento, trasformando il movimento continuo in tanti punti del tempo e dello spazio e in tanti stati statici. I sostenitori di questa teoria non tengono conto che quando una cosa occupa una nuova posizione, ciò avviene perché la cosa si è mossa nello spazio da un punto a un altro, ossia in forza del movimento. Senza la contraddizione di ciò che chiamiamo movimento in forza della quale una cosa occupa un punto e nello stesso tempo non occupa un punto dello spazio, senza questa continua e ininterrotta unità, senza l’unità di movimento e di quiete, di azione e inazione, non ci può essere alcun movimento.

Ogni movimento in natura, nella società e nel pensiero è questo movimento dell’unità di opposti.

La contraddizione è senza eccezione la base delle forme semplici di movimento (per esempio, del movimento meccanico analizzato sopra) e anche delle forme complesse di movimento.

C’è un nesso indissolubile tra il processo della vita e l’opposto processo della morte, questo sia nelle varie forme della vita organica sia nella vita di ogni cellula di un organismo. La sostituzione del vecchio col nuovo, la successione di vita e di morte, insomma questo movimento dell’unità di opposti è la condizione necessaria di ogni vita organica e di ogni sviluppo. È impossibile immaginare il fenomeno della vita senza questa contraddizione.

In meccanica, ogni azione è internamente contraddittoria e genera una reazione; senza reazione non si potrebbe immaginare alcuna azione.

In matematica, ogni numero è internamente contraddittorio e può diventare un numero positivo o negativo, un numero intero o un numero frazionario. Positivo e negativo, numero intero e frazione costituiscono il movimento degli opposti in matematica. La legge dell’unità di opposti nelle dissociazioni e nelle combinazioni chimiche costituisce il movimento senza limiti delle trasformazioni chimiche: senza queste contraddizioni non potrebbero esistere fenomeni chimici.

Nella vita sociale ogni fenomeno contiene contraddizioni di classe. La compravendita di forza-lavoro, l’organizzazione dello Stato e il contenuto di una teoria filosofica contengono tutti contraddizioni di classe. La legge fondamentale della società divisa in classi è la lotta di classe.

Cfr. Mao Tse Tung, Sulla contraddizione (agosto 1937), in Opere, vol.5, Edizioni Rapporti Sociali, 1991-1994, si cita dall’ed. digitale s.i.p.

 

Leggi tutto il saggio Sulla contraddizione di Mao qui https://www.nuovopci.it/arcspip/articlebec8.html#nt16 



fotocomposizione: in senso orario Confucio, Lao Tse e Mao Zedong 


L'ASCENDENTE TAOISTA

Più leggi e decreti si promulgano, più vi saranno ladri e briganti. Perciò il Santo dice: io non agisco e il popolo si trasforma da sé; io amo la quiete e il popolo si corregge da sé; io non mi do da fare e il popolo arricchisce da sé."

Lao Tse, Tao Te Ching - cap.57

"In determinate condizioni, ogni aspetto di una contraddizione si trasforma nel suo opposto in seguito alla lotta contro di esso. [...] Il vecchio filosofo cinese Lao Tse ha detto: 'La fortuna si appoggia sulla sfortuna e nella sfortuna si nasconde la fortuna'."

Mao, Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, 27 febbraio 1957 alla XI sessione (allargata) della Conferenza suprema di Stato.

La frase citata da Mao proviene dal Capitolo 58 del Tao Te Ching. La traduzione letterale è dal cinese classico (Huo xi fu zhi suo yi, fu xi huo zhi suo fu).

La citazione di Lao Tse di Mao completa è: dobbiamo imparare a esaminare i problemi sotto tutti gli aspetti, a non vedere solo il dritto della medaglia, ma anche il suo rovescio. In determinate condizioni una cosa cattiva può portare a buoni risultati e, a sua volta, una cosa buona può portare a cattivi risultati. Più di duemila anni fa Lao Tzu diceva: “La fortuna si appoggia sulla sfortuna e nella sfortuna si nasconde la fortuna”. I giapponesi giudicarono una vittoria la conquista della Cina e la perdita di vasti territori fu considerata dai cinesi una sconfitta: ma la sconfitta della Cina portava in sé il germe della sua vittoria e la vittoria del Giappone conteneva in sé la sua sconfitta. Forse che ciò non è stato confermato dalla storia?, cfr. Mao - Opere, cit,. vol. 14, pag. 122

 

Mao non cita Lao Tse per misticismo, ma per dare una veste filosofica alla legge della "trasformazione degli opposti".

- La sfortuna rappresenta la condizione materiale data, l'ostacolo, la finitezza o la sconfitta temporanea.

- La fortuna (tempo/sviluppo) rappresenta il potenziale di superamento, la vittoria che nasce dalla corretta gestione della crisi.

Mentre il confucianesimo forniva l'alibi morale alla sclerosi burocratica, Mao attinge alla linfa vitale del taoismo per restituire al marxismo tutta la sua carica eversiva. La dialettica non è più una formula astratta, ma la comprensione che la forza motrice della storia risiede nella lotta degli opposti. Solo attraverso l'inchiesta sul campo — ovvero il contatto diretto tra la teoria e la prassi rivoluzionaria — il comunista può agire in armonia con la necessità storica, trasformando la subalternità in potere popolare.

Mao combatte il confucianesimo perché esso rappresenta la cristallizzazione gerarchica, il culto dell'autorità e la conservazione dello status quo. In termini gramsciani, il confucianesimo è stato per millenni l'apparato egemonico della classe dei letterati e dei proprietari terrieri: una "rivoluzione passiva" permanente che neutralizzava il conflitto in nome di un'armonia artificiale e oppressiva.

Al contrario, il taoismo offre a Mao la base per una visione materialistica dialettica che non ha timore del conflitto. Mentre il confuciano cerca l'ordine nell'obbedienza, il taoista vede l'ordine come un equilibrio dinamico tra forze in lotta.

• La contraddizione principale: se il Tao è il divenire incessante di Yin e Yang, la prassi rivoluzionaria è l'individuazione della contraddizione principale che muove quel divenire nel corpo sociale.

• Lotta di classe come Tao: la lotta di classe non è un "errore" da correggere (visione confuciana/liberale), ma la legge fondamentale dello sviluppo storico.

Il nesso maoismo-taoismo si fa metodo di ricerca teorica e comprensione storica insieme. Il rifiuto maoista del dogmatismo (il "libro-centrismo" dei quadri istruiti a Mosca) si accorda con il pragmatismo taoista.

Allora l'inchiesta sul campo sarà la premessa: non è semplice raccolta di dati (empirismo volgare), ma è l'ascolto del "fluire" della lotta di classe in una data realtà.

• “Come l'acqua si adatta alla forma del vaso“ (Tao), così la teoria marxista deve adattarsi alle peculiarità storiche (la "sinizzazione"). Non si può applicare uno schema precostituito: bisogna "immergersi" nel conflitto per rilevarne la direzione.

 

Scheda a cura di Ferdinando Dubla

 

L'index post puoi leggerlo su

MAOISMO CRITICO

http://lavoropolitico.it/maoismo_critico.htm


 



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