Altro che tecnica quì si tratta di infamia! ...Un solo esempio: tassando anche solo al 5% (anzichè all'1'5%) i capitali torbidi rientrati in Italia con lo scudo fiscale del 5% si sarebbe prodotto un introito per lo Stato di circa 10 miliardi... Ma il Governo Monti preferisce fare cassa tagliando le pensioni da fame di 1000 euro, allontanando il pensionamento per lavoratrici e lavoratori pubblici e privati (e conseguemente l'ingresso al lavoro per i giovani), applicando agli stessi lavoratori e pensionati l'ICI sulla prima casa, l'addizionale Irpef, gli aumenti IVA, accise varie, ... per centinaia di euro l'anno (la CGIA di Mestre ne stima 635 l'anno a famiglia). Un vero massacro che porta al fallimento milioni di famiglie già in crisi e, con la recessione, l'intero Paese. Il tutto mentre in borsa si festeggiano i regali fiscali incondizionati alle imprese e le coperture pubbliche offerte alle banche ...e la speculazione finanziaria potrà continuare indisturbata! Vergogna! Saranno questi "l'impegno e la tensione morale del Governo" per i quali Napolitano chiede rispetto?!? ...Pardon! Forse stavo dimenticando che mentre la Ministra con delega alla distruzione del Welfare Fornero illustrando questo capolavoro si commuoveva, il generoso Mario Monti annunciava la sua rinuncia all'indennità da presidente del consiglio. Poverino! ...Gli resteranno soltanto "lo stipendio" da senatore a vita, la pensione da professore della Bocconi, il vitalizio da ex commissario europeo e molto altro ancora per decine. e decine di migliaia di euro al mese... Spudorati, almeno non prendeteci per i fondelli! Lo sciopero della CGIL di lunedì prossimo e quello della FIOM del 16 Dicembre, sono le prime occasioni per opporci a questo governo infame e ad alla deforme maggioranza chi lo sostiene. Occasioni imperdibili per difendere i nostri diritti ed il nostro futuro.
Questo è quanto si legge sul profilo face book di Massimo rossi portavoce della federazione della sinistra
mercoledì 7 dicembre 2011
domenica 4 dicembre 2011
Chiedono sacrifici ma per le spese militari continuano a sprecare soldi
Eccoli i tagli "tecnici" vellutati: abolizione delle pensioni di anzianità, aumento dell'età lavorativa, blocco del recupero dell'inflazione, passaggio di tutti al contributivo. Il tutto accompagnato dalle promesse di studiare un reddito minimo per i giovani disoccupati, di una patrimoniale ma «debole» e di «provare» a ridurre i privilegi della politica. Altro che tecnica. Si colpiscono come non mai il già risicato welfare e la condizione di vita dei lavoratori. Così, per un governo nato a surrogare l'incapacità dell'esecutivo reazionario di Berlusconi per salvarci dalla crisi economica, la tecnica surclassa a destra le precedenti incapacità politiche. E il ricatto del «o me o il baratro» (Marchionne docet) con la favola del «rigore con equità e per la crescita» rischiano di piegare ogni opposizione politica e sociale. Tutto questo per il dichiarato obiettivo "neutrale" di trovare subito 25 miliardi di euro per «sanare i conti» e salvare, con l'Italia, l'Europa.
C'è un'alternativa? Sì, logica e pragmatica, per usare le parole del neoministro della difesa Giampaolo Di Paola, già ammiraglio e capo di stato maggiore della Nato, davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato, dove ha illustrato le linee guida del suo dicastero, incentrate sulla «dismissione del patrimonio immobiliare delle caserme». Di tagli e riduzioni alla spese militari manco a parlarne invece. Anzi, in modo bipartisan - pleonastico dirlo per un governo quasi monocratico - la commissione difesa del senato ha autorizzato Di Paola a spendere ben 502 milioni di euro in acquisto di sistemi d'arma, in particolare per proteggere i "nostri" soldati in Afghanistan. In un'area di conflitto armato dove nessuno, nemmeno lo stato maggiore Usa, sa bene perché continuiamo a stare in armi. Ma questo è niente, perché il ministro Di Paola si è ben guardato dall'affrontare il tema caldo ereditato dal governo Berlusconi, che ahimè l'aveva ereditato dal governo di centrosinistra. Vale a dire il nodo di bilancio dell'acquisto di 131 cacciabombardieri F35, per un valore totale di 15 miliardi di euro. Senza dimenticare che l'aviazione militare sta acquistando un centinaio di caccia Eurofighter Typhoon, al costo di oltre 10 miliardi di euro. 25 miliardi, vi ricordano qualcosa?
Si stracciano le vesti sul rigore e sull'equità. Ma l'idea di tagliare le spese di guerra resta non praticata. Anche se a gestirla, in pieno conflitto d'interessi, è un ex capo di stato maggiore di un'alleanza militare che ha condizionato e condiziona i bilanci militari di tutti gli stati europei e di aziende private e pubbliche, come Finmeccanica, legate agli affari del mercato della guerra.
Eppure è sotto gli occhi di tutti, insieme al baratro della crisi del capitalismo, finanziario e non, il disordine mondiale prodotto dalle scelte di guerra dell'Occidente negli ultimi venti anni. Certo, se si pensa che nei Balcani, in Medio Oriente, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia la strategia di morte dei nostri cacciabombardieri abbia contribuito a migliorare le sorti progressive del mondo, non 15 miliardi per altri attrezzi di morte ma centinaia e centinaia di miliardi debbono essere approntati e spesi, e nuove intraprese belliche devono essere tentate, magari subito in Iran. Suvvia, siamo pronti ai sacrifici. Ma se, al contrario, si intravvede appena lo scenario provocato dalle guerre da noi supportate, fatto di lutti, terrore in andata e ritorno, disperazione, stragi di civili, tabula rasa dei diritti costituzionali e internazionali, nuove divisioni del mondo in sfere d'influenza e terre di conquista tardocoloniale per l'accaparramento di beni e fonti decisivi per il precipizio del nostro modello di sviluppo... se solo si percepisce tutto questo puzzo e brusio, allora bisogna dire basta. Tagliate il cacciabombardiere F35, cancellatelo dal bilancio possibile del governo Monti, tagliate la costruzione di nuove dieci navi da guerra per sostenere invece la cantieristica civile, tagliate le spese militari, ritirate i soldati dai conflitti in corso per rafforzare invece il Servizio civile che è stato azzerato. O i granai o gli arsenali. Se non ora quando?
TOMMASO DI FRANCESCO
Il Manifesto, 03.12.2011
C'è un'alternativa? Sì, logica e pragmatica, per usare le parole del neoministro della difesa Giampaolo Di Paola, già ammiraglio e capo di stato maggiore della Nato, davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato, dove ha illustrato le linee guida del suo dicastero, incentrate sulla «dismissione del patrimonio immobiliare delle caserme». Di tagli e riduzioni alla spese militari manco a parlarne invece. Anzi, in modo bipartisan - pleonastico dirlo per un governo quasi monocratico - la commissione difesa del senato ha autorizzato Di Paola a spendere ben 502 milioni di euro in acquisto di sistemi d'arma, in particolare per proteggere i "nostri" soldati in Afghanistan. In un'area di conflitto armato dove nessuno, nemmeno lo stato maggiore Usa, sa bene perché continuiamo a stare in armi. Ma questo è niente, perché il ministro Di Paola si è ben guardato dall'affrontare il tema caldo ereditato dal governo Berlusconi, che ahimè l'aveva ereditato dal governo di centrosinistra. Vale a dire il nodo di bilancio dell'acquisto di 131 cacciabombardieri F35, per un valore totale di 15 miliardi di euro. Senza dimenticare che l'aviazione militare sta acquistando un centinaio di caccia Eurofighter Typhoon, al costo di oltre 10 miliardi di euro. 25 miliardi, vi ricordano qualcosa?
Si stracciano le vesti sul rigore e sull'equità. Ma l'idea di tagliare le spese di guerra resta non praticata. Anche se a gestirla, in pieno conflitto d'interessi, è un ex capo di stato maggiore di un'alleanza militare che ha condizionato e condiziona i bilanci militari di tutti gli stati europei e di aziende private e pubbliche, come Finmeccanica, legate agli affari del mercato della guerra.
Eppure è sotto gli occhi di tutti, insieme al baratro della crisi del capitalismo, finanziario e non, il disordine mondiale prodotto dalle scelte di guerra dell'Occidente negli ultimi venti anni. Certo, se si pensa che nei Balcani, in Medio Oriente, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia la strategia di morte dei nostri cacciabombardieri abbia contribuito a migliorare le sorti progressive del mondo, non 15 miliardi per altri attrezzi di morte ma centinaia e centinaia di miliardi debbono essere approntati e spesi, e nuove intraprese belliche devono essere tentate, magari subito in Iran. Suvvia, siamo pronti ai sacrifici. Ma se, al contrario, si intravvede appena lo scenario provocato dalle guerre da noi supportate, fatto di lutti, terrore in andata e ritorno, disperazione, stragi di civili, tabula rasa dei diritti costituzionali e internazionali, nuove divisioni del mondo in sfere d'influenza e terre di conquista tardocoloniale per l'accaparramento di beni e fonti decisivi per il precipizio del nostro modello di sviluppo... se solo si percepisce tutto questo puzzo e brusio, allora bisogna dire basta. Tagliate il cacciabombardiere F35, cancellatelo dal bilancio possibile del governo Monti, tagliate la costruzione di nuove dieci navi da guerra per sostenere invece la cantieristica civile, tagliate le spese militari, ritirate i soldati dai conflitti in corso per rafforzare invece il Servizio civile che è stato azzerato. O i granai o gli arsenali. Se non ora quando?
TOMMASO DI FRANCESCO
Il Manifesto, 03.12.2011
martedì 29 novembre 2011
Era il sarto di Ulm. Addio compagno Magri
La notizia della morte del compagno Lucio Magri colora di tristezza questa giornata. Il modo migliore di ricordarlo è tornare a sfogliare la sua ultima fatica, il libro a cui dedicato le sue energie degli ultimi anni. IL SARTO DI ULM non indulge nell'autobiografico, è il tentativo di un intellettuale militante di fare i conti con la storia del comunismo novecentesco e di quello italiano in particolare senza narcisistiche raccolte di aneddoti ed episodi di vita personale. Lucio Magri ci ha lasciato un'opera che le nuove generazioni di compagne e compagni scopriranno preziosa per recuperare il filo di una storia che i più hanno trovato più facile liquidare che ripensare criticamente.
da http://www.controlacrisi.org
da http://www.controlacrisi.org
domenica 27 novembre 2011
Nel ricordo più vivo ed affettuoso di BENEDETTO PETRONE
venerdì 11 novembre 2011
Subito al voto, altro che Monti!
Fmi, Bce e Ue premono: servono nuove misure e subito. Il Sole 24 ore oggi titola in prima pagina: Fate presto. Nel centro destra come nel centro sinistra tutti d'accordo: responsabilità e unità per affrontare l'emergenza. E allora ecco il colpo da maestro di Napolitano: Monti a capo del governo che 'salverà' l'Italia. Monti, il tecnico che dovrà sporcarsi le mani con misure 'lacrime e sangue' senza precedenti, quelle chieste nelle lettere inviate dall'Europa all'Italia (pensioni, salari, assistenza, privatizzazioni, pareggio di bilancio in costituzione, etc.).
Un quadro preoccupante soprattutto perché si legittima il commissariamento dell'Italia da parte dei potenti del vecchio continente e si trasfroma la nostra Costituzione da baluardo dei diritti sociali a strumento di vincolo di bilancio. Tutto questo senza chiedere cosa ne pensa la gente, che deve solo fare sacrifici in nome del 'dio' mercato. E' un colpo di stato vero e proprio. La democrazia viene calpestata. Nel panorama politico il bipolarismo neoliberista vuole il passaggio di transizione per approvare ricette devastanti e solo poche forze politiche si sono opposte in queste ore, come la Federazione della Sinistra, che questa mattina organizzerà un presidio con conferenza stampa davanti il ministero del Tesoro proprio per ribadire che l'unica 'lettera' che riconosciamo è la nostra Costituzione e che bisogna andare subito alle elezioni per ridare la parola al popolo, che fino a prova contraria è sovrano.
Un quadro preoccupante soprattutto perché si legittima il commissariamento dell'Italia da parte dei potenti del vecchio continente e si trasfroma la nostra Costituzione da baluardo dei diritti sociali a strumento di vincolo di bilancio. Tutto questo senza chiedere cosa ne pensa la gente, che deve solo fare sacrifici in nome del 'dio' mercato. E' un colpo di stato vero e proprio. La democrazia viene calpestata. Nel panorama politico il bipolarismo neoliberista vuole il passaggio di transizione per approvare ricette devastanti e solo poche forze politiche si sono opposte in queste ore, come la Federazione della Sinistra, che questa mattina organizzerà un presidio con conferenza stampa davanti il ministero del Tesoro proprio per ribadire che l'unica 'lettera' che riconosciamo è la nostra Costituzione e che bisogna andare subito alle elezioni per ridare la parola al popolo, che fino a prova contraria è sovrano.
lunedì 7 novembre 2011
Il ricordo vivo del grande Ottobre
Ricordiamo il 7 novembre non per un esercizio retorico. Ogni anniversario di quella rivoluzione per i militanti comunisti deve essere occasione di riflessione per l’agire presente.
Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.
Andrea Catone
Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.
Andrea Catone
martedì 1 novembre 2011
GLI UNICI TERRORISTI CHE OPERANO IN ITALIA SONO GLI SPECULATORI FINANZIARI
Ancora un massacro sociale per i nostri conti pubblici sotto pressione dalla speculazione finanziaria. Oggi il tasso sui btp decennali è arrivato al 6.18% mentre lo spread è arrivato a 410 punti base. Fatti due conti con un tasso del genere ogni anno rischiamo di pagare 19 miliardi di interessi sul nostro debito agli usurai del capitalismo globale. Sacconi in questo quadro non ha trovato di meglio che richiamare l'attenzione sul rischio terrorismo in Italia. Non sappiamo bene a chi si riferisse il nostro ministro, e perchè abbia acceso proprio oggi il fumogeno della distrazione di massa. Invece che sparare pirlate il nostro Governo chiami a rapporto Mario Draghi e denunci la complicità diretta della BCE nel tollerare la speculazione. E' necessario che la BCE acquisti direttamente nel mercato primario i titoli di stato e non al mercato secondario dove la speculazione già è avvenuta. Bloccare la speculazione è possibile, basta semplicmente vedere come operano le altre banche centrali. Se la BCE non interviene allora è complice con gli speculatori. Se questo non avviene allora bisogna annunciare che l'Italia minaccia di non pagare il proprio debito agli speculatori internazionali, che sono, loro sì i veri terroristi che stanno operando concretamente nel nostro paese.
da http://www.controlacrisi.org
da http://www.controlacrisi.org
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