Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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domenica 27 ottobre 2013

Sindacati sul piede di guerra sulle politiche scolastiche del governo


Lo Snals-Confsal ha indetto, insieme a Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda, una manifestazione nazionale a Roma (28 ottobre, Centro Congressi Cavour) per esprimere netto dissenso sulla politica governativa in merito alla scuola e per avanzare le proprie richieste: sblocco del contratto, corresponsione degli scatti di anzianita' e soluzione del problema del precariato scolastico. "Dopo 8 mld di tagli, il recente decreto 104 risulta inconcludente (400 ml mal distribuiti e senza nessun investimento sul personale) e offensivo. Inoltre - spiega lo Snals in una nota - la legge di stabilita' colpisce i lavoratori della scuola in modo 'speciale'. Infatti, la loro retribuzione non solo viene immiserita dal blocco prorogato del contratto, come avviene per tutti gli altri comparti del pubblico impiego, ma viene addirittura 'decurtata' dal blocco degli scatti di anzianita' che nella scuola non sono accessori ma parte integrante della retribuzione fondamentale. La speciale attenzione alla scuola promessa dal governo ha avuto un esito - osserva il sindacato - tristemente paradossale: una doppia penalizzazione. Si tratta di un vero scippo su base legislativa.
A questo si aggiunge la manifesta volonta' del governo di non risolvere la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto (centinaia di migliaia di precari) che penalizza la scuola italiana. Sarebbe un passo di civilta' e di correttezza che, tra l'altro, avverrebbe con invarianza di spesa, senza nessun costo aggiuntivo. Perche', questo e' il paradosso, il precariato non solo pesa sulla qualita' della scuola ma costa di piu' del personale stabilizzato!". Per il segretario generale Marco Paolo Nigi: "Ci troviamo di fronte a una sostanziale disattenzione della classe politica verso i reali problemi della scuola, dei giovani e del Paese, a una presa in giro di cui hanno responsabilita' tutti i partiti e una parte degli apparati dello Stato. A questo punto dobbiamo dire che il declino cui assistiamo e' voluto e non casuale. La mobilitazione e' dichiarata e non escludiamo lo sciopero".

sabato 19 ottobre 2013

Speranza dall'Europa per i precari della scuola che hanno maturato i requisiti



Vertenza precari: per la Commissione Europea l'Italia non rispetta il diritto comunitario
È questo il parere espresso dalla Commissione UE in previsione dell'udienza che si terrà presso la Corte di Giustizia Europea. Diventano più concrete le prospettive di stabilizzazione dei precari.



La Commissione Europea ha depositato le proprie osservazioni in previsione dell’udienza che si terrà prossimamente presso la Corte di Giustizia Europea in merito alla vertenza dei precari della scuola.

Tutte le diverse parti coinvolte nella vertenza sono state chiamate ad esprimere il proprio parere e tra queste la FLC e la CGIL che si sono costituite nel procedimento e hanno già presentato le proprie osservazioni a sostegno della causa dei precari e a favore della loro stabilizzazione.
Opposte invece le valutazioni dello Stato italiano che ha difeso il proprio operato circa la legittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre il limite dei tre anni fissato dalle disposizioni comunitarie.

Ora anche la Commissione Europea ha depositato le proprie osservazioni dando un significativo riconoscimento alle ragioni dei precari. Per la Commissione UE, infatti, non può ritenersi obiettivamente giustificata una legislazione nazionale -come quella italiana- che consente il rinnovo senza limiti dei contratti a tempo determinato.

Questo autorevole parere della Commissione assume un’importanza molto rilevante in previsione della definizione del giudizio della Corte di Giustizia. Se la Corte dovesse accogliere le osservazioni della Commissione UE migliaia di precari finalmente otterrebbero giustizia e lo Stato italiano si vedrebbe costretto ad adempiere a quanto indicato dai giudici europei stabilizzando tutti i precari che hanno maturato i requisiti previsti.

Quanto affermato dalla Commissione Europea da ragione della battaglia avviata dalla FLC CGIL a tutela dei lavoratori precari e incoraggia a proseguire con più forza e fiducia fino al completo superamento del precariato nei settori della conoscenza.

venerdì 18 ottobre 2013

LA BEFFA AI SUPPLENTI


VERTENZA SULLA MONETIZZAZIONE DELLE FERIE


LA BEFFA AI SUPPLENTI
La vessazione a cui sono sottoposti i docenti e Ata con contratto fino al 30 giugno
è un’insensatezza.

Non migliora la funzionalità della scuola e non produce risparmi per la spesa pubblica

Non c’è nessuna differenza di lavoro tra
chi ha un contratto al 31 agosto e chi ha un contratto al 30 giugno.

Ma c’è differenza di trattamento.

A chi lavora fino al 30 giugno si nega il pagamento della ferie non godute
e lo si costringe a chiedere la disoccupazione.
Poi dal 1° settembre ricomincia il girotondo.

I contratti a termine vanno portati tutti al 31 agosto. Va posto fine a questa beffa.

Intanto le ferie non godute vanno pagate. È un diritto dei lavoratori sancito da leggi e contratti.

Negarlo è particolarmente odioso perché si tratta di un risparmio infimo per lo Stato,
ma importante per chi si trova con un reddito minimo.
Per un pugno di euro si sono scomodate la legge sulla spending review e la legge di stabilità 2013.
Mentre con grande facilità si leva l’Imu anche dalle case di lusso.

La FLC CGIL invita i lavoratori interessati ad inviare al Miur una diffida affinché
proceda al pagamento di quanto dovuto.

Presso le sedi territoriali della FLC si può trovare un modello di lettera
e la consulenza sulle azioni legali da intraprendere

LA FLC CGIL AL FIANCO DI CHI LAVORA E DEI PIÙ DEBOLI

venerdì 11 ottobre 2013

LA CRISI E' CRISI DI SISTEMA


editoriale per Lavoro Politico nr. ottobre 2013

LA CRISI E’ CRISI DI SISTEMA
La crisi del capitalismo ha conseguenze anche sul piano dell’etica e delle relazioni umane e sociali. Per una riflessione non contingente dei comunisti
---- Ferdinando Dubla -----

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
I. Kant, Critica della ragion pratica, 1788, Conclusione

La crisi è una categoria non nuova per le classi sociali che ne subiscono le conseguenze: le fasi del capitalismo hanno abituato i suoi portavoce ad isolarne alcuni aspetti per nasconderne la portata strutturale, tutta interna alla natura stessa del sistema sociale proprio per celarne le evidenti contraddizioni. Per cui assistiamo alla centralità ora della speculazione finanziaria che ha in mano il debito pubblico inesigibile per i paesi più deboli della catena, ora il disordine politico che ne alimenterebbe l’incapacità di soluzioni altrimenti a portata di mano, ora la disperazione sociale di coloro che non sanno difendersi dai colpi dell’ineguaglianza. Infine, la crisi morale: lasciata nell’indeterminatezza, sullo sfondo di discorsi retorici, ha conquistato l’udienza dell’attuale Papa, collocandosi nuovamente al centro di una riflessione meno episodica e contingente (in un caso specifico, nel dialogo a distanza tra lo stesso Pontefice e il decano dei giornalisti laici, Eugenio Scalfari).
Una lettura marxista della crisi morale e dell’etica individuale e sociale che ne consegue, naturalmente non tende a settorializzare il problema: lo lega al sostrato economico dei rapporti di produzione e del ruolo degli Stati nella regolazione degli squilibri devastanti che il sistema capitalistico produce; al ruolo delle oligarchie politiche che ne garantiscono la sopravvivenza e l’alimentazione nel senso comune della impossibilità di alternative. La crisi come categoria della struttura, appunto, a cui le forme sovrastrutturali reagiscono modellandovisi dialetticamente.
Le questioni inerenti la morale, e più complessivamente la qualità dei rapporti umani e interpersonali però, hanno oggi il pregio di mostrarsi con evidenza assoluta in tutta la barbarie dovuta allo schermo della monetizzazione di tutte le relazioni sociali. Il capitalismo come sistema, ha spinto l’intersoggettività umana a concepirsi come scambio e interesse, mettendo in minoranza l’empatia emotiva di carattere psicologico che dà il senso alla vita di ognuno. Lo si avverte con nettezza non solo nel campo dei servizi sociali e alla persona (in Italia particolarmente assenti o carenti, quando presenti spesso pessimi, rispetto all’aumento della domanda), ma nell’immenso spazio delle interazioni tra gruppi, tra individui e tra individui e gruppi.
Come comunisti dovremmo cogliere la contraddizione tra “l’etica corrente e lo spirito del capitalismo” in modo più efficace e centrale nell’azione e nell’iniziativa politica, sollecitando così l’evoluzione della coscienza di classe di massa (o, gramscianamente, di un diverso e alternativo senso comune). La Chiesa attuale, pur avvicinando maggiormente il cattolicesimo allo spirito cristiano, non risolve, ma consola e sul tema dei diritti civili si riallontana dallo spirito laicale.
Spetta alla cultura di ispirazione marxista una riflessione meno casuale e contingente su questi temi, e agli stessi comunisti organizzati in partito una consequenzialità nella prassi (unità dialettica di teoria e pratica): la si può ritrovare positivamente in una discussione tra Fosco Giannini e Luigi Vinci  nell’ultima raccolta di scritti dell’attuale dirigente nazionale del PdCI, “Da una parte della barricata” (Affinità elettive 2013, pp.293-296), in un articolo del marzo 2009 in cui richiamava l’importanza delle teorizzazioni di Luckàcs al riguardo, oltre che del filosofo C.N. Coutinho e dello stesso Gramsci, naturalmente. Pur riferito principalmente al metodo interno del centralismo democratico e ai rapporti tra militanti, base e classe dirigente di un partito comunista, Giannini non si esime da una riflessione di portata globale (che egli chiama “teologica”) e di carattere universalistico: “dobbiamo cercare le strade per l’affermarsi dell’uomo nuovo”, (ivi, pag. 296), riattualizzando il concetto di egemonia di Gramsci.
Da un punto di vista più strettamente filosofico, l’umanesimo materialistico di Gramsci deve e può associarsi all’ambizione lukàcsiana della fondazione di un’etica materialistica sulla base di un’ontologia dell’essere sociale. Questo è doveroso per noi comunisti di questo secolo, comunisti che hanno potuto misurare, con le prove della storia (in negativo), i tentativi di “ricostruzione antropologica” dell’”uomo nuovo” con ideali socialisti, senza con questo liquidare tout court quelle stesse esperienze (significativamente, J.F.Lyotard, il filosofo del ‘postmoderno’, critica il marxismo non principalmente dal punto di vista delle esperienze concrete, ma come ‘grande narrazione’ del mondo e della realtà dal punto di vista dell’analisi teorica, che lo trasforma in ‘utopia rivoluzionaria’, dunque pericoloso in sé per una promessa palingenetica di una rifondazione antropologica).
Ma il presente e il futuro si costruiscono attingendo al proprio patrimonio, soprattutto intellettuale, con le armi della critica e della riflessione. [1]
Nel Lukàcs dei saggi raccolti in  Storia e coscienza di classe (1923), non solo c’è una ribadita consapevolezza che crisi e contraddizioni sono l’”essenza stessa” del sistema sociale capitalista
[“(le contraddizioni (..) appartengono piuttosto inseparabilmente all'essenza della realtà
stessa, alla essenza della società capitalistica”, Storia e coscienza di classe, Milano-1967, pag.14],
ma, puntualizzando i concetti marxiani di reificazione e del carattere di feticcio della merce, sottolinea come sia nella coscienza umana che avviene una trasformazione delle relazioni intersoggettive negativamente in rapporti tra cose
[“una relazione tra persone riceve il carattere della cosalità e quindi un' ‘oggettività spettrale’ che occulta nella sua legalità autonoma, rigorosa, apparente, conclusa e razionale, ogni traccia della propria essenza fondamentale: il rapporto tra uomini,” ivi, pag. 108]

In parole più semplici, noi comunisti, nel delineare i caratteri della nuova società, oltre la critica alla mercificazione delle umane relazioni, dobbiamo prospettare una rivoluzione politico-sociale che trasformi in profondità, senza più lo schermo del profitto e dell’interesse egoistico, la stessa natura dei rapporti sociali. Ma dobbiamo bandire ogni sorta di ‘integralismo’, cioè ogni presunzione propria dei ‘metafisici’. Aderire alla realtà per modificarla e non solo per darne un’interpretazione, significa che anche i comunisti convivono, sono parte e camminano con le imperfezioni umane. Quando queste imperfezioni sono dovute ai rapporti sociali e di produzione del sistema capitalistico, essi porranno correttamente il nesso causa-effetto: non abbiamo da ricercare un fondamento ultimo dell’essere, ma la strada migliore perché gli esseri umani si relazionino tra di loro senza la barbarie della mercificazione.
Un esempio per scendere dalle vette della teoresi alla concreta realtà di tutti i giorni: lo stillicidio di vittime femminili da parte di loro partners o ex-compagni, mariti, ecc.., ha fatto coniare ad alcuni il termine orrendo di ‘femminicidio”, cioè letteralmente la tendenza del genere ‘maschio’ ad uccidere il genere ‘femmina’.  Una tendenza dunque fondata antropologicamente: una nuova metafisica dei costumi.[2]  Ancora una volta la barbarie dell’egoismo fatto ‘sistema di relazioni’, parente stretto dell’arcaica idea del ‘possesso’ individuale anche delle persone (così come fa il padrone nei confronti dell’operaio), è ben occultato nell’orientamento di massa delle coscienze. La risposta più di sinistra a questo problema non è accentuare la repressione, ma la prevenzione. E cioè investire nella cultura, nella scuola,dove il compito educativo diventa il reciproco rispetto, questo sì assoluto e mai relativo, tra i generi. Che continuano ad aver bisogno l’uno dell’altro nel mutuo riconoscimento delle loro differenze e della loro meravigliosa contiguità.
Un ultimo esempio sempre per aderire allo spirito dei nostri tempi: tempi in cui la sinistra si fa paladina della categoria di ‘legalità’. Legalità non è l’insieme delle regole che un’organizzazione si sceglie coscientemente per strutturare i processi relazionali e decisionali (come ad es. è il caso del centralismo democratico). Ora, se è vero, come ricorda Giannini nell’articolo citato che “sono le leggi che permettono il passaggio da una società incivile a una civile”,  e, aggiungiamo, sono sempre le stesse classi dominanti che infrangono le regole della convivenza democratica con il loro ‘sovversivismo reazionario’ (vedi il caso eclatante di Berlusconi e della ‘legge Severino’), si fa fatica a non credere, da comunisti (e leninisti), che le leggi non siano altro che la codifica di rapporti di forza tra le classi. La magistratura che condanna Berlusconi ed Emilio Riva è la stessa che accusa il movimento ‘No Tav’ di terrorismo. E che domani sarà pronta a processare i movimenti di Taranto per un ambiente pulito ed un lavoro senza ricatti appena si passi ad azioni più conseguenti e ‘dure’ sul piano pratico.  Altro che ‘via giudiziaria’ al socialismo di cui straparla il massimo esponente politico italiano del capitalismo arrogante e reazionario!
Il terreno di scontro è la verifica delle categorie con cui si cerca di interpretare la realtà; spetta a noi comunisti organizzati smascherare il vero volto della crisi: crisi di sistema, che imbarbarisce ogni ambito della società, non antropologicamente, ma secondo condizioni storicamente determinate.



[1] Il giusto atteggiamento nei confronti delle esperienze storiche del socialismo è posto da Giannini in questo modo: “La stessa vasta, variegata, spesso fortemente contraddittoria gamma dei giudizi di natura politica, teorica e storica proveniente dall’intero arco delle forze comuniste e anticapitaliste mondiali, dall’intero arco delle tendenze di ispirazione marxista sul socialismo realizzato, indica l’esigenza di proseguire il dibattito – e soprattutto la ricerca scientifica – attraverso forme e modalità più strutturate e organiche, che nulla lascino all’improvvisazione, alle necessità tattiche di ciascun partito e di ciascuna tendenza, puntando invece a una lettura teorica alta e collettivamente determinata. (..)quelle esperienze (.)debbono entrare a far parte della memoria e del patrimonio dell’odierno movimento comunista e anticapitalista, al semplice ma essenziale fine non di ripeterli (gli errori, ndr), ma di arricchire positivamente la prassi rivoluzionaria.”, Giannini, “Da una parte..”, cit., pp.262-65.
[2] Questo punto è stato oggetto di discussione nel seminario femminista di Paestum dal 4 al 6 ottobre 2013. Significativamente, Stefania Cantatore, dell’UDI di Napoli ha asserito che “oggi la politica ha fatto diventare la parola femminicidio come l’uccisione della donna in quanto tale solo da parte dei mariti, o ex, per parcellizzare un fenomeno che è invece espressione non solo di un ambito domestico ma più ampio, e che ora quello che fanno le istituzioni è solo affrontare la violenza sulle donne a livello securitario.”, cfr. Luisa Betti, Femminismo, la sfida giovane, in Il Manifesto, 8/10/2013.

venerdì 4 ottobre 2013

La strada maestra è la Costituzione

 
 
Il 12 ottobre a Roma si svolgerà, finalmente, una grande manifestazione nazionale a difesa della Costituzione e per la sua applicazione. Come tradizione vuole l’appuntamento è a piazza “Esedra” alle 13 per muoversi verso piazza del Popolo dove è previsto l’inizio degli interventi alle 15.30.

I comunisti italiani ci saranno, con le cittadine e i cittadini che credono nel valore della Carta costituzionale, di ciò che essa rappresenta, consapevoli di quanto sacrificio ne sia costata la sua conquista, nel nome di coloro i quali caddero per offrirla alle nuove generazioni come strumento di diritti e di doveri, di uguaglianza, giustizia e democrazia, per il valore di quella battaglia per la libertà, prima negata.

Ciò valga da monito per la politica, perché la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace, sono valori costituzionalmente sanciti e inattaccabili attraverso gli strumenti del potere e manovre di basso profilo istituzionale.

Il popolo italiano ha voluto questa Costituzione, il popolo italiano sarà pronto a difenderla, non mai in nome di un pretestuoso conservatorismo ma della civiltà. Il messaggio che viene dalla Carta costituzionale non è superato dai tempi, semmai va pienamente attuato sotto i suoi più vari aspetti. E se vale quanto detto da Calamandrei, ovvero che la Costituzione va intesa come “promessa di rivoluzione”, c’è da constatare che detta promessa non è stata ancora mantenuta.

Questa Costituzione non è di ieri, perché non è vero che i diritti sono contrapposti allo sviluppo economico, e l’uguaglianza non possa essere compatibile con l’equità, e che le istituzioni rappresentino ostacoli per la democrazia, e che la partecipazione debba rispondere alle ragioni di specifici interessi di casta. La Costituzione è una cosa troppo seria per offrirsi alle valutazioni speculari di alcuni. Il popolo italiano questo lo sa bene, perciò ha chiara la consapevolezza che ci sono battaglie che vanno combattute senza alcuna reticenza, perché ci sono dei fatti della vita di ognuno che inducono a superare ogni conformismo in nome della giustezza di quella battaglia, perché cambiare la seconda parte della costituzione vuol dire mettere in discussione i principi fondanti inseriti nella prima parte di essa e che la modifica dell’art. 138 vuol dire non riconoscere la struttura rigida d’impianto che ha portato i padri costituenti a redigere in maniera così misurata la Costituzione in ogni sua parte. La strumentalità dunque non sta nel non combattere questa nostra battaglia giusta ma nel far finta che non le cose non stanno così come noi le vediamo.

Perciò i Comunisti italiani sono in prima linea, in perfetta coerenza con la loro tradizione e la storia del nostro Paese. Sarà nostro dovere impegnarci a favorire la formazione di comitati territoriali larghi ed inclusivi per promuovere la difesa della Costituzione e per la sua applicazione. Dovremo prevedere iniziative diffuse sui territori a sostegno della manifestazione.

È giusto dire che la difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso culturale e politico, che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare.

A noi comunisti poi, sta particolarmente a cuore l’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia, dobbiamo batterci perché così sia realmente. La Costituzione dunque è patrimonio prezioso che va compiutamente attuata, non sbeffeggiata e semmai modificata in nome di interessi di parte. E per quanto attiene all’uguaglianza, essa va vista come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, così come la dignità della persona deve valere da bussola nei comportamenti di ognuno, soprattutto di chi governa, perché non sia la logica del mercato a svolgere la funzione preminente.

Per questo saremo in piazza, numerosi, e ciò accadrà ogni volta che sarà necessario, al fine di difendere il senso pieno della nostra Costituzione, se non altro perché noi abbiamo ben chiara la differenza di quali siano i valori di coloro i quali hanno vinto la battaglia che ha portato ad essa e quali siano invece quelli di chi quella battaglia l’ha persa!

Vincenzo Calò, Direzione nazionale PdCI

lunedì 30 settembre 2013

PER UNA SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE



Testo del volantino che sarà distribuito al banchetto di piazza della Vittoria, domenica 6 ottobre c.a., dalle ore 9.30 -- a cura della Federazione Provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Taranto



PER UNA SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE

Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire.

giovedì 19 settembre 2013

GRECIA: I PROFESSORI IN SCIOPERO SCRIVONO AGLI STUDENTI



Cara nostra studentessa, caro nostro studente,

è passato ormai molto tempo da quando questi giorni di settembre erano per tutti noi un dolce ritorno a scuola, con lo scambio delle esperienze estive, con la progettazione e le decisioni sul nuovo anno scolastico, con il rinnovo della promessa che faremo tutto il possibile per vivere bene. È passato ormai molto tempo da quando i governi dei Memoranda, e tutti coloro che li servono, hanno deciso di distruggere la Scuola Pubblica, di trasformarla in un’azienda grigia e severa, che avrà spazio solo per i figli di pochi.

Qualcuno cerca di convincerci che si tratta di una cosa normale e logica. Aspettano di farci “abituare” alla distruzione. Ma tutti sappiamo che questo sarà difficile che succeda. Perché non possiamo vivere così. Ma anche perché vorrà dire che dobbiamo rinunciare, sia noi che tu, a essere delle persone. Ad un mondo migliore. Alla forza del tuo impeto giovanile e creativo, al desiderio forte di cambiare le cose intorno a te contro le abitudini ed il compiacimento dei grandi.

Dopo questo settembre, quindi, niente sarà lo stesso. Noi, i tuoi professori, abbiamo deciso di ribellarci con uno sciopero per la difesa della Scuola Pubblica, della nostra e della tua vita. Di fronte a noi abbiamo i dirigenti dei ministeri, i manager ben pagati, i telegiornali, che non hanno smesso di ripetere che la nostra lotta nuocerà alla scuola… non la loro politica barbara! Queste persone, vivendo da anni nei salotti del potere, non sono in grado di rendersi contro dei tuoi bisogni, delle tue ansie, dei tuoi sogni. Queste persone del sistema, sanno solo fare i conti e in questi conti hanno trovato che la Scuola Pubblica è di troppo.

Durante l’estate, hanno portato avanti l’opera distruttiva della fusione/abolizione di scuole. Hanno chiuso all’improvviso, in una notte, molte scuole e hanno abolito alcune specializzazioni dell’educazione tecnologica, spingendoti tra le “braccia” delle scuole private. Nel contempo, il governo cerca di completare la trasformazione della scuola in un campo di esami forzati, un centro di allenamento per gli esami, visto che invece di elaborare un programma che mirerà alla conoscenza sostanziale e versatile e che ridurrà la pressione insopportabile che stai vivendo, crea un meccanismo disumano di setaccio di persone, basato sugli esami continui, dalla Scuola Media fino al tuo ultimo giorno nel Liceo.

Vogliono spaccare la tua gioventù. Vogliono farti abituare al controllo, così domani sarai un impiegato obbediente. Vogliono cacciarti via dalla scuola, così diventerai un lavoratore non specializzato “conveniente”, se riuscirai a trovare un lavoro. Progettano una vita scolastica sgraziata e spiacevole, con più ragazzi nelle classi e nei laboratori, con meno professori che correranno trafelati, ognuno di loro in molte scuole, per assolvere il loro compito. Con lo stesso disprezzo per qualsiasi cosa viva e bella, le stesse persone secche ci impongono di essere “valutati”, cioè di trasformare quello che amiamo di più (i nostri studi e la nostra educazione, i programmi ed i lavori che facciamo insieme a te, tutte quelle ore di gite, di spettacoli teatrali, di discussioni, di prove e di concerti) in “carte” che riempiranno la nostra cartella, per salvarci dal licenziamento. Insieme a questo, hanno creato un asfissiante codice disciplinare che ci vuole persone docili, che pensino a “insegnare” e a niente altro.

Cominciamo questo anno scolastico in meno: con delle scuole chiuse nell’educazione tecnica e generale, con oltre 10.000 colleghi ai quali hanno tagliato la strada verso la scuola. È una situazione che tu conosci in prima persona: perché sono anche i tuoi genitori che subiscono lo stesso violento attacco con i tagli ai salari, i licenziamenti, la chiusura dei negozi e il disperato mostro della disoccupazione. Perché sei anche tu che tutti i giorni devi contare i pochi spicci di fronte alla mensa, avvelenare il tuo successo agli esami di ammissione con lo stress per le possibilità economiche, che ci chiedi se ha più senso studiare quello che volevi o se c’è qualche altra facoltà che ti porta ad un “salario più sicuro” per sfuggire, magari, dalla miseria. Perché sono anche i tuoi fratelli e i tuoi amici, cioè i nostri studenti di ieri, che ci dicono che qui non ce la fanno più e che cercano fortuna all’estero, sulla strada dell’emigrazione, che in passato avevano percorso i loro nonni e speravamo che non dovessimo rivivere per forza.

I nostri problemi sono comuni. Non solo per noi e per te che viviamo, creiamo, lottiamo e sogniamo nello stesso spazio, ma per l’intera società. Una società che può permettersi di subire inerte gli attacchi che si susseguono uno dopo l’altro. Ed è per questo che noi, i tuoi professori e le tue professoresse, abbiamo deciso di ribellarci in questa lotta decisiva, che romperà la putrefazione del “niente può succedere”. In questa lotta vogliamo al nostro fianco tutti i lavoratori. Vogliamo i tuoi genitori, ma abbiamo bisogno anche di te. Non per evitare gli obblighi che sono nostri. Il costo della lotta lo subiremo noi, completamente, nonostante le zozzerie che trasmettono alcuni media. Ti vogliamo al nostro fianco, come anche dentro l’aula, perché è la tua partecipazione che dà senso alla nostra lotta. Solo insieme possiamo rompere il dominio del fatalismo e della miseria, solo insieme possiamo rimanere in piedi e dimostrare che non siamo solamente “un altro mattone nel loro muro”, un altro ingranaggio nella loro macchina.

Dopo questo settembre quindi, niente sarà più uguale. Questa lotta o sarà vinta dalle politiche della Troika e del governo che la serve, che ci impongono la devastazione e la miseria, o sarà vinta da noi, aprendo la strada per la scuola del futuro, per una vita creativa e libera, per tutti. Noi, i tuoi professori e le tue professoresse, ti chiediamo di stare al nostro fianco, di aggiungere la tua determinazione alla nostra e di diventare parte dell’enorme fiume popolare che riempirà le strade del paese e vincerà!

Con affetto, i tuoi professori e le tue professoresse in lotta!