Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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mercoledì 31 dicembre 2014

La frase dell'anno. Buon 2015


Nella memoria degli esseri umani,

POCO E' STORIA, MOLTO E' LEGGENDA, TUTTO E' MITO! (....e rito)

alle scienze umane e sociali la critica di questa memoria
la pedagogia tramanderà la storia, la psicologia spiegherà le leggende, l'antropologia la formazione e l'alimentazione del mito, la sociologia descriverà chi siamo oggi e, forse, dove siamo diretti.
Tutto è simboleggiato nella letteratura per l'infanzia, nelle favole attraverso l'immaginazione, nelle fiabe attraverso la fantasia. Questo è l'unico, vero, 'altro mondo' che conosciamo.

Ferdinando Dubla, 2014

"Leggende, tradizioni, fantasticherie non hanno nessuna realtà nè nella vita dei sensi, nè nella vita razionale e tuttavia costruiscono spesso un modo di vita, storicamente definito."
Dina Bertoni Jovine, 1962

Auguri di buon anno.

venerdì 26 dicembre 2014

Cuba-USA: cosa c'è dietro la 'distensione'


Dopo che nel 1959 la rivo­lu­zione cubana pose fine al domi­nio sta­tu­ni­tense, ini­ziato con la guerra ispano-americana del 1898, gli Usa hanno cer­cato per oltre mezzo secolo di ricon­qui­stare Cuba ricor­rendo a ogni mezzo: dall’invasione al ter­ro­ri­smo di stato, dall’isolamento all’embargo.

Ma la resi­stenza del popolo cubano, orga­niz­zato in «Stato socia­li­sta di lavo­ra­tori, indi­pen­dente e sovrano» (art. 1 della Costi­tu­zione), ha fatto fal­lire il ten­ta­tivo. È stato costretto a pren­derne atto il pre­si­dente Barack Obama, rista­bi­lendo le rela­zioni diplo­ma­ti­che e allen­tando in parte l’embargo.

Tale deci­sione viene accolta con gioia dai cubani e da coloro che li hanno soste­nuti, in quanto frutto della loro lotta. Con­tem­po­ra­nea­mente però si assi­ste a una vasta cam­pa­gna che fa assur­gere il pre­si­dente Obama agli onori della Sto­ria, come se avesse dato un taglio netto alla aggres­siva poli­tica sta­tu­ni­tense verso Cuba.

Inter­pre­ta­zione smen­tita dalla stessa Casa Bianca. «Decenni di iso­la­mento di Cuba da parte degli Usa – si legge nel docu­mento uffi­ciale – non sono riu­sciti a rea­liz­zare il nostro obiet­tivo: oggi, come nel 1961, Cuba è gover­nata dai Castro e dal Par­tito comu­ni­sta». Rista­bi­lendo le rela­zioni diplo­ma­ti­che, «gli Usa con­cen­trano i loro sforzi nel pro­muo­vere l’indipendenza del popolo cubano, così che esso non debba fare affi­da­mento sullo Stato cubano».
L’amministrazione Obama, dun­que, non cam­bia la stra­te­gia mirante alla distru­zione dello Stato cubano. Cam­bia solo il modo per rea­liz­zarla. Non ci sarà un nuovo sbarco tipo quello della Baia dei Porci, effet­tuato nel 1961, sotto la pre­si­denza del demo­cra­tico Ken­nedy, da con­tro­ri­vo­lu­zio­nari cubani adde­strati e finan­ziati dalla Cia.

Ci sarà, sotto la pre­si­denza del demo­cra­tico Obama, lo sbarco di orga­niz­za­zioni «non-governative» (ema­na­zione della Cia e del Dipar­ti­mento di Stato), inviate da Washing­ton per «pro­getti uma­ni­tari di soste­gno al popolo cubano». Il Con­gresso degli Stati uniti – sot­to­li­nea il docu­mento della Casa Bianca – ha stan­ziato ingenti «fondi per la pro­gram­ma­zione della demo­cra­zia a Cuba, fina­liz­zati a for­nire assi­stenza uma­ni­ta­ria, pro­muo­vere i diritti umani e le libertà fon­da­men­tali, soste­nere il libero flusso di infor­ma­zioni, inco­rag­giare le riforme nei nostri con­tatti ad alto livello con fun­zio­nari cubani». Saranno in par­ti­co­lare finan­ziate «le atti­vità di fon­da­zioni pri­vate e isti­tuti di ricerca e istruzione».

Insieme alle orga­niz­za­zioni «non-governative» con le tasche piene di dol­lari, sbar­che­ranno le mul­ti­na­zio­nali Usa che, scrive il «New York Times», stanno costi­tuendo una «testa di ponte» per pene­trare con i loro capi­tali nell’economia cubana, pun­tando al set­tore delle bio­tec­no­lo­gie (molto svi­lup­pato a Cuba), a quello mine­ra­rio (soprat­tutto del nic­kel di cui Cuba pos­siede una delle mag­giori riserve al mondo), al set­tore alber­ghiero e turi­stico dalle grosse potenzialità.

La sfida che ha di fronte il popolo cubano è come impe­dire che le con­qui­ste della rivo­lu­zione ven­gano vani­fi­cate dalla nuova offen­siva con­dotta da Washing­ton con stru­menti non meno peri­co­losi dei pre­ce­denti.
Oggi la situa­zione è più favo­re­vole per Cuba: gran parte dell’America latina non è più «il cor­tile di casa degli Stati uniti» e Cuba, insieme a Vene­zuela (sog­getto a nuove san­zioni Usa) e altri paesi, ha dato vita all’Alleanza boli­va­riana per le Ame­ri­che. Deci­siva è una nuova gene­ra­zione che a Cuba porti avanti la rivo­lu­zione, facendo fal­lire il piano di Washing­ton di demo­lire lo Stato socia­li­sta in nome di una «indi­pen­denza del popolo cubano», che sarebbe una nuova dipen­denza dall’imperialismo Usa.


Manlio Dinucci, 22.12.2014 da il Manifesto del 23/12/2014

mercoledì 24 dicembre 2014

L'educazione (Mandela)


 
"L'educazione è il grande motore dello sviluppo personale. E' grazie all'educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione.
Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall'altra"
 
Nelson Mandela

martedì 23 dicembre 2014

Favole 'esopiche': auguri di buon Natale


IL DRAGO E IL GUERRIERO

C’era una volta un piccolo drago che non sapeva volare, e non riusciva a sputare fuoco. Riusciva solo a fare fumo. Tutti gli altri draghi lo prendevano in giro e lui si sentiva triste e solo. Infatti così un giorno decise di andare via da quel villaggio… cammina cammina, arrivò in un paese dove viveva un guerriero buono e bravo. Il guerriero vide il drago triste e decise di aiutarlo. Prima gli insegnò a volare e poi per dieci giorni su mille pensò a come aiutarlo a sputare fuoco. Finalmente trovò la medicina per la sua malattia. In quel paese c’era un vulcano e il guerriero e il drago andarono insieme sul vulcano. Il guerriero disse al drago:- assaggia questa lava e vedrai che sputerai fuoco. Il drago assaggiò la lava e riuscì a sputare fuoco, decise così di ritornare nel suo villaggio e tutti gli altri draghi rimasero a bocca aperta quando lo videro che anche lui riusciva a sputare fuoco. E il drago tutto felice e contento disse: “ Chi la fa l’aspetti”!

LA CAPRETTA E L'AMORE

Un giorno in un bel gregge trovarono una piccola capretta, era bellissima ma con un piccolo difetto era dal pelo nero. Per questo motivo tutto il gregge la scartava e la lasciavano in disparte. Un giorno di pioggia la piccola pecorella scappò e andò nel bosco, dopo un po’ di tempo arrivò un piccolo folletto e le chiese perché stava piangendo e la capretta disperata rispose: nessuno mi vuole, nessuno mi considera eppure io avrei tanto amore da dare. Il folletto chiamò gli altri folletti e le chiese di mettere in atto la loro magia e fare un mantello di fili di arcobaleno e così fecero. La capretta fu subito felice, e sprizzava di felicità, gioia e amore e andò dalle altre caprette donando amore anche a chi l’aveva fatta soffrire tanto.

Entrambe le favole sono state elaborate da Chiara De Stratis, studentessa del corso di Pedagogia del liceo delle scienze umane "F.De Sanctis" di Manduria (TA)

a tutti un sereno Natale!
(fe.d.)

giovedì 18 dicembre 2014

La truffa della consultazione sulla 'buona scuola' di Renzi



La scuola boccia il piano Renzi sugli scatti «di merito»



—  Roberto Ciccarelli, Il Manifesto, 15.12.2014

«Buona scuola». Resi noti i dati della consultazione sulla «Buona scuola»: il 60% respinge il piano sugli scatti stipendiali solo per i 2/3 dei docenti in base al merito. Il 46% è per un sistema misto su stipendio e merito, il 14% per l’anzianità. I presidi favorevoli alla «scuola azienda». Contraria la maggioranza di docenti e studenti



La maxi-consultazione pro­mossa dal governo sulla «Buona Scuola» ieri ha con­se­gnato un risul­tato impre­ve­di­bile. Il piano Renzi che pre­vede l’aumento dello sti­pen­dio al 66% dei docenti gra­zie ai cre­diti accu­mu­lati in base al merito è stato boc­ciato. Solo il 35% ha votato «meri­to­cra­zia», il 46% si è espresso per un «sistema misto» tra ser­vi­zio e merito. A que­sto biso­gna aggiun­gere chi è rima­sto sulle posi­zioni tra­di­zio­nali: il 14% vuole un sistema basato sull’anzianità.

Una sonora scon­fitta del governo. Era pre­ve­di­bile, dopo le grandi mani­fe­sta­zioni stu­den­te­sche e l’opposizione dei docenti ad una riforma per la quale si è speso il pre­si­dente del Con­si­glio in per­sona. Per­sino una con­sul­ta­zione che doveva dare una veste sta­ti­stica e com­pu­ta­zio­nale alla tra­sfor­ma­zione della scuola in senso azien­da­li­stico e neo­li­be­rale ha regi­strato un dis­senso dif­fuso nel paese.

Nella con­fe­renza stampa cele­bra­tiva tenuta ieri al mini­stero dell’Istruzione a Roma (con un con­certo), si è cer­cato di sor­vo­lare sul senso di que­sti dati, anche se sono state rico­no­sciute «cri­ti­cità». La par­te­ci­pa­zione è stata alta, si è detto. Gli accessi al sito labuo​na​scuola​.gov​.it lo con­fer­me­reb­bero: 1 milione e 300 mila visite; 207 mila «discus­sant» online; 200 mila par­te­ci­panti ai 2400 dibat­titi che avreb­bero coin­volto il 70% delle scuole ita­liane. Dati che suf­fra­gano l’esito prin­ci­pale di un son­dag­gio pub­bli­ciz­zato dalla Rai a reti uni­fi­cate e che ora si è tra­sfor­mato in un boo­me­rang che ren­derà neces­sa­rio, forse, un aggiu­sta­mento del tiro.
Il mini­stro dell’Istruzione Gia­nini ha sot­to­li­neato che l’81% dei con­sul­tati ha espresso parere posi­tivo sulla pro­po­sta di basare lo sti­pen­dio dei docenti sul merito e non sull’anzianità. «Sta qui il valore poli­tico di una con­sul­ta­zione» ha scandito.

Nelle 73 pagine del libretto che riporta i risul­tati si sco­pre che ad essere «molto d’accordo» è l’87% dei diri­genti sco­la­stici, inte­res­sati alla nascente figura del «pre­side mana­ger» che chia­merà diret­ta­mente i docenti per com­porre quella che nel gergo neo­li­be­rale viene defi­nita la «squa­dra». Favo­re­vole anche il 70% dei geni­tori che hanno par­te­ci­pato alla con­sul­ta­zione. «Meno favo­re­voli», o del tutto con­trari, il 64% dei docenti e il 56% degli stu­denti. Anche in que­sto caso si tratta della mag­gio­ranza dei sog­getti diret­ta­mente coin­volti nel lavoro didat­tico. Al di là dell’impostazione del son­dag­gio, che rischia di creare una con­flit­tua­lità tra i diri­genti e le fami­glie, da un lato, e i docenti “con­ser­va­tivi” dall’altro lato, la pro­po­sta ren­ziana non sem­bra avere convinto.

Cer­chiamo allora di capire la ragione di que­sto rove­scio. Il piano Renzi sulla scuola pre­vede l’abolizione degli scatti sti­pen­diali e l’introduzione di cre­diti per meriti didat­tici, titoli o inca­ri­chi nella buro­cra­zia sco­la­stica. Il totale di que­sti «cre­diti» gene­rerà l’aumento degli sti­pendi. Il primo scatto verrà matu­rato 4 o 5 anni dopo l’assunzione e andrà a regime entro tre anni. Que­sti aumenti riguar­de­ranno solo il 66%, cioè i due terzi. A que­sta discri­mi­na­zione sull’intero corpo docente, se ne aggiunge un’altra all’interno di que­sto 66%. I meri­te­voli non saranno sem­pre le stesse per­sone. Pur «eccel­lenti» nel loro lavoro dovranno pas­sare il testi­mone a qual­cuno che corre più veloce di loro. Secondo alcune pro­ie­zioni, cir­co­lanti tra sin­da­cati e gior­nali spe­cia­liz­zati, que­sto mec­ca­ni­smo por­terà a tagli sulle retri­bu­zioni pari tra i 200 e i 331 milioni di euro. Se è vero che qual­cuno per­ce­pirà fino a 9 mila euro in più all’anno, tutti per­de­ranno da 45 a 72 euro al mese. Dopo avere bloc­cato i con­tratti, ora l’austerità si finan­zia con i soldi dei docenti e con la corsa alla «meri­to­cra­zia». Del resto, lo stesso son­dag­gio tra­duce le per­ples­sità sul rischio di tra­sfor­mare la scuola in un super­mer­cato dei crediti.

Per capire tali per­ples­sità biso­gna leg­gere le con­sul­ta­zioni svolte nelle ultime set­ti­mane da perio­dici spe­cia­liz­zati e dai sin­da­cati. Un son­dag­gio di «Oriz­zonte Scuola», ad esem­pio, ha regi­strato l’88% di «No» alla riforma «meri­to­cra­tica». In un’altra con­sul­ta­zione pro­mossa dalla Gilda i «No» sono stati l’84,3%. La chia­mata diretta dei presidi-manager è stata respinta con il 76%. Oltre 4 mila lavo­ra­tori della scuola, com­preso il per­so­nale Ata disco­no­sciuto dalla riforma Renzi-Giannini, si sono espressi nega­ti­va­mente nell’indagine «la scuola giu­sta» della Flc-Cgil. Il ten­ta­tivo di que­ste con­sul­ta­zioni è stato quello di ricom­porre una «comu­nità» sco­la­stica che invece il governo vuole divi­dere nella cro­ciata per la rifon­da­zione del «patto edu­ca­tivo».
In una con­sul­ta­zione tesa a fide­liz­zare dall’alto il pub­blico rispetto a deci­sioni già prese è emerso il soste­gno all’altro punto chiave: la chiu­sura delle gra­dua­to­rie in esau­ri­mento (Gae) e l’assunzione di 148 mila docenti pre­cari a set­tem­bre. Soste­gno anche alla gestione dell’organico fun­zio­nale che per la riforma spin­gerà i neo-assunti a muo­versi di città in città alla ricerca di un posto e alla mobi­lità tra le cat­te­dre. Il son­dag­gio dà corpo al futuro di que­sti docenti: alle scuole pri­ma­rie dovranno ser­vire per gestire le sup­plenze. Nella secon­da­ria sarà fun­zio­nali al recupero.

Nes­suna parola sui circa 100 mila pre­cari esclusi dall’assunzione a set­tem­bre. Per la Corte di giu­sti­zia euro­pea devono essere assunti quelli che hanno 36 mesi di ser­vi­zio con­ti­nua­tivi negli ultimi cin­que anni. Il governo ieri ha riba­dito la linea: per loro c’è il con­corso nel 2016 (40 mila posti). Gli altri dovranno sal­tare il turno e restare disoccupati.

martedì 16 dicembre 2014

Impressioni del Sol Levante


"Gli artisti erano esseri di una specie diversa,mezzo angeli, mezzo demoni, distinti nella sostanza dagli uomini comuni. Le opere d'arte costituivano una realtà a parte, più pura, più perfetta, più ordinata, rispetto a questo mondo sordido e volgare. Entrare nell'orbita dell'arte era accedere a un'altra vita, nella quale non solo l'anima, ma anche il corpo si arricchiva e godeva attraverso i sensi."


                                 MARIO VARGAS LLOSA
                                 Da:" Il Paradiso è altrove"

giovedì 27 novembre 2014

SENTENZA STORICA: I PRECARI VANNO ASSUNTI!


Colpito al cuore il sistema della precarietà. La corte di giustizia europea: il governo italiano stabilizzi il personale Ata e i docenti che lavorano da più di 36 mesi con contratti a termine. Giannini rassicura: «148 mila in ruolo nel 2015 e 40 mila con un concorso». Per i sindacati è insufficiente: «La decisione riguarda anche gli altri 100 mila esclusi dal governo»

Roberto Ciccarelli su Il Manifesto (articolo integrale)

 La Corte di giu­sti­zia dell’Unione Euro­pea ha col­pito al cuore il sistema del pre­ca­riato nella scuola in Ita­lia. Con una sen­tenza attesa da tempo ieri la corte di Lus­sem­burgo pre­sie­duta dal giu­dice slo­veno Marko Ile­sic ha dichia­rato ille­gali i con­tratti di lavoro a tempo deter­mi­nato sti­pu­lati in suc­ces­sione oltre i 36 mesi (tre anni). Da oggi i docenti pre­cari e il per­so­nale Ata, che hanno supe­rato un con­corso nel 1999, o hanno otte­nuto un’abilitazione, hanno diritto ad essere assunti nella scuola. La Corte ha ripor­tato sui binari del diritto un paese che ha cer­cato con tutti i mezzi di restare nell’illegalità con il Dl 368 del 2001 che per­mette un numero illi­mi­tato di rin­novi con­trat­tuali solo nella scuola.
L’Italia sarà così obbli­gata, pena risar­ci­menti milio­nari e decine di migliaia di ricorsi ai giu­dici del lavoro, a tor­nare a far parte dello stato di diritto comu­ni­ta­rio dopo quin­dici anni.
La sen­tenza ha un valore epo­cale per­ché vale sia per il lavoro pub­blico che per quello pri­vato. Dun­que sia per la scuola e la pub­blica ammi­ni­stra­zione sia per le imprese. Que­sto signi­fica che la riforma Poletti (la prima parte del Jobs Act) che ha can­cel­lato la cosid­detta «cau­sa­lità» dei con­tratti a ter­mine può essere con­si­de­rata non valida poi­ché con­trav­viene alla diret­tiva euro­pea 70 del 1999. Quella che vieta i rin­novi dei con­tratti a ter­mine oltre i tre anni, ma che il governo Renzi non ha rispet­tato. Con­tro que­sta «riforma», i giu­ri­sti demo­cra­tici, la Cgil e l’Usb hanno già pre­sen­tato una denun­cia alla Com­mis­sione Euro­pea. In caso di parere posi­tivo, il ricorso pas­serà alla Corte che, alla luce della sen­tenza di ieri, non potrà che con­fer­mare il suo orien­ta­mento. Nel frat­tempo in Ita­lia, i giu­dici del lavoro saranno costretti ad appli­care la sen­tenza nella scuola o negli enti di ricerca e nella P.A.
La Corte ha smon­tato uno degli alibi usati dai governi per non fare le assun­zioni: quello dei con­corsi pub­blici. Una rarità ormai, di recente risco­perto in maniera cao­tica e ini­qua dal mini­stero dell’Istruzione. Ebbene, i lavo­ra­tori dovranno essere assunti subito senza aspet­tare l’epletamento delle pro­ce­dure concorsuali.
La sen­tenza fa inol­tre tra­bal­lare le basi sulle quali è stato costruito l’edificio della pre­ca­rietà sin dal 1997, quando il centro-sinistra di Prodi approvò il fami­ge­rato «pac­chetto Treu». Riso­lu­tivi sem­brano i punti 100 e 110 della sen­tenza a favore di otto docenti e col­la­bo­ra­tori ammi­ni­stra­tivi napo­le­tani che hanno lavo­rato per il mini­stero dell’Istruzione per non meno di 45 mesi su un periodo di 5 anni. Il primo sta­bi­li­sce che il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato è «la forma comune dei rap­porti di lavoro» anche in set­tori come la scuola dove il tempo deter­mi­nato rap­pre­senta «una carat­te­ri­stica dell’impiego». Il secondo punto smen­ti­sce le poli­ti­che dell’austerità con le quali i governi hanno giu­sti­fi­cato il blocco delle assun­zioni in tutto il pub­blico impiego: il rigore del bilan­cio non può giu­sti­fi­care il «ricorso abu­sivo a una suc­ces­sione di con­tratti di lavoro a tempo deter­mi­nato». Biso­gnava aspet­tare l’Europa per affer­mare la cer­tezza di que­sti prin­cipi. A tanto è arri­vata la bar­ba­rie poli­tica e giu­ri­dica nel nostro paese.
Ieri il governo Renzi ha pro­vato a fare il vago. La rispo­sta del mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini era pre­ve­di­bile: la «buona scuola» pre­vede l’assunzione dei 148 mila docenti pre­cari nelle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento e il con­corso per 40 mila nel 2015. Tutto a posto allora? Per nulla. La sen­tenza della Corte chia­ri­sce la fon­da­men­tale discri­mi­na­zione com­piuta dal governo ai danni di almeno altre 100 mila per­sone che non ver­ranno assunte a set­tem­bre, pur aven­done i titoli. Si tratta dei docenti abi­li­tati Pas e Tfa, oltre che del per­so­nale Ata (almeno 15 mila). La mag­gior parte ha lavo­rato più di 36 mesi nella scuola. Si parla di 70 mila, ma anche di 100 mila.
Sui numeri non c’è cer­tezza per­ché manca un cen­si­mento serio, l’unico stru­mento per pro­ce­dere ad un vero piano per le assun­zioni. La sen­tenza è infine un colpo tre­mendo, anche finan­zia­rio, alla poli­tica degli annunci dell’esecutivo. Se, com’è pre­ve­di­bile, con­ti­nuerà sulla sua strada, allora dovrà pre­pa­rarsi a pagare milioni di euro in risar­ci­menti. Nei tri­bu­nali ita­liani giac­ciono almeno die­ci­mila ricorsi in attesa della sen­tenza della Corte. Da oggi i pro­cessi di mol­ti­pli­che­ranno a dismi­sura e si con­clu­de­ranno con una con­danna. Renzi si trova davanti a que­sta alter­na­tiva: assu­mere fino a 300 mila per­sone nella scuola, oppure ini­ziare a pagar­gli i danni.
Tutti i sin­da­cati della scuola stanno affi­lando le armi giu­ri­di­che. L’Anief, che tra i primi ha ini­ziato a per­cor­rere que­sta strada, pre­para una valanga di nuovi ricorsi per imporre il paga­mento degli scatti di anzia­nità ai pre­cari, non­ché le loro men­si­lità estive per un totale di 20 mila euro. «È una pagina sto­rica – ha detto Mar­cello Paci­fico, pre­si­dente Anief – Ora è asso­dato che non esi­stono ragioni ogget­tive per discri­mi­nare chi è stato assunto a tempo deter­mi­nato nella scuola dal 1999». La Gilda di Rino Di Meglio ha reca­pi­tato una dif­fida al governo. Se entro dicem­bre non avvierà la sta­bi­liz­za­zione dei pre­cari per­cor­rerà fino in fondo la via giudiziaria.
«La que­stione pre­ca­riato è esplo­siva – sostiene Mas­simo Di Menna della Uil Scuola – Con­ferma la mio­pia di una gestione del per­so­nale attenta al rispar­mio anzi­ché al rispetto dei diritti dei lavo­ra­tori». Piero Ber­noc­chi dei Cobas chiama alla mobi­li­ta­zione con­tro il governo che, come i pre­ce­denti, pre­fe­rirà pagare le multe piut­to­sto che rispet­tare il diritto: «Con il suo piano Renzi voleva espel­lere il 50% dei docenti met­tendo pre­cari con­tro pre­cari, fasce con­tro fasce. Non c’è riu­scito. Ora biso­gna esten­dere que­sta con­qui­sta a tutto il pub­blico impiego». «Non biso­gna illu­dere i pre­cari, non pos­sono aspet­tare gli anni del dibat­ti­mento nelle aule legali — sostiene Cri­stiano Fiorentini(Usb) — La sen­tenza non deter­mina assun­zioni imme­diate. Ci vuole una norma per la stabilizzazione».
«Il governo ha soste­nuto che la Cgil difende i lavo­ra­tori sta­bili e discri­mina quelli pre­cari — sostiene Mimmo Pan­ta­leo, segre­ta­rio Flc-Cgil — La sen­tenza della Corte di Giu­sti­zia euro­pea sulla scuola ha ribal­tato que­sta fal­sità e dimo­stra come il nostro sin­da­cato si stia bat­tendo per i pre­cari. Que­sta sen­tenza raf­forza le ragioni dello scio­pero gene­rale del 12 dicem­bre». Giunta all’indomani dell’approvazione alla Camera del Jobs Act, la sen­tenza col­pi­sce uno dei pila­stri della riforma tar­gata Renzi-Poletti: vieta cioè di rin­no­vare infi­nite volte il con­tratto a ter­mine: «Ora devono sce­gliere — con­ti­nua il sin­da­ca­li­sta — O affron­tano migliaia di ricorsi, e li per­de­ranno, oppure sta­bi­liz­zano tutti i pre­cari e non solo quelli iscritti nelle gra­dua­to­rie a esaurimento».

La sen­tenza della Corte Ue è uno di quei «casi in cui diciamo meno male che l’Europa c’è — ha com­men­tato la segre­ta­ria Cgil Susanna Camusso — Non c’è dub­bio che que­sta sen­tenza sia un pre­ce­dente per i pre­cari della P.A. e sul decreto Poletti. Il governo deve rispon­dere sul fatto che non pro­cede alla sta­bi­liz­za­zione dei precari».