le lenti di Gramsci

domenica 26 maggio 2019

UNA STORIA FILOSOFICA


per un'interpretazione della storiografia filosofica: chi studia il rapporto tra filosofia/metafisica e la sua trasformazione in chiave religiosa in teologia, deve fare sempre i conti con la sua stessa formazione e coscienza filosofica


Come già per la “Storia del pensiero filosofico e scientifico” di Ludovico Geymonat, ho ritrovato i volumi in ed. originale della Storia della filosofia antica di Giovanni Reale, un altro dei miti di noi studenti all’epoca di filosofia, che ora mi accingo a leggere integralmente e non solo a brani come allora. Di fede cattolica, meglio sarebbe dire neoplatonica (lettura cristiana di Plotino), Reale è molto lontano dalla mia impostazione (marxista), ma, al di là delle polemiche intraprese con Luciano Canfora (altro straordinario lettore e interprete della filosofia antica) negli ultimi anni (è morto nel 2014) a proposito dell’edizione di Giannantoni “I presocratici”, versione tedesca del Die Fragmente der Vorsokratiker di Hermann Diels e Walther Kranz, da lui curata e tradotta e in cui accusa tutta la “cultura comunista” di impropri tentativi egemonici, il suo è magistero fondamentale. Come quello di Étienne Gilson, d’altra parte, neotomista della Sorbona, autore de “La filosofia nel Medioevo. Dalle origini patristiche alla fine del XIV secolo”, (prima ed. 1922; seconda ed. 1944), collega sodale ed epistolare dell’italiano Augusto Del Noce, cattolico prima affascinato dal progressismo conciliatorio di Franco Rodano, poi reazionario e critico della modernità, senatore della Democrazia Cristiana, oltre che  professore esimio della Sapienza a Roma (equiparo’ i sessantottini ai fascistelli e perciò fu inviso e tanto da noi studenti post68; poi finì negli ultimi anni per studiare solo Giovanni Gentile, così, tanto per dire). Oggi credo che sia il prof. Claudio Moreschini, dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma e autore di una pregevole “Storia del pensiero cristiano tardo-antico” (2013), tra i più analitici continuatori della lezione di Reale, Gilson e forse anche di Del Noce. 
Tutti, comunque, sono e siamo debitori di Werner Jaeger (1888/1961), filologo filosofo tedesco, poi riparato negli USA, studioso e commentatore di Aristotele nonché convinto assertore dei valori educativi classici, tanto da lasciarci quel vero e proprio capolavoro che è PAIDEIA e che si fa ricordare anche per le sue doti di studioso della patristica, in particolare di Gregorio il nisseno e dei rapporti tra cristianesimo primitivo e paideia greca. 
- Uno dei grandi limiti che intravedo in questi grandi studiosi, è l’aver ristretto la “spiritualità”, costante psichica dell’animus umano, alla sola dimensione religiosa. La simbologia, che è una delle proiezioni di questa attività, alla sola ritualità di una fede.
Chi studia il rapporto tra filosofia/metafisica e la sua trasformazione in chiave religiosa in teologia, deve fare sempre i conti con la sua stessa formazione e coscienza filosofica, oscillante tra fede e ragione, rivelazione ed empiria, tra misticismo ascetico e intelletto attivo, tra libertà/necessità e volontà, tra estasi e tautologiche prove ontologiche, tra cattedrali che si ergono verso il cielo e le miserie umane di un mondo che quelle stesse cattedrali costruiscono. Il dubbio degli agnostici è, in definitiva, il loro stesso dubbio. L’inintuibile e l’inesprimibile è sempre tragicamente in silenzio. (fe.d.)  

«Il discorso sulla negatività non sarebbe affatto completo se non si parlasse della sofferenza, ma dato che la sofferenza è non solo negatività, ma è una tale svolta nella realtà che capovolge il negativo in positivo, [...] questo fa già parte di quella tragedia cosmoteandrica che è la vicenda universale.»
(Luigi Pareyson, Ontologia della libertà, pag. 59, Einaudi, Torino 1995)



Giovanni Reale (1931/2014)




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