le lenti di Gramsci

venerdì 1 novembre 2019

IL FEMMINISMO o E’ ANTICAPITALISTA o non è


Il femminismo radicale di Nancy Fraser si coniuga con le lotte sociali di emancipazione e liberazione di classe e di genere, e critica la deriva del femminismo borghese, che antepone il sessismo identitario al rivendicazionismo del welfare state per la trasformazione dell’intelletto collettivo e della prassi conseguente:
“abbiamo assolutizzato la critica del sessismo culturale proprio nel momento in cui le circostanze avrebbero richiesto di raddoppiare l’attenzione intorno alla critica dell’economia politica.”
ripubblichiamo, dal sito di “Effimera”, [che ritiene che più che il rivendicazionismo vada esplorato “il tema della ri-appropriazione e dell’auto-valorizzazione di pratiche autonome di welfare e di cooperazione sociale produttiva”; (e perché non entrambi, ci domandiamo?)] l’articolo divenuto giustamente celebre della Fraser su “The Guardian” il 14 ottobre u.s. /
~fe.d.

Come femminista ho sempre pensato che, combattendo per l’emancipazione delle donne, stavo anche costruendo un mondo migliore – più egualitario, più giusto, più libero. Ultimamente ho cominciato a temere che gli ideali ai quali le femministe hanno aperto la strada vengano utilizzati per scopi molto diversi. Mi preoccupa, in particolare, che la nostra critica del sessismo fornisca oggi giustificazione a nuove forme di disuguaglianza e di sfruttamento.
Quasi fosse un crudele scherzo del destino, il movimento per la liberazione delle donne sembra essersi avviluppato in una relazione pericolosa con gli sforzi neoliberisti nel costruire la società del libero mercato. Questo potrebbe spiegare perché una serie di idee femministe, che un tempo facevano parte di una visione del mondo radicale, oggi vengono utilizzate a fini individualistici. In passato, le femministe criticavano una società dove si promuoveva il carrierismo, adesso viene consigliato alle donne di “affidarsi”. Il movimento delle donne una volta aveva come priorità la solidarietà sociale, oggi festeggia le imprenditrici. La prospettiva di allora valorizzava la “cura” e l’interdipendenza umana, ora incoraggia il progresso individuale e la meritocrazia.
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