le lenti di Gramsci

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martedì 14 settembre 2021

Ernesto de Martino: Intorno all' opera “Naturalismo e storicismo nell’etnologia”, Laterza, 1941


 

- la nostra raccolta di saggi ha la piccola ambizione di provvedere, per la parte che le spetta, a ristabilire la circolazione interrotta, e a mettere almeno in comunicazione due domini che coesistono estranei l’uno accanto all’altro: il dominio etnologico e quello della più progredita metodologia della storia. (pag.11) 

 


  • mi sembrò che a rinnovare l’esorcismo fallito potesse concorrere una nuova etnologia, concepita come conquista di una ragione più ampia ed efficace della ragione tradizionale, maturatasi attraverso una storia essenzialmente interna della civiltà occidentale, dal Rinascimento all’Illuminismo, dalla ragione illuministica a quella storicistica. Si trattava di provare e riprovare la ragione storica dell’Occidente attraverso l’esperimento desueto con l’ethnos e di comprendere meglio le autentiche civiltà dell’ethnos distinguendole da quel primitivismo, contesto di sermon prisco e di bugia moderna, che operava in modo immediato e incontrollato nel costume e nella vita morale della nostra civiltà; si trattava di liberarsi, attraverso la scienza dell’ethnos, dai cosiddetti «etnocentrismi occidentali» e dalle loro inconsapevoli proiezioni sia nelle civiltà dell’ethnos sia nella «natura umana in generale»; si trattava di analizzare le condizioni storiche in cui, nelle civiltà primitive, erano maturate esperienze e risposte culturali diverse dalle nostre, e di chiarire come quelle esperienze e quelle risposte, lasciate rigerminare nelle condizioni della civiltà moderna, perdevano la loro autenticità e maturavano in conflitti e in contraddizioni che, in ultima istanza, avrebbero condotto la civiltà moderna alla catastrofe. Ma soprattutto si trattava di una presa di coscienza culturale che, nel momento stesso in cui si apriva alla comprensione delle civiltà cosiddette primitive, poneva in causa la stessa determinazione borghese della civiltà occidentale, la sottoponeva a verifica, ne misurava i limiti interni di origine e di sviluppo: ma tutto ciò nell’intento di guadagnare una migliore fedeltà al carattere e al destino della civiltà occidentale, ed evitando la falsa pietà storica dell’irrazionalismo variamente abdicante, gli smarrimenti di un relativismo senza prospettiva e le sospensioni pseudo-oggettivistiche di un neutralismo che tradiva la morte di ogni capacità di scelta e della stessa volontà di storia.

da Promesse e minacce dell’etnologia, in Furore, simbolo e valore, Milano, 1962, pp.69-70.



INDICE di Naturalismo e storicismo nell’etnologia, Laterza, 1941

Introduzione (pag.7)

Saggio critico sul prelogismo di Levi-Bruhl (pag.17)

Un problema mal posto dell’etnologia religiosa: la prima forma di religione (pag.77)

I principi della scuola storico-culturale (pag.119)

Intorno ad alcune scritture di metodologia etnologica (pag.169)

Indice dei nomi (pag.211)

Indice analitico (pag.215)



Ernesto de Martino (1908/1965)


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