le lenti di Gramsci

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venerdì 3 settembre 2021

GRAMSCI: L’ANALISI e LA CLASSE - l'intellettuale 'organico' alle classi subalterne

 


Tra POPOLO e INTELLETTUALI: sapere, comprendere e sentire

Una tra le più belle pagine di Gramsci

Tra il pedantismo separato dell’accademia e la “filologia vivente”, Gramsci esorta con quest’ultima ad entrare in connessione ”sentimentale” con i gruppi subordinati, per stabilire la sintonia tra l’analisi e la classe.
L’intellettuale ’organico’ alle classi subalterne infatti si rende funzionale ad un progetto di liberazione delle stesse per una “vittoria permanente”: “solo la vittoria «permanente» spezza, e non immediatamente, la subordinazione”. [Q.25 (XXIII)] - ferdinando dubla

§ ⟨67⟩. Passaggio dal sapere al comprendere, al sentire, e viceversa, dal sentire al comprendere, al sapere. L’elemento popolare «sente», ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale «sa», ma non sempre comprende e specialmente «sente». I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra. Non che il pedante non possa essere appassionato, anzi; la pedanteria appassionata è altrettanto ridicola e pericolosa che il settarismo e la demagogia piú sfrenati. L’errore dell’intellettuale consiste ⟨nel credere⟩ che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l’oggetto del | sapere) cioè che l’intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il «sapere»; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (cosí detto centralismo organico). Se il rapporto tra intellettuali e popolo-nazione, tra dirigenti e diretti, tra governanti e governati, è dato da una adesione organica in cui il sentimento-passione diventa comprensione e quindi sapere (non meccanicamente, ma in modo vivente), solo allora il rapporto è di rappresentanza, e avviene lo scambio di elementi individuali tra governati e governanti, tra diretti e dirigenti, cioè si realizza la vita d’insieme che sola è la forza sociale, si crea il «blocco storico». Il De Man «studia» i sentimenti popolari, non con-sente con essi per guidarli e condurli a una catarsi di civiltà moderna: la sua posizione è quella dello studioso di folclore che ha continuamente paura che la modernità gli distrugga l’oggetto della sua scienza. D’altronde c’è nel suo libro il riflesso pedantesco di una esigenza reale: che i sentimenti popolari siano conosciuti e studiati cosí come essi si presentano obbiettivamente e non ritenuti qualcosa di trascurabile e di inerte nel movimento storico.
Cfr. Quaderno 4 (XIII), PP. 64 bis - 65.
- Quaderno 11 (XVIII) 1932-1933 ⟨Introduzione allo studio della filosofia⟩
da edizione critica Gerratana, Einaudi, 1975, vol. II, pag. 1505/1506



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