IL VOLO SPEZZATO (4)
Non abbiamo argomenti tabù nella
storia della Cina di Mao. Ci dispiace per i salmodianti, se ce ne sono ancora,
ma più spinosi sono i nodi storici, più ci interessa districarli.
La vicenda di Shangguan Yunzhu è uno
di questi. Il Presidente amava Shangguan. Quanto di questo amore pesò sul
destino dell’altra "stella" di Shanghai, Jiang Qing? sua quarta
moglie.
- Nella "Rivoluzione Culturale"
— da lei guidata — la situazione era andata fuori controllo, scivolando in un
frazionismo violento che minacciava le basi stesse dello Stato. Mao decise
dunque di interromperla: e la rivoluzione fu interrotta.
Il Presidente recuperò il comando
affidandosi alla “vecchia guardia”, ai rivoluzionari della Lunga Marcia e di
Yan’an. Lo fece per necessità politica di consolidamento, certo, ma forse anche
per il dolore e l'amore verso Shangguan.
Perché la storia non è fatta solo di
decreti, ma di soggettività che si scontrano.
La
tragica fine di Shangguan Yunzhu, una delle dive più luminose del cinema
cinese, rappresenta uno dei momenti più bui e complessi della storia culturale
del Paese. La sua stella si spense il 23 novembre 1968, vittima diretta degli
eccessi estremistici che caratterizzarono la "Rivoluzione Culturale"
sotto la guida di Jiang Qing. In quegli anni, il radicalismo del gruppo
politico di Shanghai trasformò la legittima critica al passato borghese in una
persecuzione sistematica che non risparmiò nemmeno coloro che, come Shangguan,
avevano goduto della stima personale di Mao Zedong. Il Presidente, che era un
sincero ammiratore dell'arte dell'attrice, si trovò inizialmente a gestire un
movimento che, nella sua spinta iconoclasta, sfuggiva parzialmente al controllo
centrale, finendo per schiacciare figure di alto profilo intellettuale. Fu
proprio Mao, rendendosi conto della pericolosità di tali derive, a intervenire
in un secondo momento per fermare gli eccessi più violenti della "Rivoluzione
Culturale", agendo per ragioni di stabilità politica e per preservare le
strutture stesse dello Stato.
SHANGGUAN YUNZHU: IL VOLO SPEZZATO DI UNA STELLA DI SHANGHAI
La tragica
fine di Shangguan Yunzhu, una delle dive più luminose del cinema cinese degli
anni Quaranta, viene rielaborata da Anchee Min ne Il pavone rosso (op.cit.,
pp.276-280) attraverso le lenti deformanti del melodramma passionale. Nel
romanzo, la morte dell'attrice è descritta come un auto-avvelenamento causato
dalla gelosia ossessiva di Jiang Qing, trasformando un dramma politico in una faida
sentimentale da corte imperiale. Tuttavia, la decostruzione storica ci
restituisce una verità molto più cruda e complessa che va ben oltre la rivalità
amorosa per l'attenzione di Mao Zedong.
- Shangguan
Yunzhu non scelse il silenzio del veleno, ma morì gettandosi da una finestra il
23 novembre 1968, al culmine di una serie di interrogatori brutali condotti
dagli apparati di sicurezza. La sua colpa, agli occhi del Gruppo per la
Rivoluzione Culturale, non era solo il presunto legame privato con il Presidente,
ma ciò che lei rappresentava esteticamente e culturalmente: il cosmopolitismo
borghese di Shanghai che Jiang Qing intendeva eradicare per far posto
all'<eroismo proletario> delle “Opere Modello”.
Interpretare
il suo suicidio come una morte per gelosia, come fa la narrativa della
diaspora, serve a occultare lo scontro violento tra due mondi e a ridurre la
complessa paranoia securitaria di quegli anni a una semplice questione di
"cuore infranto".
La vicenda
di Shangguan Yunzhu resta un monito sulle contraddizioni della ‘rivoluzione di
lunga durata‘, dove la legittima necessità di superare i modelli culturali del
passato si intrecciò tragicamente con gli eccessi di una persecuzione che finì
per schiacciare il singolo sotto il peso di una trasformazione epocale.
foto 1.: Shangguan Yunzhu nel fulgore della sua carriera a Shanghai. > Questo ritratto cattura l'estetica sofisticata e il fascino della "Parigi d'Oriente" che Jiang Qing voleva superare. Nella decostruzione di Anchee Min, questa bellezza diventa il movente di una gelosia mortale, mentre storicamente rappresentava l'ultimo baluardo di una cultura urbana che la Rivoluzione Culturale cercava di rifondare radicalmente.
foto 2.: un ritratto autografo dell'attrice. >
Shangguan Yunzhu decise di restare nella Cina continentale dopo il 1949,
cercando un difficile compromesso con il nuovo ordine socialista. La sua morte
nel 1968 segna il punto di rottura definitivo tra l'eredità cinematografica
classica e il rigore ideologico imposto dalla fazione di Shanghai, un passaggio
che la letteratura contemporanea riduce troppo spesso a cronaca privata.
ZHANG CHUNQIAO, LA MENTE DEI “QUATTRO”
L'analisi
della transizione socialista non può prescindere dalla figura di Zhang
Chunqiao, che all’interno del Gruppo per la Rivoluzione Culturale ricoprì il
ruolo di architetto teorico e di principale mente politica. Lungi dall’essere
un semplice agitatore, Zhang fu un intellettuale organico di altissimo profilo,
capace di tradurre le istanze della mobilitazione di massa in una dottrina
sistematica sulla continuità dello Stato. La sua opera fondamentale del 1975,
“Sull’esercizio della dittatura integrale sulla borghesia“, rappresenta ancora
oggi un documento imprescindibile per comprendere come la grande costruzione
cinese abbia affrontato il problema della persistenza del diritto borghese e
delle gerarchie salariali all’interno di un’economia pianificata. Per Zhang
Chunqiao, la rivoluzione non era un atto unico ma un processo di lunga durata
necessario a impedire la cristallizzazione di nuove burocrazie, una visione che
oggi viene richiamata con le moderne campagne per la disciplina del Partito e
per la “rivitalizzazione“ ideologica. Gli scritti di Zhang, comprese le
riflessioni raccolte durante i lunghi anni di prigionia fino alla morte nel
2005
lettere alla
figlia scritte da Zhang - • Titolo inglese: Zhang Chunqiao: “On the Cultural
Revolution and Beyond” (pubblicato da Verso Books nel 2017); mostrano una
coerenza intellettuale che cercava di salvaguardare la sovranità nazionale e
l’integrità del progetto socialista.
IL COLLETTIVO RIVOLUZIONARIO TRA COSCIENZA E
DOGMATISMO
Il libro di Anchee Min “Red Azalea” (1994) pur nato come critica al sistema, contiene al suo interno la prova della potenza egemonica dell'estetica di Jiang Qing e della sua capacità di mobilitare le passioni più nobili della classe operaia e contadina.
Azalea rossa era l’ideale della
compagna Jiang Qing, la sua creatura, il suo sogno, la sua vita. Era questo il
personaggio per cui dovevamo competere, e se una di noi l’otteneva raggiungeva
la celebrità. La storia di Azalea rossa era una storia di passione nel rumor
dei cannoni. Parlava di come dovrebbe vivere una donna, parlava di un amore
proletario che durava fino alla morte. Per me, non era solo un film sul periodo
della guerra, sulla nostra storia, era un film riguardo a ciò che era l’essenza
di una vera eroina, l’essenza di Yan, e su come io stessa avrei dovuto continuare
a vivere la mia vita.,
da Azalea Rossa, cit., pag. 148
L'analisi
del collettivo di lavoro e di studio descritto da Anchee Min in Azalea Rossa ci offre una lente
fondamentale per comprendere la dialettica interna alla grande costruzione
socialista. Attraverso le figure di Yan e Lu, responsabili e capo-squadra dei
collettivi di lavoro, si delineano due modalità antitetiche di intendere la
direzione politica e la formazione dell'”uomo nuovo”. Yan incarna l'ascesi
rivoluzionaria e la coerenza ideale: il suo comando non è burocratico ma
pedagogico, basato sul superamento marxista degli incentivi materiali a favore
di una realizzazione totale nel bene collettivo. In lei, la disciplina è
l'espressione di una coscienza di classe autentica che agisce come avanguardia
della ‘rivoluzione di lunga durata‘. Al contrario, la figura di Lu esemplifica
la degenerazione del pensiero di Mao in una religione salmodiante e
inquisitoria; il suo è un fanatismo performativo che utilizza il dogma come
paravento per brame di potere personali e controllo gerarchico. Questo scontro
non è una semplice disputa caratteriale, ma riflette la tensione tra la spinta
all'emancipazione e la persistenza del "diritto borghese" e di
strutture mentali pre-rivoluzionarie all'interno del partito. In questo
contesto, il film e l'opera “Azalea Rossa“ assumono un significato che
trascende l'estetica: per la protagonista, l'eroina del gruppo politico guidato
da Jiang Qing, non è solo un personaggio da interpretare, ma l'essenza stessa
di una vera eroina proletaria. Rappresenta l'ideale di una passione politica
che si fonde con la vita, di un amore che dura fino alla morte nel rumore dei
cannoni e che impone una tensione etica costante. Recitare quel ruolo
significava, per la gioventù dell'epoca, tentare di raggiungere l'altezza
morale di Yan, trasformando la propria esistenza in uno strumento di ‘trasformazione
antropologica‘ verso il comunismo. La tragedia della rivoluzione interrotta (+)
risiede proprio nel divario tra questo
sogno di onnilateralità (Marx) e la realtà di una direzione che, in certi
quadri intermedi, smarriva la bussola della dialettica per rifugiarsi nel
formalismo dogmatico, segnando il confine tra la liberazione della coscienza e
la sua alienazione burocratica.
+ (vedi in questo blog E
la rivoluzione fu interrotta, L'analisi e la classe, 8 nov 2025)
L’EROTISMO RIVOLUZIONARIO nella
transizione femminista al comunismo
[decostruzione del romanzo di Anchee Min “Azalea Rossa” - 1993]
AMORE E DESIDERIO NEL COLLETTIVO DI LAVORO MAOISTA
Analizziamo
un passaggio cruciale di Azalea rossa (ed.it., Guanda, 1994, pp. 174-177) in
cui Anchee Min descrive la tensione emotiva ed erotica tra la protagonista e la
sua comandante Yan all'interno di un collettivo agricolo durante la "Rivoluzione
Culturale". La narrazione di questo legame, in una lettura
decostruzionista, non va interpretata come una semplice vicenda privata, ma
come il tentativo di scrostare le sedimentazioni della vecchia società feudale
e patriarcale per unire amore e rivoluzione nel processo di transizione al
socialismo. Il desiderio descritto dalla narratrice rappresenta infatti la
trasposizione fisica dell'attrazione delle masse verso l'avanguardia
ideologica, dove l'amore per Yan diviene inseparabile dalla sua funzione di
modello di coerenza e ascesi rivoluzionaria. In questo contesto, l'eros smette
di essere un rifugio individuale di stampo borghese per trasformarsi in una
sfida radicale ai rapporti di forza tradizionali, delineando un'utopia
femminile in cui l'emancipazione è talmente profonda da ridefinire i legami
affettivi al di fuori degli schemi del passato. Amarsi nel collettivo di lavoro
significa dunque tentare una sintesi suprema in cui la passione politica si
fonde con la sostanza umana, cercando di forgiare quella coscienza di classe totale
capace di trasformare anche i sentimenti in energia trasformatrice. Sebbene la
Min sottolinei la sofferenza derivante dalla disciplina di ferro, questa
analisi ci permette di scorgere in queste pagine il travaglio necessario per la
nascita dell' "uomo onnilaterale" (Marx), dove la ricerca dell'eroina
proletaria passa inevitabilmente attraverso la costruzione di una nuova
sensibilità che non separa l'affetto dalla prassi rivoluzionaria. La tragedia
della "rivoluzione interrotta" risiede proprio nella difficoltà di
stabilizzare questa altezza etica, ma resta la testimonianza di un momento
storico in cui la grande costruzione socialista ha tentato di liberare ogni
ambito dell'esistenza, inclusa la sfera più intima del desiderio.
precedenti
QUELLA
STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (1a parte)
JIANG QUING O DELL'AMORE RIVOLUZIONARIO [1]
la rivoluzione ininterrotta di Madame Mao [2]
QUELLA
STELLA DELLA CINA CHE BRILLA NEL CIELO (2a parte)
IL CUORE DEL POTERE (3)
(a cura di Ferdinando Dubla)








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