la
nuova democrazia maoista è superamento di una doppia subalternità
gennaio
1940. Yan’an
Il nodo teorico della concezione di
“nuova democrazia” di Mao è la transizione al socialismo. Stretto nella morsa
dell’aggressione giapponese alla Cina e al furore anticomunista del suo alleato
nazionalista, alleato che finora ha goduto della fiducia immotivata di Stalin e
delle ‘spinte unitarie’ dei cominternisti del PCC come Wang Ming, Mao rimane
saldo nell’obiettivo strategico: una democrazia di tipo nuovo, un “blocco
storico” di classe ma che abbia forza motrice rivoluzionaria nella classe
contadina povera; dunque il proletariato urbano diventa alleato ma non ha
centralità egemonica nella lotta di classe e quindi perde di importanza la
borghesia compradora rispetto alla borghesia latifondista. Non c’è bisogno
alcuno di sviluppare nessun capitalismo come forma di dominio borghese,
altrimenti si replicherebbe la causa imperialista dello stesso dominio. La
‘doppia subalternità’ del popolo cinese si deve alla struttura semifeudale
delle campagne nella forma politica della semicolonia. Anche teoricamente,
allora, il leninismo di Mao non è scolastico e meccanicistico, ma creativo
marxismo aderente al reale contesto storico-politico nella pratica
rivoluzionaria.
Mao prende il nucleo
dell’analisi leninista dell’imperialismo ma la rilegge alla luce della realtà
semicoloniale e semifeudale della Cina: la rivoluzione diventa principalmente
rurale e anti‑imperialista.
- Mantiene la
concezione di un partito avanguardistico e centralizzato, ma la integra con una
dottrina pratica (linea di massa, lotta fra due linee, rivoluzione di lunga
durata) per garantire che la guida del partito resti saldamente radicata nel
popolo e possa vincere in un contesto di guerra prolungata.
Dunque:
- rielaborazione del
concetto leninista di democrazia rivoluzionaria nella dottrina maoista della
nuova democrazia (Xin Minzhu Zhuyi),
un adattamento diretto alla logica della "doppia subalternità". [cfr.
La lotta di classe espressa con il
pensiero: Lenin, Mao e la “doppia subalternità”, (a cura di Ferdinando
Dubla) in L’analisi e la classe, 14.12.2025]
http://ferdinandodubla.blogspot.com/2025/12/la-lotta-di-classe-espressa-con-il.html
La
rielaborazione maoista del leninismo:
dalla dittatura democratica rivoluzionaria alla nuova democrazia
Il concetto di nuova
democrazia (sviluppato da Mao tra la fine degli anni '30 e l'inizio degli anni
'40, in particolare in Sulla nuova
democrazia, 1940) rappresenta la risposta maoista alla domanda: "Quale
forma politica e di governo è necessaria per guidare un paese a doppia
subalternità (semi-coloniale e semi-feudale) attraverso una rivoluzione di
lunga durata?"
Sulla
nuova democrazia è un articolo pubblicato nel n. 1 della
rivista Cultura cinese, fondata a Yenan nel gennaio del 1940. (cfr. Opere di
Mao Tse Tung, vol. 7, ed. Rapporti Sociali, 1991-1994, pp.187-228)
Lenin, in Due tattiche della socialdemocrazia nella
rivoluzione democratica (1905), teorizzò che, nelle condizioni di
arretratezza della Russia zarista, la fase immediatamente successiva al
rovesciamento dello Zar non sarebbe stata una rivoluzione socialista, ma una
rivoluzione democratica-borghese guidata dal proletariato e sostenuta dai
contadini. L’obiettivo leninista: completa liquidazione del feudalesimo
(monarchia, latifondo) e pieno sviluppo del capitalismo, per poi passare alla
fase socialista.
La forma di potere è la
dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini
(un'alleanza di classi per compiti democratici).
Cfr. https://www.cheguevararoma.it/wp-content/uploads/2017/08/2a_-Due-tattiche.pdf
La specificità cinese e il superamento delle
fasi (nuova democrazia)
Mao accetta la tesi
leninista della necessità di una fase "democratica" in un paese
arretrato. Tuttavia, data la doppia subalternità e la ferocia dell'imperialismo,
conclude che non è possibile uno sviluppo capitalistico indipendente. Qualsiasi
borghesia nazionale che tenti di instaurare una democrazia occidentale
finirebbe rapidamente per ricadere sotto il controllo del capitale finanziario
e dei compradores imperialisti (fallimento della borghesia nazionale).
• La rivoluzione
democratica deve essere guidata dal proletariato (tramite il PCC): per
garantire che la lotta anti-feudale e anti-latifondista mantenga un carattere
anti-imperialista e non venga dirottata dal capitalismo mondiale.
La nuova democrazia è
quindi l'applicazione pratica della teoria leninista, ma con una differenza
cruciale: è una rivoluzione democratica che non mira alla dittatura della
borghesia, ma prelude direttamente al socialismo, sotto la guida del partito
proletario.
Cfr. Categorie per una teoria della subalternità
(a cura di Ferdinando Dubla), in L'analisi e la classe, 9.01.2023 http://ferdinandodubla.blogspot.com/2023/01/categorie-per-una-teoria-della.html
“Per il suo carattere
sociale, nella sua prima fase o primo passo, la rivoluzione in una colonia o
semicolonia resta fondamentalmente una rivoluzione democratica borghese e
oggettivamente il suo obiettivo è quello di sgombrare il terreno per lo
sviluppo del capitalismo; tuttavia questa rivoluzione non è più una rivoluzione
del vecchio tipo, diretta dalla borghesia e mirante all’edificazione di una
società capitalista e di uno Stato di dittatura borghese. Essa fa parte del
nuovo tipo di rivoluzione, diretta dal proletariato e mirante all’edificazione,
nella prima fase, di una società di nuova democrazia e di uno Stato di
dittatura congiunta delle varie classi rivoluzionarie. Perciò questa
rivoluzione ha il compito effettivo di aprire una strada ancora più larga per
lo sviluppo del socialismo.”,
Mao Tse Tung, Opere, vol.7, ed. Rapporti Sociali,
1991-1994, pag. 191.
La “nuova democrazia” è
dunque la dittatura congiunta di tutte le classi rivoluzionarie sotto la guida
del proletariato. Essa è una forma statale di transizione tipica delle colonie
e dei paesi semicoloniali, e differisce sia dal sistema statale della vecchia
democrazia capitalista sia dalla dittatura socialista del proletariato (gennaio
1940).
Nel 1940, Mao Zedong
era saldamente alla guida del Partito Comunista Cinese (PCC), basato nella
regione di Yan'an, mentre la Cina era impegnata nella lotta contro l'invasione
giapponese e nella guerra civile con i nazionalisti di Chiang Kai-shek, con i
comunisti che svolgevano operazioni di guerriglia: da agosto a dicembre di
quell’anno ci fu la famosa "Offensiva dei Cento Reggimenti" che
consolidò il “potere rosso” nelle campagne, slancio per la vittoria finale
della rivoluzione.
#critical_maoism #maoismo_critico
Maoismo critico è la
pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e
di Subaltern studies Italia
https://www.facebook.com/people/Maoismo-critico/61578791308175/
foto 1. Yan’an 1940
foto 2. un soldato comunista cinese sventola la bandiera della Repubblica di Cina durante l'Offensiva dei Cento Reggimenti (da Wikipedia)













