Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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lunedì 24 novembre 2025

SARTRE E IL MAOISMO - La ricezione del maoismo in Occidente (MAO-SPONTEX)

 

LA CAUSE È DU PEUPLE - La GAUCHE È PROLETARIA - Sinistra Proletaria in Italia



La relazione tra Jean-Paul Sartre e il maoismo, culminata nel suo "periodo maoista", rappresenta un momento cruciale e complesso nella storia dell'intellettuale francese, strettamente legato allo spirito di ribellione che animò l'Occidente a partire dal 1968.

Sartre si avvicinò alla sinistra marxista e maoista dopo la pubblicazione di “Critica della ragione dialettica” (1960) negli anni successivi, in un'ottica di "doppio rifiuto" del capitalismo e del socialismo ‘reale’ sovietico.

- Il “periodo maoista” di Jean‑Paul Sartre si colloca soprattutto tra la fine degli anni ’50 e i tardi anni ’60, con il culmine della simpatia pubblica per il maoismo e, in particolare, per la Rivoluzione culturale nella seconda metà degli anni ’60. Sartre si impegnò personalmente, ad esempio, vendendo per strada il giornale della sinistra maoista La Cause du Peuple, abbracciando un ruolo di intellettuale militante che si mette al servizio della prassi rivoluzionaria di base, al di fuori delle strutture partitiche tradizionali.

Non si trattò però di una trasformazione ideologica improvvisa, ma di un’evoluzione dentro il suo impegno politico: dalla critica alla società borghese e all’imperialismo dopo la seconda guerra mondiale, verso un’adesione crescente alle lotte anticoloniali e alle speranze rivoluzionarie del Terzo Mondo, culminanti nell’apprezzamento per le pratiche radicali di massa promosse dalla Cina maoista.

Le caratteristiche principali del suo orientamento maoista furono

§ il passaggio dal filone esistenzialista teorico a un dialogo sempre più esplicito con il marxismo e con le pratiche rivoluzionarie anticoloniali.

§ il sostegno pubblico a movimenti di liberazione e alle rivoluzioni “terzomondiste”; la forte critica all’imperialismo occidentale e le critiche alla burocratizzazione dell’URSS;

§ apprezzamento per la dimensione “rivoluzionaria di massa” incarnata dalla Rivoluzione culturale (nel periodo 1966–1976), che per Sartre rappresentava un tentativo radicale di rinnovamento sociale e culturale.

§ partecipazione politica nel dibattito francese: le posizioni di Sartre contribuirono a legittimare e a ispirare gruppi di estrema sinistra in Francia (compresi movimenti maoisti) negli anni ’60.

§ l'attrazione per il maoismo fu un’espressione del suo tentativo di trovare una filosofia della rivoluzione che superasse i limiti dell’ortodossia, radicando la dialettica nell'azione concreta della libertà individuale che si fa prassi collettiva e destrutturante.

Opere e testi rilevanti

- Recherche d’une méthode (Ricerca di un metodo), 1960 — testo fondamentale in cui Sartre cerca una sintesi tra marxismo e analisi esistenzialista; è il quadro teorico che giustifica i suoi successivi impegni politici.

- Prefazione a Frantz Fanon, Les Damnés de la Terre (I dannati della terra), ed. francese 1961 — il famoso saggio-prefazione difende la lotta anticoloniale e la possibilità della violenza rivoluzionaria; è centrale per comprendere la sua vicinanza alle lotte del Terzo Mondo.

- Numerosi saggi, articoli e interviste presenti nelle raccolte “Situations” (più volumi, soprattutto anni ’50–’70) e in articoli pubblicati su Les Temps Modernes (la rivista che Sartre contribuì a fondare) dove espresse riconoscimenti e analisi sulla Cina e sulla Rivoluzione Culturale. Molti dei suoi interventi politici e giudizi su eventi contemporanei compaiono in queste sedi.

Note su scritti specifici sulla Cina/Rivoluzione Culturale

- Sartre pronunciò valutazioni pubbliche favorevoli alla Rivoluzione Culturale negli anni 1966–1968 e difese, in diverse occasioni, le aspirazioni anti‑burocratiche che vi scorgeva. Gran parte di queste valutazioni è distribuita in articoli, interviste e prefazioni piuttosto che in un singolo libro dedicato esclusivamente alla Cina.

 

Dopo il picco di simpatia per il maoismo negli anni ’60, come molti intellettuali europei, Sartre mantenne una posizione complessa e non dogmatica: rimase critico verso molte forme di autoritarismo pur continuando a sostenere le lotte anticoloniali e i movimenti rivoluzionari fino agli anni ’70.

Testi principali

- Recherche d’une méthode, Gallimard, 1960.

- Préface à Frantz Fanon, Les Damnés de la Terre (Prefazione a I dannati della terra), Éditions Maspero, 1961.

 

Traduzione dal francese all’italiano della voce di Wikipedia “La cause du peuple”

La Cause du peuple è un giornale della Gauche prolétarienne creato nel maggio 1968, attivo fino al 1972 e poi di nuovo attivo dal 1973 al 1978. L'attuale quotidiano Libération deriva direttamente dal periodo 1968–1972.

Storia

La Cause du peuple è fondato il 1° maggio 1968 da Roland Castro e diventa alcuni mesi dopo il canale stampa dell'UJC (ml) tramite il Mouvement de soutien aux luttes du peuple. Il suo nome all'epoca è Servir le peuple.

Il 1° novembre 1968 viene lanciata una nuova serie con JeanPierre Le Dantec come direttore responsabile. Il suo nome (Servir le peuple) e il suo posizionamento vengono cambiati per adottare lo spontaneismo maoista. Diciotto numeri usciranno fino al 13 marzo 1970, in occasione del primo sequestro del giornale.

In precedenza il ministro dell'Interno aveva fatto proibire soltanto la rivista Tricontinentale il 22 gennaio 1969, una pubblicazione nata durante la Conferenza tricontinentale di solidarietà con i popoli d'Asia, Africa e America Latina a Cuba nel 1966 e diffusa dalla Libreria Maspéro.

Per il numero diciannove della CDP del 14 aprile 1970, Michel Le Bris è direttore responsabile. Dal numero venti del 1° maggio 1970 JeanPaul Sartre è direttore responsabile fino al numero 39 dell'1 maggio 1971. Il giornale si fonde poi, nel maggio 1971, con J'accuse (mensile), lanciato il 15 gennaio 1971 con il sostegno di numerose personalità delle arti e della letteratura, tra cui Michel Foucault, JeanPaul Sartre, Simone de Beauvoir e André Glucksmann. Quarantotto numeri usciranno fino al 13 settembre 1973.

Una nuova e ultima serie verrà pubblicata a partire da novembre 1974 con Daniel Gréaume come direttore responsabile. Dopo undici numeri fino a settembre 1976, egli viene sostituito da Solange Creton fino al numero ventuno del febbraio 1978.

 

Linea e vicende politiche e giudiziarie

La linea editoriale del giornale è innanzitutto definita dalla direzione della Gauche prolétarienne:

- militante: sostegno quasi totale a tutte le rivolte, gli scioperi, le occupazioni dei luoghi di lavoro, il sequestro dei padroni, l'occupazione degli alloggi; 

- antiautoritaria: contro il PCF, la CGT, la CFDT, la polizia (per un controllo della polizia), contro la scuola, per la difesa dei prigionieri, degli immigrati, delle minoranze linguistiche (occitani, bretoni), degli oppressi, a favore dell'aborto; 

- politica estera: filocinese, filovietnamita, propalestinese, antisovietica, antiamericana, anticolonialista.

 

Nel 1970, mentre ogni settimana l'hebdomadaire La Cause du Peuple viene sequestrato appena pubblicato per decreto del ministro dell'Interno Raymond Marcellin (maggio 1970), il primo giudice istruttore di Parigi Pierre Galmiche fa arrestare e porre in custodia cautelare il suo direttore JeanPierre Le Dantec per «insulti e diffamazione verso la polizia, provocazione all'omicidio, al crimine e alla sicurezza dello Stato». Lo scrittore Michel Le Bris assume allora la responsabilità legale del giornale contro il quale ogni settimana il Ministro dell'Interno emette un decreto di sequestro. Anche Le Bris viene arrestato e il 27 maggio i due direttori responsabili sono condannati a un anno e otto mesi di carcere duro per «provocazione a crimini contro la sicurezza dello Stato e apologia dell'omicidio, del furto, del saccheggio e dell'incendio». In quello stesso 27 maggio la Gauche prolétarienne viene vietata. In occasione del processo si verificano violenti scontri tra polizia e manifestanti. Per far fronte a questa repressione sistematica, JeanPaul Sartre è sollecitato a diventare il nuovo direttore responsabile de La Cause du Peuple



 Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir et Jean Edern Hallier distribuent La Cause du Peuple en 1970

 

Viene arrestato insieme a Simone de Beauvoir il 26 giugno 1970 mentre distribuiva il giornale sui Grands boulevards a Parigi (foto) per poi essere liberato un'ora e un quarto dopo l'arresto. Il 24 settembre compare davanti ai giudici Pierre Camille Galmiche e Jean Sableyrolles, che lo prosciolgono dalle imputazioni.

Il governo non oserà prendersela con lui (secondo la famosa frase del generale de Gaulle, parlando di Sartre: «Non si mette Voltaire in prigione».

Nell'ottobre 1971 il cantante anarchico Léo Ferré, visceralmente antiautoritario e fervente difensore della libertà di espressione, sostiene il giornale creando «a caldo» sul palco di Bobino il brano «Le Conditionnel de variétés», volto ad allertare il suo pubblico — non necessariamente di sinistra — sulla situazione. Questa canzone verrà poi incisa nell'album La Solitude, pubblicato alla fine del 1971.

Serge July, giornalista de La Cause du peuple, anima le tribune. Firma una tribuna libera su Le Monde dell'11 aprile 1970. Dopo il suo periodo in carcere, Michel Le Bris diventerà un attivista del Groupe d'information sur les prisons



Con l'aiuto di Guy Lardreau, JeanPaul Sartre prende il testimone come gestore e vende La Cause du Peuple (davanti alle telecamere) nei mercati (in foto) e all'ingresso delle fabbriche Renault di BoulogneBillancourt

 

Fatto di cronaca

Alla fine del 1971 La Cause du peuple si lancia sul terreno del fatto di cronaca decidendo di politicizzarlo al servizio dell'ideologia del movimento. Il peso mediatico di JeanPaul Sartre e del filosofo marxista Louis Althusser gioca allora un ruolo importante nel mantenimento dell'audience del giornale. Questa strategia ambigua si ritorcerà in parte contro il giornale durante il caso di BruayenArtois.

 

Quando il 6 aprile 1972 in un terreno incolto di BruayenArtois viene ritrovato il corpo di un'adolescente di 16 anni, Brigitte Dewevre, Serge July, un altro giornalista de La Cause du peuple, Joseph Tournel (ex minatore, presidente del Comité pour la Vérité et la Justice creato in quell'occasione) e François Ewald, un insegnante di filosofia, lanciano una campagna mediatica contro Pierre Leroy, un notaio sospettato a torto di essere l'assassino o l'istigatore del delitto. Il numero dell'1 maggio contiene una doppia pagina estremamente virulenta che denuncia l'immoralità della borghesia e sfiora l'incitamento all'omicidio.

 

L'agenzia di stampa Libération (APL), apertamente legata alla Gauche prolétarienne, copre l'evento e JeanPaul Sartre stesso esprime il suo disaccordo con questa campagna sulle colonne del giornale, spiegando che la denuncia non deve mirare a persone in particolare.

 

Nota biografica fonti Wikipedia France

 

Bibliographie

- Collectif, Les nouveaux partisans : Histoire de la gauche prolétarienne, Éditions Al Dante, 2015.

- Pfister, Thierry, « A travers leurs publications les maoïstes s'interrogent », Le Monde, 28 janvier 1971.

Vidéographie

- Arrestation de JeanPaul Sartre, JT 20H, ORTF, 26 juin 1970. 

- Foucault contre luimême, 2013, Arte. 

- Mury, Gérald; Mottier, Christian, Les maoïstes, "Temps présent", Radio Télévision Suisse, 30 mars 1972

 

MAO-SPONTEX

Cosa è stato Mao-spontex?  Una delle ricezioni del maoismo in Occidente.

Mao-spontex è un termine che designa una particolare corrente del maoismo francese emersa dopo il Maggio '68. È un neologismo che fonde due elementi chiave della sua ideologia e prassi: Mao (Maoismo) e Spontex (Spontaneismo).

Mao-spontex dunque era la tendenza del maoismo della Nuova Sinistra francese che sosteneva la spontaneità rivoluzionaria delle masse come strategia centrale, in opposizione al dogmatismo e all'autoritarismo dei partiti di stampo marxista-leninista più tradizionali.

1. Mao (Maoismo)

Il riferimento a Mao Zedong e alla Cina non era tanto un'adesione acritica alla linea del Partito Comunista Cinese, quanto un'identificazione con:

 * La Rivoluzione Culturale Cinese (RCC): vista, nella ricezione occidentale post-'68, come un'azione di massa anti-burocratica, in cui la gioventù (le Guardie Rosse) si ribellava contro le élite consolidate e il rischio di "revisionismo" all'interno del Partito.

 * Il concetto di "Rivoluzione ininterrotta": l’idea che la rivoluzione non finisse con la presa del potere, ma dovesse continuare per impedire la burocratizzazione dello Stato.

2. Spontex (Spontaneismo)

Questa parte del termine è cruciale e ha un doppio significato:

 * Spontaneismo: la fede nella capacità di azione spontanea e di auto-organizzazione delle masse (operai, studenti, immigrati, ecc.), senza la necessità di una rigida "avanguardia" di partito che le guidasse. Questo li avvicinava molto a concetti tipici dell'anarchismo e delle correnti libertarie.

 * Allusione beffarda: la parola "Spontex" era anche il nome di un popolare marchio francese di spugne per la pulizia. Il termine fu talvolta usato dagli oppositori (i maoisti più dogmatici, chiamati da loro "gli ossificati") per deridere la loro "leggerezza" o per suggerire che volessero fare una "pulizia" radicale e immediata della società.

Principali Organizzazioni

La tendenza Mao-spontex fu rappresentata principalmente da due organizzazioni:

 * Gauche Prolétarienne (GP): (Sinistra Proletaria), il gruppo a cui Jean-Paul Sartre diede il suo appoggio, assumendo la direzione legale del loro giornale La Cause du Peuple.

 * Vive la Révolution (VLR): Un altro gruppo con forti tendenze libertarie e vicine ai movimenti per i diritti LGBTQ+, che fondò il giornale Tout!

L'Eredità e l'influenza

Il Mao-spontex influenzò profondamente il clima culturale e politico della Francia all'inizio degli anni '70, promuovendo il militantismo di base, l'azione diretta (come l'occupazione delle fabbriche o i sabotaggi simbolici) e la critica radicale di ogni forma di gerarchia. Nonostante la sua breve esistenza (la GP fu sciolta nel 1970, la VLR si auto-dissolse nel 1971), ha rappresentato il culmine della ricerca di un marxismo libertario e anti-autoritario nell'Occidente post-'68.

 

L'influenza francese: in Italia c'è  Sinistra Proletaria 



L'organizzazione Sinistra Proletaria (SP) in Italia si sviluppò con forti influenze e similitudini con l'esperienza francese della Gauche Prolétarienne (GP), pur non essendo una sua diretta filiale.

La differenza fondamentale sta nel destino finale: mentre la Gauche Prolétarienne francese è stata associata a correnti mao-spontex e spontaneiste di base, la Sinistra Proletaria italiana è nota per aver costituito il nucleo storico - genetico di una delle principali organizzazioni di lotta armata, le Brigate Rosse.

Le date:

 Autunno 1969: viene fondato a Milano il Collettivo Politico Metropolitano (CPM), che rappresenta il precursore immediato di Sinistra Proletaria.

 Luglio - Settembre 1970: il CPM si trasforma e si costituisce ufficialmente in Sinistra Proletaria (SP).

 Settembre 1970 - 1971: il gruppo inizia a pubblicare la rivista omonima (Sinistra Proletaria), assumendo posizioni sempre più radicali, fino alla svolta decisiva.

Il gruppo dirigente di Sinistra Proletaria era composto principalmente da ex studenti del Dipartimento di Sociologia di Trento e da quadri della sinistra extraparlamentare milanese, tra cui figurano:

 Renato Curcio, Margherita Cagol (Mara), Alberto Franceschini, Corrado Simioni (che si discosterà dal nucleo che darà vita alle BR).

 - L'esperienza del CPM: il Collettivo Politico Metropolitano (CPM) nacque a Milano dall'incontro di diversi gruppi, tra cui elementi legati alla rivista Lavoro Politico di Trento (Curcio e Cagol) e militanti milanesi. La loro piattaforma era l'intervento politico diretto nelle fabbriche (principalmente Sit-Siemens e Pirelli a Milano) e nei quartieri operai, ponendo l'accento sulla violenza di classe e l'antagonismo operaio.

 - L'ispirazione francese: come la Gauche Prolétarienne francese, anche Sinistra Proletaria e i suoi predecessori si focalizzarono sulla prassi diretta e sul tentativo di costruire un'organizzazione "fuori" e "contro" i partiti e i sindacati tradizionali (PCI e CGIL), visti come burocratici e "revisionisti". C'era un interesse comune per le lotte di base e lo spontaneismo operaio.

 - La svolta armata: a differenza della Gauche Prolétarienne che, pur usando a volte la violenza simbolica e l'azione diretta, si concentrò sul militantismo di massa e si dissolse politicamente, Sinistra Proletaria in Italia prese rapidamente una strada diversa. Le riflessioni sulla necessità di una risposta armata alla repressione dello Stato (percepita come inevitabile) si concretizzarono nella “svolta di Pecorile”.

in questo blog:

 

IL CONVEGNO DI COSTA FERRATA (PECORILE) - luglio.agosto 1970 nelle fonti dirette

 

 Scheda Maoismo critico compilata da Ferdinando Dubla

 

foto di repertorio

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE FONTI MAOISMO CRITICO

 

Maoismo critico è la pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e di Subaltern studies Italia

https://www.facebook.com/people/Maoismo-critico/61578791308175/ 

giovedì 13 novembre 2025

A GUARDIA DELLA RIVOLUZIONE

 

uno dei momenti più emblematici della rivoluzione culturale proletaria cinese (1966-1968) promossa da Mao


La conclusione è ed è sempre la stessa: ‘Il nostro futuro è luminoso, ma la strada davanti a noi è tortuosa’ 

(lettera di Mao a Jiang Qing, luglio 1966)



La celebre foto che ritrae Mao Zedong e la studentessa Song Binbin al primo grande raduno di Guardie rosse a Piazza Tienanmen il 18 agosto 1966. La studentessa, figlia di un alto quadro del Partito, mise la fascia 红卫 al braccio di Mao. Il suggerimento di Mao di "essere violenta" (cambiando il significato del suo nome da "gentile" a un'esortazione alla violenza) è un episodio storicamente documentato e simboleggia l'incoraggiamento ufficiale alla lotta e alla “durezza rivoluzionaria” delle Guardie rosse. Ma di lì a non molto ci sarà l’inversione di tendenza della ‘rivoluzione culturale’, la rivoluzione interrotta dallo stesso Mao, che pose fine agli eccessi di infantilismo estremistico e lotte di fazioni violente di molti gruppi delle Guardie rosse.

 

Il 5 agosto [1966], Mao vergò un vero e proprio dazibao significativamente intitolato Bombardare il Quartier Generale, nel quale si lodava il poster di BeiDa (nota) e si indicava che "alcuni compagni dirigenti dal Centro alla periferia [...] hanno schiacciato negli ultimi cinquanta giorni il sorgente movimento della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria". (..) il giorno 8, nel corso dell'undicesimo plenum del Comitato Centrale (svoltosi dal 1° al 12 agosto), fu approvata la famosa Decisione del Comitato Centrale sulla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (nota anche come Decisione in 16 punti, vedi Appendice, ndr), che rafforzava il giudizio espresso da Mao poch giorni prima.

Guido Samarani, Mao Zedong. Il Grande Timoniere che guidò la Cina dalla rivoluzione al socialismoSalerno ed., 2024, pp.193-194.

(nota) Il manifesto a cui Mao si riferisce fu scritto da Nie Yuanzi (聂元梓), una docente e segretaria di sezione del Partito all'Università di Pechino, e da altri sei colleghi. Cos'è successo all'Università di Pechino?, noto anche come il primo dazibao nazionale, 25 maggio 1966. Il manifesto accusava i dirigenti del Partito all'Università di Pechino, in particolare il Presidente Lu Ping, di essere "revisionisti" e di aver tentato di sopprimere la Rivoluzione Culturale nascente. In sostanza, li accusava di utilizzare l'autorità del Partito per agire contro gli obiettivi rivoluzionari del proletariato. Il 1° giugno 1966, Mao ordinò la trasmissione del manifesto via radio in tutta la Cina, elevandolo a modello per tutti i movimenti rivoluzionari. [ndr]

 

MAO FERMA LA VIOLENZA 



Nel 1967 la Cina precipitò in una fase di grave disordine. Gruppi di Guardie Rosse e fazioni rivali occuparono sedi partitiche e amministrative, scuole e università, e in numerose città si verificarono scontri armati tra fazioni studentesche, gruppi operaî e componenti militari locali. Vi furono anche episodi di violenza contro simboli stranieri e manifestazioni anti‑occidentali (le tensioni e i tumulti di Hong Kong nell’estate del 1967 ne costituiscono un chiaro esempio), e non mancavano segnalazioni di aggressioni a uffici e consolati stranieri in varie località. Il conflitto sfociò in casi in cui vennero impiegate armi da fuoco e, in alcune province e città, si registrarono gravi perdite umane e danni, con episodi locali di straordinaria intensità.

Quando la situazione degenerò in una conflittualità diffusa e il potere centrale rischiò di perdere il controllo, la direzione politica del Partito — con Mao in posizione centrale — prese misure decise per ricomporre “l’ordine”, che in quel caso era “l’ordine“ della “rivoluzione di lunga durata”, avendo, la rivoluzione interrotta, raggiunto lo scopo di aver rialimentato lo spirito rivoluzionario della fase della “guerra di movimento” del periodo 1921-1949, sia della sostituzione o marginalizzazione dei quadri politici dirigenti della “restaurazione capitalistica”.

- Dalla fine del 1967 e soprattutto nel corso del 1968 l’Esercito di Liberazione intervenne in molte aree per ripristinare l’autorità, le «squadre di massa» (composte da operai, contadini e militari) furono impiegate per riportare la calma nelle università e nelle città, e si avviarono provvedimenti per smobilitare le Guardie Rosse più intransigenti. Parallelamente vennero creati «comitati rivoluzionari» che ristrutturarono, sotto controllo più stabile, molte amministrazioni locali.

Un’altra risposta centrale fu la dispersione forzata delle masse giovanili urbane: a partire dalla fine del 1968 e poi negli anni successivi si sviluppò in grande scala la politica di invio dei giovani in campagna (la cosiddetta «messa in pratica» del movimento “Pinyin: shàng shān xià xiāng”, - «movimento “salire le montagne e scendere nelle campagne”», misura volta a spegnere le convulsioni urbane e a riformare politicamente la gioventù.

- Le "squadre di diffusione del pensiero di Mao", costituite da soldati, operai e contadini, occuparono pacificamente le università per riportare l'ordine con lo slogan "Usate la ragione, non la violenza".

Il movimento delle Guardie rosse ebbe ufficialmente termine col mese di luglio del 1968.

 

Mao e il vertice del Partito, pur avendo promosso e alimentato in fase iniziale la mobilitazione di massa, dimostrarono poi la capacità di intervenire con l’esercito e con misure organizzative per reprimere gli eccessi e riportare il controllo politico quando la rivoluzione di massa minacciò la stessa edificazione del socialismo in Cina.

 

 

APPENDICE

 

L’INIZIO DELLA RIVOLUZIONE CULTURALE: LA CIRCOLARE DEL COMITATO CENTRALE - 16 maggio 1966

 

 

Lettera circolare del Comitato centrale del Partito comunista cinese, 16 maggio 1966

 

- Lo “Schema di rapporto” sul dibattito accademico era stato predisposto sotto la supervisione di Peng Zhen. 

- Peng Zhen era un dirigente di lungo corso del PCC, membro del Politburo, allora a capo della guida politica municipale di Pechino e figura di primo piano nel settore politico-amministrativo. La sua posizione lo collocava tra i quadri “anziani” che cercavano di contenere e regolare il dibattito culturale sul piano istituzionale.

 

Il “Gruppo dei Cinque” (五人小)

- Il “Gruppo dei Cinque” era un organismo collegiale incaricato di seguire il dibattito culturale e di redigere lo schema di rapporto; era guidato da Peng Zhen e comprendeva dirigenti responsabili della cultura, della propaganda e della pubblica sicurezza a vario titolo. I nomi più frequentemente collegati alle funzioni svolte dal gruppo includevano figure come Lu Dingyi (legato agli apparati della propaganda) e intellettuali o responsabili culturali (esponenti del fronte culturale e dell’informazione/formazione); il gruppo fu percepito a Pechino e a livello centrale come una formazione che tendeva a regolare e imbrigliare la mobilitazione culturale più conseguentemente rivoluzionaria. Per intendersi, lo ‘spirito rivoluzionario’ da rialimentare in particolare per le giovani generazioni, che non lo avevano vissuto, era quello che aveva portato all’epica ‘lunga marcia’ del 1934-1935, alle repubbliche sovietiche cinesi, alle grotte di Yen’an, all’eroica resistenza all’aggressione giapponese nel 1937, alla controffensiva ai nazionalisti del Kuomintang massacratori di comunisti.

Il cambiamento che dispone la Circolare del 16 maggio rispetto al Gruppo dei Cinque:

la revoca del Rapporto e lo scioglimento del Gruppo stesso, un gesto politico che segnala lo scarso credito delle soluzioni moderate nella contesa politica che era in corso.

 

Il nuovo organismo istituito è il “Gruppo per la Rivoluzione culturale” centrale:

- il Comitato centrale ordina la costituzione di un nuovo Gruppo del CC  per la Rivoluzione culturale, posto alle dirette dipendenze del Comitato permanente dell’Ufficio politico.

  Questo nuovo organismo è il nucleo che porterà alla formazione del “Gruppo per la Rivoluzione culturale”  (中央文革小). Nei primi assetti ufficiali il ruolo di direzione venne assunto da Chen Boda (intellettuale e stretto collaboratore politico di Mao) come figura di riferimento per la formazione politico-ideologica; ma il gruppo ebbe fin da subito il sostegno e la tutela di figure militari e politiche di grande peso, in particolare Lin Piao (vicepresidente e maresciallo dell’Esercito popolare di liberazione), che divenne il principale organizzatore militare-politico della campagna. 

- Altri nomi che compariranno con forza nel corso della creazione e gestione della campagna includono Jiang Qing e Kang Sheng, che diventeranno componenti centrali della successiva fase più radicale della Rivoluzione culturale.

 

- In termini pratici, la decisione legittimò la pressione sulle strutture locali e accademiche e accelerò la formazione delle Guardie Rosse e di comitati rivoluzionari sul territorio.

 

‘Nella lotta tra il proletariato e la borghesia, tra la verità del marxismo e i fallaci sofismi della borghesia e di tutte le altre classi sfruttatrici, o il vento dell’est prevale sul vento dell’ovest o il vento dell’ovest prevale sul vento dell’est e non si può assolutamente parlare di uguaglianza. Si può forse ammettere una qualche equidistanza in questioni così basilari come la lotta del proletariato contro la borghesia, la dittatura del proletariato sulla borghesia, la dittatura del proletariato nella sovrastruttura, ivi compresi tutti i settori della cultura e i continui sforzi del proletariato di eliminare i rappresentanti della borghesia che si sono infiltrati nel partito comunista e agitano la “bandiera rossa” per opporsi alla bandiera rossa?”

 

“Riassumendo, lo schema si oppone all’idea di portare fino in fondo la rivoluzione socialista, si oppone alla linea stabilita per la Rivoluzione culturale dal Comitato centrale del partito con alla testa il compagno Mao Tse-tung, attacca la sinistra proletaria e protegge la destra borghese, preparando così l’opinione pubblica alla restaurazione del capitalismo. Esso è il riflesso dell’ideologia borghese in seno al partito ed è assolutamente revisionista. La lotta contro questa linea revisionista è tutt’altro che trascurabile, è anzi di capitale importanza; da essa dipende infatti il destino e il futuro del nostro partito e del nostro paese, il loro assetto futuro e il destino e il futuro della rivoluzione mondiale.”

circolare del 16 maggio 1966, Mao Tse Tung, Opere, vol.23, Edizioni Rapporti Sociali, 1994, pag. 59  e 62.

 

 

 

Verbale di riunione di un Comitato Rivoluzionario di contea (estratto) 

Data: 12 marzo 1967; Località: Contea di Heping (Provincia di Sichuan) 

 

Il verbale registra una riunione del Comitato Rivoluzionario locale tenuta nel 1967. Apertura della seduta con lettura dei documenti centrali e condivisione di direttive sul “controllo delle forze controrivoluzionarie”. I membri discutono la formazione di commissioni per la “riconciliazione” e, nello stesso tempo, segnalano individui sospetti (ex funzionari, docenti universitari locali, intellettuali). Il verbale annota raccomandazioni concrete: organizzare sedute di denuncia pubblica, istituire gruppi di studio per educazione ideologica, procedere all’allontanamento temporaneo di certi funzionari dalle loro posizioni “per permettere la rieducazione”. Vengono prese decisioni su azioni di mobilitazione della gioventù nella città e nelle scuole e su rapporti da inviare agli organi superiori che documentino “progresso” e “successi” nella lotta ideologica.

Il tono è amministrativo ma permeato da urgenza politica: i compiti quotidiani dell’amministrazione sono subordinati alle esigenze della lotta politica; la burocrazia locale deve trasformarsi e dimostrare di seguire la linea rivoluzionaria. Il verbale evidenzia anche conflitti interni su come trattare i sospettati (misure più dure vs. misure “educative”), mostrando come le pratiche locali possano variare e come la mobilitazione incoraggi iniziative autonome.

 

Fonte di riferimento [verbale (1.) e verbali simili (2.) pubblicati]: 

1.- Yiching Wu, The Cultural Revolution at the Margins: Chinese Socialism in Crisis. Cambridge, MA: Harvard University Press, 2014. 

2.- R. MacFarquhar & M. Schoenhals, Mao’s Last Revolution. Cambridge, MA: Belknap/Harvard University Press, 2006.

 

 



su questo blog leggi:

 

E LA RIVOLUZIONE FU INTERROTTA

Il nodo storico critico della “rivoluzione culturale” o GRCP (“Grande Rivoluzione Culturale Proletaria”) - in cinese: "产阶级文化大革命\" (Wúchǎn Jiējí Wénhuà Dàgémìng)





Mao Tse Tung e sua  moglie Jiang Quing

 

Jiang Qing (nota anche con il nome d’arte Lan Ping) incontrò Mao durante il periodo di Yan’an e divenne la sua quarta moglie proprio in quegli anni.

Era un’attrice e militante culturale; si trasferì a Yan’an nel 1937 come parte di troupe teatrali legate all’area rivoluzionaria.  Il matrimonio con Mao fu formalizzato nel 1938 (anni di permanenza e attività politiche e culturali a Yan’an).

- A Yan’an Mao stava consolidando il suo ruolo centrale nel Partito e l’ambiente era quello delle istituzioni rivoluzionarie, dell’attività culturale e della formazione di quadri; l’incontro con Jiang Qing avvenne in questo contesto. 

- Jiang Qing riemerse poi come figura politica di rilievo durante la Rivoluzione culturale.

 

Sul periodo di Yan'an su questo blog:

LE GROTTE DI YAN'AN

 

Il 6 ottobre 1976, a poche settimane dalla morte di Mao, Jiang Qing e altri collaboratori furono arrestati con l'accusa di aver organizzato milizie armate a Pechino e Shanghai per rovesciare il governo; Jiang venne trasferita al carcere di Qincheng, dove rimase cinque anni. Il suo gruppo politico fu sconfitto durante l'XI Congresso del Partito nel 1977. Tra il 1981 e il 1982 si tenne il processo contro la “Banda dei Quattro” (oltre lei, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan, Wang Hongwen): la corte la ritenne responsabile degli eccessi della Rivoluzione Culturale. Jiang rifiutò l'assistenza legale, si difese da sola sostenendo la legittimità delle sue azioni e accusando Deng Xiaoping di restaurare i “revisionisti”. Nel 1981 fu condannata a morte, sentenza poi commutata nel 1983 in ergastolo. Dal carcere criticò il modello del “socialismo di mercato” e in seguito le fu diagnosticato un cancro alla gola; nel maggio 1991 fu trasferita in ospedale e il governo annunciò che si era suicidata il 14, impiccandosi. Alcuni movimenti maoisti la considerarono dopo la morte come l’ultimo dirigente rivoluzionario.



scheda redatta da Ferdinando Dubla, web Maoismo critico

 

 

foto di repertorio

 



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE FONTI MAOISMO CRITICO

 

Maoismo critico è la pagina di supporto della rivista storica on line Lavoro Politico e di Subaltern studies Italia

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sabato 8 novembre 2025

E LA RIVOLUZIONE FU INTERROTTA

 

Il nodo storico critico della “rivoluzione culturale” o GRCP (“Grande Rivoluzione Culturale Proletaria”) - in cinese: "产阶级文化大革命\" (Wúchǎn Jiējí Wénhuà Dàgémìng)






In premessa:


Il nodo storico-politico è piuttosto complesso: Mao si appoggia a Lin Piao (cioè all’esercito di liberazione popolare) per riprendere in mano il partito e ripristinare lo ‘spirito rivoluzionario‘ attraverso una ‘mobilitazione delle masse’: due finalità dunque, interne ed esterne, si coagulano nella ‘rivoluzione culturale proletaria’ a partire dal 1966 (ma un’anticipazione di questa linea si era avuta dieci anni prima con la “campagna dei Centofiori“ - 1956-prima metà 1957). L’obiettivo è quello di rinnovare il gruppo dirigente e riprendere la strada della comune di Chayashan, senza gli errori commessi riconosciuti, ma anche senza ‘restaurazione’ di sistema, quello capitalista. La situazione però sfugge di mano per l’infantile estremismo scatenato e paradossalmente Mao usa il “culto della personalità” pianificato con Lin Piao per la stabilizzazione dello Stato socialista. Anche questo è “lunga marcia”, ma culturale; o, se si vuole, momenti della “rivoluzione di lunga durata”. Il libro più interessante su questi temi rimane ancora quello di Enrica Collotti Pischel, Le origini ideologiche della rivoluzione cinese, Einaudi, 1979, ma la prima ed. è dopo i “Centofiori”, 1959 e in genere la sua Storia della rivoluzione cinese, Editori Riuniti, 1972. / fe.d.

 

“Agli albori della rivoluzione cinese: Il movimento contadino a Hai-Feng" di Peng Pai fu edito da Feltrinelli nel 1974.

Si tratta della relazione sul movimento contadino a Haifeng scritta da Peng Pai nel 1926 , Hai-feng nung-min yüntung (Il movimento contadino a Hai-feng). Questa relazione, originariamente pubblicata a puntate sulla rivista “Chung-Kuo nung-min “ nel 1926, non è altro che il materiale di studio proposto e utilizzato da Peng Pai come tema del suo insegnamento nell’Istituto di Addestramento per il movimento contadino a Canton. (Cfr. “China Monthly”, nr.69, 1969, pp.17-19). Un’altra serie di articoli e di libri su Peng Pai fu pubblicata negli anni della Rivoluzione culturale proletaria: si tratta, per lo più, di stampa anticomunista apparsa a Hong Kong in seguito alle critiche di cui furono fatti oggetto il figlio di Peng Pai, Peng Hung, e sua madre, Chou Feng. Fatto gravissimo e antimaoista, se si pensa che nel 1956 Chou Feng era stata ricevuta da Mao e l’anno successivo vi erano stati solenni festeggiamenti ad Haifeng per il trentesimo anniversario del soviet (cfr. Peng Pai, Lucia Caterina, op.cit., pag.10).

 su Peng Pai in questo blog: 

IL RURALISTA_ PENG PAI, "il re del movimento contadino" - (MAO) 

 

- Durante la Rivoluzione Culturale cinese, un movimento avviato da Mao Zedong nel 1966 per consolidare la transizione al socialismo e riaffermare il primato culturale comunista, ma che aveva anche finalità politiche di egemonia nella lotta politica all’interno del partito, le Guardie Rosse, formate principalmente da giovani sventolanti il libretto rosso furono incoraggiate a perseguire i cosiddetti nemici del popolo. Questo spesso portava a eccessi violenti e/o a vere e proprie provocazioni di infiltrati reazionari.

Uno degli episodi significativi degli eccessi delle Guardie Rosse fu la persecuzione dei familiari di Peng Pai. Peng Pai era un importante leader comunista considerato un eroe per il suo contributo alla rivoluzione maoista e alla lotta per i diritti dei contadini. Tuttavia, durante la Rivoluzione Culturale, i legami familiari non bastavano a proteggere i suoi eredi, che furono vittime di vessazioni e violenze. 


Mao primo critico del ‘maoismo’ inteso come liturgia dogmatica


 - La brutalità e l'ingiustizia di tali azioni, compresa la flagellazione dei familiari di figure storicamente significative come Peng Pai, evidenziarono gli eccessi pericolosi e fuori controllo del movimento. Questi avvenimenti, tra molti altri, convinsero alla fine Mao Ze Dong della necessità di porre un freno agli estremismi delle Guardie Rosse, ritenendo che l'anarchia e il caos generati rischiassero di favorire i reazionari. Mao decise quindi di ripristinare un minimo di ordine e legalità per limitare le ingiustizie, un passo considerato come una mossa rivoluzionaria volta a proteggere i principi fondamentali della transizione del processo della ‘rivoluzione ininterrotta’. Questo portò progressivamente a un ridimensionamento del potere delle Guardie Rosse e all'avvio di una fase di stabilizzazione politica.

 

Il Ruolo di Lin Piao nella diffusione del Libretto Rosso 



Lin Piao (o Lin Biao) fu un importante generale e politico cinese, strettamente associato al Partito Comunista Cinese (PCC) sotto la leadership di Mao Zedong. Lin svolse un ruolo cruciale, soprattutto negli anni '60, nella promozione del "Libretto Rosso" di Mao Zedong, ufficialmente noto come "Citazioni del Presidente Mao Tse-tung".


Lin Piao fu Ministro della Difesa dal 1959 e, in quanto tale, ebbe una notevole influenza sull'Esercito Popolare di Liberazione (EPL). Fu lui a introdurre l'uso del Libretto Rosso tra i militari come parte di un programma di formazione di una coscienza politica. Lin credeva infatti che la conoscenza degli ideali comunisti nella formulazione maoista sarebbe stata unificatrice e motivante per l'esercito.

 Il Libretto Rosso divenne quindi lettura pedagogico-politica per i soldati, ma presto la sua diffusione superò l'ambito militare, espandendosi a tutta la popolazione cinese. Lin utilizzò il libro come strumento per promuovere un “culto della personalità” esasperato di Mao, facendolo diventare un simbolo di fedeltà ideologica e adesione ai pensieri della guida politica, ma in senso liturgico e rituale piuttosto che consapevole, in quanto Mao veniva elevato a figura di maestro ‘ipse dixit’, le cui parole venivano considerate infallibili. Una filosofia ‘trascendentale’ piuttosto che materialista soggetta alle verifiche della storia, una modalità di obbedienza ‘confuciana’, modalità (e contenuti) che era stata da sempre criticata dallo stesso Mao. Il riverbero sul dibattito interno e sul necessario confronto dialettico all’interno del PCC fu l’inconfutabilità delle tesi del ‘capo’ che riprendeva un ‘comando’ piuttosto che la posizione di ‘garante di un’elaborazione collettiva’. Molti, troppi, iniziarono a rintuzzare le tesi considerate contrarie come “deviazione dai principi tradizionali del marxismo-leninismo” sostituendo la dialettica politica con lo stereotipo, manicheo e schematico piuttosto che marxista dialettico e critico.

Paradossalmente, l’”apologia del capo” non era (e non è) maoista.

 

PENG ZHEN E CHEN BODA 



1956 ROMA - Il  Partito Comunista Italiano accoglie Peng ZHEN


Peng Zhen (1902-1997): nel febbraio del 1966, agli albori della Rivoluzione Culturale, fece parte del cosiddetto “Gruppo dei Cinque” del Comitato Centrale, incaricato di redigere i primi documenti per il lancio della rivoluzione. Il documento redatto dal “Gruppo dei Cinque” fu considerato in contrasto con le idee di Mao Zedong, in particolare perché non riconosceva il carattere di classe della letteratura e dell'arte, un aspetto fondamentale per i maoisti. Così, nel maggio 1966, Peng Zhen fu destituito dai suoi incarichi. Nell'aprile del 1967, ricevette severe critiche dalle Guardie Rosse. Peng scomparve dalla scena politica fino al 1979, quando fu riabilitato da Deng Xiaoping e nominato membro del Comitato Centrale e dell'Ufficio Politico. Dal 1983, Peng Zhen fu presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo e, verso la fine degli anni Ottanta, si ritirò dalla politica. 


§

 Nel periodo del maoismo militante in Italia (cfr. § In Italia alla voce ‘Maoismo’ su Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Maoismo , il paragrafo è stato scritto e viene ‘monitorato’ quasi integralmente da noi) Chen Boda era il prototipo dell’intellettuale ‘organico’ alla rivoluzione maoista, un redattore entusiasta del libretto rosso, il braccio destro di Lin Piao, che aveva pianificato la diffusione capillare del prezioso volumetto non solo tra i soldati delle Guardie Rosse, che sarebbero diventate il braccio operativo della rivoluzione culturale; proletarizzandola, cioè ripristinando lo spirito della fase storica rivoluzionaria, delle origini ruraliste di Peng Pai, della ‘lunga marcia’ del 1934-35, delle repubbliche sovietiche cinesi, delle grotte di Yen’an. Anche fisicamente, con quei suoi occhialini tondi, Chen Boda si prestava bene all’iconografia della purezza ideologica dell’intellettuale “al servizio delle masse popolari“. MA…

 

CHEN BODA, ANIMATORE DELLA “RIVOLUZIONE CULTURALE” 



Chen Boda è stato un importante teorico e politico cinese, strettamente associato a Mao Zedong e al Partito Comunista Cinese. Nato nel 1904, Chen divenne uno dei principali ideologi del Partito e un importante collaboratore e consigliere di Mao. Era noto per essere un abile propagandista e teorico comunista.


Durante la Rivoluzione Culturale, che ebbe inizio nel 1966, Chen Boda svolse un ruolo significativo. La Rivoluzione Culturale fu lanciata da Mao Zedong con l'intento di preservare il comunismo cinese da influenze borghesi e ‘revisioniste’ degli ideali che avevano animato la fase rivoluzionaria. La sua caratterizzazione fu di intensa lotta politica, ideologica e sociale, che Chen Boda attraversò tutte al fianco di Mao e di Lin Piao.

Chen Boda divenne il presidente del Gruppo della Rivoluzione Culturale della Cina, una posizione cruciale per l'attuazione delle politiche della rivoluzione. Fu uno degli architetti delle campagne ideologiche che caratterizzarono il periodo, contribuendo a diffondere capillarmente il pensiero di Mao Zedong e sostenendo l'idea di una rivoluzione continua e ininterrotta per scongiurare una restaurazione capitalista. Fu dunque coinvolto nella redazione del "Libretto rosso”, che divenne ben presto il simbolo della stessa Rivoluzione Culturale.

Chen Boda giocò un ruolo chiave anche nel controllo dei media, in particolare del “Quotidiano del Popolo” (Renmin Ribao), il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese e uno degli organi di stampa più pervasivi nel Paese. Chen assunse il controllo del “Quotidiano del Popolo”, che sotto la sua direzione divenne uno strumento centrale per diffondere tutte le istanze politico-ideali della Rivoluzione Culturale e promuovere così la linea politica di Mao. Sotto la sua influenza, il giornale si concentrò sulla “mobilitazione delle masse” come architrave per mantenere costante lo spirito rivoluzionario e sull'attacco alle idee e istituzioni che Mao riteneva ostili alla rivoluzione socialista.





Alla vigilia della Rivoluzione Culturale, Chen Boda (1904-1989) nonostante avesse precedentemente collaborato con Liu Shaoqi e non avesse criticato un'opera considerata ostile a Mao, +nota+ si allineò alle posizioni di Mao Zedong. Nel maggio 1966, divenne presidente del Gruppo Centrale per la Rivoluzione Culturale e assunse il controllo del Renmin Ribao. Ad agosto, entrò nel Comitato Permanente dell'Ufficio Politico.

 

Tuttavia, il suo rapporto con Mao si deteriorò a partire dalla preparazione del IX Congresso del Partito nel 1969. Mao non fu soddisfatto della bozza di rapporto politico di Chen, poiché era focalizzata sullo sviluppo economico piuttosto che sulla lotta di classe. Questo portò Mao a sostituire Chen nel processo di revisione del rapporto.

Nonostante ciò, Chen mantenne un ruolo importante all'interno del Comitato Permanente e si alleò con Lin Piao, il successore designato di Mao. Nel 1970, Chen sostenne Lin nel tentativo di restaurare la carica di Presidente della Repubblica, in opposizione ai maoisti. Questo portò Mao a concentrare attacchi su Chen, accusandolo di ignorare il marxismo, e a escluderlo dalla direzione del partito.

 

LA FINE DI CHEN BODA, “SOFISTA IGNORANTE”

 Tuttavia, la sua carriera subì una svolta negativa alla fine degli anni '60. Nel 1970, al IX Congresso del Partito Comunista Cinese, Chen cadde in disgrazia, fu definito da Mao un ‘sofista ignorante’, e destituito dai suoi incarichi, accusato di faziosità e di aver sostenuto Lin Piao, un altro leader caduto in disgrazia. Venne arrestato nel 1971 e, dopo il crollo della “Banda dei Quattro”, fu processato e condannato durante i primi anni '80.

Chen Boda, l’”estremista della rivoluzione culturale”, uno dei redattori e diffusori del “libretto rosso” e della sua ricezione in Occidente nelle forme e nei modi della militanza marxista-leninista, trascorse il resto della sua vita in detenzione e morì nel 1989.

  

+nota+ L'opera che Chen Boda non aveva criticato si intitolava La destituzione di Hai Rui.  Era un dramma storico scritto da Wu Han, un accademico e drammaturgo cinese, ed era stato pubblicato e messo in scena nell'agosto 1965. L'opera era considerata da molti come un'allegoria contro Mao Zedong e la sua politica, in quanto il protagonista, Hai Rui, era visto come un funzionario onesto ingiustamente deposto, il che poteva essere interpretato come una critica alle destituzioni-sostituzioni politiche del periodo della rivoluzione culturale in gestazione. Il 25 maggio 1966, all'Università di Pechino, la giovane insegnante di filosofia Niè Yuánzǐ critica il presidente dell'università Lu Ping tramite un dazibao (manifesto murale), perché egli non ha preso una ferma posizione politica contro la "destituzione di Hai Rui" (non ha quindi appoggiato Mao). Il testo, ufficialmente approvato da Mao e trasmesso per radio il 1º giugno, è considerato il primo dazibao della Rivoluzione Culturale. Niè Yuanzi diventerà leader di uno dei principali gruppi di Guardie rosse.

 

A cura di Ferdinando Dubla

 


Consultati anche:


 Guido Samarani, Mao Zedong. Il Grande Timoniere che guidò la Cina dalla rivoluzione al socialismo, Salerno ed., 2024


Enrica Collotti Pischel, La Cina rivoluzionaria - Esperienze e sviluppi della “Rivoluzione ininterrotta”, Einaudi, 1965

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE FONTI MAOISMO CRITICO

 

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