De
Martino, De Palma, bell hooks e il ruolo degli intellettuali ‘organici’ alla
classe
d.ssa Viviana Tortorici
prof. Ferdinando Dubla
lunedì 25 maggio 2026 -
ore 16,00 - 17,00 - Università della Libera Età - p.zza Nunzio Sulprizio,
Taranto
Lezione 15
(conclusiva) - corso di Antropologia
filosofica 2025-2026
La lezione conclusiva
del corso di Antropologia Filosofica si propone di analizzare la funzione
dell'intellettuale non come "specialista dell'eloquenza", ma come
forza motrice inserita nei processi di emancipazione delle classi subalterne.
- La rimodulazione del
ruolo dell’intellettuale [il ‘chierico’ di Julien Benda, “Il tradimento dei
chierici” (1927)] parte compiutamente da Gramsci:
L'errore
dell'intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e
specialmente senza sentire ed essere appassionati (non solo del sapere in sé,
ma dell'oggetto del sapere), cioè che l'intellettuale possa essere tale (e non
un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire
le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e
giustificandole in quella determinata situazione storica, e collegandole
dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo,
scientificamente e coerentemente elaborata, il "sapere"; non si fa
politica-storia senza questa passione, cioè senza questo nesso sentimentale tra
intellettuali e popolo-nazione.
Antonio Gramsci,
Quaderno 12, par.1
Non
oggetti, ma soggetti
Partendo dal saggio
demartiniano del 1949, si analizza la necessità per il ricercatore di operare
una profonda auto-critica. L’intellettuale deve spogliarsi della propria
corazza piccolo-borghese per poter incontrare il "mondo magico" dei
subalterni senza ridurlo a mero oggetto di studio. Questa "ascesi" è
il presupposto per trasformare la conoscenza in strumento di lotta contro la
crisi della presenza.
Il discorso si amplia
alla categoria gramsciana dell'intellettuale organico. In opposizione ai
"chierici" tradizionali, custodi dell'ordine costituito,
l'intellettuale organico alla classe opera all'interno del "Moderno
Principe" (l'organizzazione politica), traducendo le tracce di iniziativa
autonoma (cfr. Gramsci, Q.25) del popolo in una volontà collettiva capace
di egemonia.
La
soggettività femminile e il margine (Vittoria De Palma e bell hooks)
Il ruolo delle
intellettuali donne emerge come momento di rottura fondamentale:
• Vittoria De Palma: la
"connessione sentimentale" che ha permesso a De Martino di accedere
al travaglio delle donne meridionali, dimostrando che non può esserci scienza dei
subalterni senza una mediazione che sia, al tempo stesso, di classe e di
genere.
CONNESSIONE
SENTIMENTALE - Lo sguardo di Vittoria - Cuore e soggettività femminile
nell’antropologia di Ernesto De Martino e Vittoria De Palma
• bell hooks: la
rivendicazione del margine come luogo di apertura radicale. La sua opera ci
insegna che la lotta contro il "patriarcato capitalista suprematista
bianco" richiede una soggettività capace di intersezionare ogni forma di
oppressione.
Etnocentrismo critico e umanesimo etnografico in Ernesto de Martino e bell
hooks
Dall’Articolo
3 alla prassi politica
Il percorso culmina nel
dettato dell’Articolo 3 della Costituzione Italiana. La "rimozione degli
ostacoli di ordine economico e sociale" non è una concessione dello Stato,
ma il compito storico di una classe intellettuale che si riconosce organica ai
subalterni. Qui la lotta di classe, di genere e di razza trova la sua sintesi
giuridica e il suo mandato d’azione permanente.
Nelle spedizioni etnografiche
in Lucania, l'intellettuale uomo, borghese e accademico si trovava di fronte a
un limite invalicabile: non avrebbe mai potuto accedere da solo al mondo
intimo, protetto e doloroso delle donne del Sud — fatto di lamenti funebri,
fascinazioni e magia lucana. Di fronte al professore, le donne subalterne si
sarebbero chiuse in un silenzio difensivo.
È qui che si rivela il
ruolo decisivo di Vittoria De Palma, che non fa da semplice assistente, ma da
vera e propria mediatrice antropologica.
È lei a stabilire sul
campo quel "nesso sentimentale" teorizzato da Antonio Gramsci nel
Quaderno 12 e ripreso da Ernesto de Martino: ne sente la passione e il dolore,
lo comprende dall'interno e permette a de Martino stesso di comprenderlo. De
Palma ci dimostra così che la conoscenza del subalterno non è mai neutra:
richiede, al contrario, un'alleanza di genere e di classe. Senza la sua
mediazione, le donne meridionali sarebbero rimaste semplici "oggetti"
di folklore; grazie a lei, emergono finalmente come "soggetti" che
vivono un dramma storico e psicologico profondo — quella "crisi della
presenza" a cui la magia tenta di dare una risposta culturale e di
riscatto.
Questo intreccio tra
genere, classe e condizione sociale ci porta direttamente alla lezione della
teorica femminista bell hooks sull'intersezionalità. hooks ci mostra che la
subalternità non è una linea retta: una donna nera e povera, ad esempio, vive
all'incrocio di tre oppressioni simultanee — razza, classe e genere —
all'interno di quello che lei definisce il "patriarcato capitalista
suprematista bianco".
Da questa
consapevolezza deriva una ridefinizione radicale dell'"intellettuale organico".
L'intellettuale non deve "andare verso il margine" con l'idea
paternalistica di salvare i subalterni per portarli al centro, compiendo un
atto di assimilazione. Al contrario, l'intellettuale deve abitare il margine
insieme a loro. È solo a partire dal margine, infatti, che si può produrre una
cultura contro-egemonica capace di scardinare il centro del potere.
L' articolo 3 non è altro che il grande progetto giuridico e politico della nostra Repubblica: far sì che ogni subalterno cessi di essere un oggetto della storia e ne diventi, finalmente, il soggetto.
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