Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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sabato 6 giugno 2026

I CHIERICI DEL SUD DEI SUBALTERNI

 

De Martino, De Palma, bell hooks e il ruolo degli intellettuali ‘organici’ alla classe

d.ssa Viviana Tortorici  prof. Ferdinando Dubla 




lunedì 25 maggio 2026 - ore 16,00 - 17,00 - Università della Libera Età - p.zza Nunzio Sulprizio, Taranto

Lezione 15 (conclusiva)  - corso di Antropologia filosofica 2025-2026

 

La lezione conclusiva del corso di Antropologia Filosofica si propone di analizzare la funzione dell'intellettuale non come "specialista dell'eloquenza", ma come forza motrice inserita nei processi di emancipazione delle classi subalterne.

- La rimodulazione del ruolo dell’intellettuale [il ‘chierico’ di Julien Benda, “Il tradimento dei chierici” (1927)] parte compiutamente da Gramsci:

L'errore dell'intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionati (non solo del sapere in sé, ma dell'oggetto del sapere), cioè che l'intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole in quella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il "sapere"; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questo nesso sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione.

Antonio Gramsci, Quaderno 12, par.1

 

Non oggetti, ma soggetti 




Partendo dal saggio demartiniano del 1949, si analizza la necessità per il ricercatore di operare una profonda auto-critica. L’intellettuale deve spogliarsi della propria corazza piccolo-borghese per poter incontrare il "mondo magico" dei subalterni senza ridurlo a mero oggetto di studio. Questa "ascesi" è il presupposto per trasformare la conoscenza in strumento di lotta contro la crisi della presenza.

 

Il discorso si amplia alla categoria gramsciana dell'intellettuale organico. In opposizione ai "chierici" tradizionali, custodi dell'ordine costituito, l'intellettuale organico alla classe opera all'interno del "Moderno Principe" (l'organizzazione politica), traducendo le tracce di iniziativa autonoma  (cfr. Gramsci, Q.25)  del popolo in una volontà collettiva capace di egemonia.

 

La soggettività femminile e il margine (Vittoria De Palma e bell hooks)

Il ruolo delle intellettuali donne emerge come momento di rottura fondamentale:

• Vittoria De Palma: la "connessione sentimentale" che ha permesso a De Martino di accedere al travaglio delle donne meridionali, dimostrando che non può esserci scienza dei subalterni senza una mediazione che sia, al tempo stesso, di classe e di genere.

CONNESSIONE SENTIMENTALE - Lo sguardo di Vittoria - Cuore e soggettività femminile nell’antropologia di Ernesto De Martino e Vittoria De Palma

 

• bell hooks: la rivendicazione del margine come luogo di apertura radicale. La sua opera ci insegna che la lotta contro il "patriarcato capitalista suprematista bianco" richiede una soggettività capace di intersezionare ogni forma di oppressione.

IL MARGINE E I SUBALTERNI

Etnocentrismo critico e umanesimo etnografico in Ernesto de Martino e bell hooks

 

Dall’Articolo 3 alla prassi politica

Il percorso culmina nel dettato dell’Articolo 3 della Costituzione Italiana. La "rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale" non è una concessione dello Stato, ma il compito storico di una classe intellettuale che si riconosce organica ai subalterni. Qui la lotta di classe, di genere e di razza trova la sua sintesi giuridica e il suo mandato d’azione permanente.

 

Nelle spedizioni etnografiche in Lucania, l'intellettuale uomo, borghese e accademico si trovava di fronte a un limite invalicabile: non avrebbe mai potuto accedere da solo al mondo intimo, protetto e doloroso delle donne del Sud — fatto di lamenti funebri, fascinazioni e magia lucana. Di fronte al professore, le donne subalterne si sarebbero chiuse in un silenzio difensivo.

È qui che si rivela il ruolo decisivo di Vittoria De Palma, che non fa da semplice assistente, ma da vera e propria mediatrice antropologica.

È lei a stabilire sul campo quel "nesso sentimentale" teorizzato da Antonio Gramsci nel Quaderno 12 e ripreso da Ernesto de Martino: ne sente la passione e il dolore, lo comprende dall'interno e permette a de Martino stesso di comprenderlo. De Palma ci dimostra così che la conoscenza del subalterno non è mai neutra: richiede, al contrario, un'alleanza di genere e di classe. Senza la sua mediazione, le donne meridionali sarebbero rimaste semplici "oggetti" di folklore; grazie a lei, emergono finalmente come "soggetti" che vivono un dramma storico e psicologico profondo — quella "crisi della presenza" a cui la magia tenta di dare una risposta culturale e di riscatto.

Questo intreccio tra genere, classe e condizione sociale ci porta direttamente alla lezione della teorica femminista bell hooks sull'intersezionalità. hooks ci mostra che la subalternità non è una linea retta: una donna nera e povera, ad esempio, vive all'incrocio di tre oppressioni simultanee — razza, classe e genere — all'interno di quello che lei definisce il "patriarcato capitalista suprematista bianco".

Da questa consapevolezza deriva una ridefinizione radicale dell'"intellettuale organico". L'intellettuale non deve "andare verso il margine" con l'idea paternalistica di salvare i subalterni per portarli al centro, compiendo un atto di assimilazione. Al contrario, l'intellettuale deve abitare il margine insieme a loro. È solo a partire dal margine, infatti, che si può produrre una cultura contro-egemonica capace di scardinare il centro del potere.

L' articolo 3 non è altro che il grande progetto giuridico e politico della nostra Repubblica: far sì che ogni subalterno cessi di essere un oggetto della storia e ne diventi, finalmente, il soggetto.





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