Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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martedì 13 ottobre 2026

PERSISTENZE SUBALTERNE (1. guida metodologica)

 


“Più che indicare una frattura o un distacco netto nei confronti del passato, sta qui a significare, in una sorta di ritorsione epistemologica lyotardiana, proprio il contrario: l’impossibilità di un suo superamento date le dinamiche neocoloniali che hanno caratterizzato la maggior parte dei processi storici di decolonizzazione formale, simboleggia quindi la persistenza della condizione coloniale nel mondo globale contemporaneo”, (Mellino, 2005: 11).

Mellino, M. (2005). La critica postcoloniale. Decolonizzazione, capitalismo e cosmopolitismo nei postcolonial studies, Meltemi.

 

Le «persistenze subalterne» e la memoria del mondo contadino nel Mezzogiorno


La lettura etnologica di questi spazi rurali integrati nei centri abitati del Sud Italia si inserisce pienamente nella riflessione metodologica dell'antropologia filosofica elaborata da Ernesto de Martino e Vittoria De Palma. Di fronte all'avanzata della civiltà industriale e alla conseguente «mutazione antropologica» tematizzata da Pier Paolo Pasolini, le architetture contadine disseminate nel territorio meridionale non figurano come semplici rovine archeologiche.

Queste strutture rappresentano autentiche sopravvivenze rurali: tracce materiali dell'irriducibile resistenza opposta dalla millenaria civiltà campesina all'omologazione urbana. In esse si conservano le «tracce di iniziativa autonoma delle classi subalterne» (Quaderno 25 di Antonio Gramsci), testimoniando una prassi di vita che, pur dinanzi al tramonto delle sue forme egemoni, continua a interrogare il presente e a rivendicare la tutela della memoria storica contro ogni tentativo di annientamento culturale. / ricognizione foto etnoantropologica @ferdinando_dubla @viviana_tortorici #subalternstudiesitalia

 

Persistenze subalterne: guida metodologica alla ricognizione etnologica sul campo

- Nel tessuto urbano di molti centri del Mezzogiorno, laddove la cementificazione ha inglobato gli antichi margini agrari, resiste la compagine materiale delle dimore campesine coloniche. L'osservazione condotta secondo l'antropologia filosofica di Ernesto de Martino e Vittoria De Palma, si posa su questi manufatti per coglierne la trama simbolica, la funzione e il valore etno-antropologico: presidi di vita quotidiana stritolati dalla modernizzazione, ma ancora capaci di restituire la concretezza dell'esistenza subalterna.

La seguente successione degli ambienti guida l'etnologo nella lettura stratigrafica del luogo:

Foto 1. La ricognizione etnologica sull'esterno 


L'etnologo culturale varca la soglia esterna della casa colonica. Sulla parete in pietra e tufo calcinato affiorano i residui di intonaco rosso ocra, segno di una finitura tradizionale diffusa nel Sud Italia per proteggere la struttura dalle intemperie. L'accostarsi alla porta in legno segna l'inizio della decodifica del manufatto.

Foto 2. L'interno abitativo e il focolare domestico


Lo spazio centrale della dimora evidenzia il focolare sullo sfondo, perno simbolico e materiale della vita familiare contadina. La volta in travi di legno incannucciate e il tavolo centrale testimoniano la semplicità dell'organizzazione domestica, oggi intaccata dal crollo delle finiture ma ancora del tutto leggibile nella sua architettura essenziale.

Foto 3. La cantinola ipogea 


La scalinata in pietra calcarea, parzialmente nascosta dalla vegetazione di fichi e pale di fico d'India, conduce alla cantinola scavata nel banco tufaceo. Questo ambiente sotto il livello stradale garantiva la conservazione delle derrate alimentari, del vino e dell'olio, rappresentando il nucleo della sussistenza contadina meridionale.

Foto 4. Il pollaio e gli annessi zootecnici 


La struttura lignea a vista e le pareti in pietra delimitano l'area destinata al ricovero degli animali da cortile. L'integrazione immediata tra abitazione e spazio zootecnico riflette la continuità organica tra lavoro, sussistenza e dimora tipica delle micro-economie agricole subalterne.

Foto 5. Il deposito agricolo e i rustici perimetrali 



Prospetto posteriore dei volumi destinati a deposito per gli attrezzi da lavoro e la conservazione del foraggio. Tra cumuli di pietra lavorata e terra, il profilo dell'edificio mostra la modularità delle costruzioni contadine, ampliate nel tempo secondo i bisogni materiali della famiglia colonica.

Foto 6. Particolare del comignolo in pietra 



Dettaglio del comignolo in pietra intagliata che svetta sul bordo del lastrico solare. Elemento funzionale ma decorato secondo l'artigianato locale, segnalava all'esterno la presenza del focolare acceso e la centralità della vita domestica.

foto da via Tre capitali, Leporano (TA) / a cura di Ferdinando Dubla e Viviana Tortorici 


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