Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

Powered By Blogger

giovedì 5 agosto 2010

Il mondo di Gramsci


A Roma il 27 e il 28 aprile del 2007, a Palazzo Baldassini, nella Sala Perin del Vaga, in Via delle Coppelle 35 si tenne il convegno internazionale di studi “Gramsci, le culture e il mondo” organizzato dalla Fondazione Istituto Gramsci in collaborazione con l’International Gramsci Society-Italia, diretto allora dal compianto Giorgio Baratta e con il contributo della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma. Le principali relazioni a quel convegno hanno visto la luce della pubblicazione nel 2009 a cura di Giancarlo Schirru, docente di Glottologia e linguistica presso l’Università di Cassino. E’ stato un momento importante della riflessione intorno alla portata internazionale degli studi gramsciani e sull’attualità del suo pensiero che, nella sostanza e metodologicamente, viene ripreso per interpretare le contraddizioni del nostro tempo storico. Pur mancando il contributo dei latinoamericani, che più di tutti hanno rafforzato il respiro internazionalista (da intellettuale ‘cosmopolita’) della riflessione di Gramsci, il convegno e dunque questo libro, ha dimostrato la straordinaria influenza del filosofo marxista sardo di livello mondiale e in particolare:
- Sui ‘Subaltern Studies’ , che ha in India in Ranajt Guha, il suo rappresentante più significativo;
- Sui Cultural Studies, che ha in Inghilterra in Stuart Hall, il suo rappresentante più significativo;
- Sui Post Colonial Studies, e dunque negli Stati Uniti con la figura del noto studioso Edward Said.
Se si pensa che si deve all’oggi scomparso studioso statunitense John Cammet, l’inizio di una seria e rigorosa bibliografia gramsciana internazionale, vien da pensare come purtroppo sia proprio l’Italia il paese dove il lavoro su Gramsci presenta le maggiori difficoltà e addirittura ostracismo quando se ne rivendica l’impegno comunista militante. Segno di un clima culturale (e politico) regressivo o, peggio, del ripudio sostanziale della sua eredità. Ma Gramsci continuerà ad essere, siamo sicuri, il compagno di strada affidabile e arguto di tutti i viandanti che vogliono trasformare radicalmente questo mondo ‘grande e terribile’.

Gramsci, le culture e il mondo
A cura di Giancarlo Schirru
collana I libri di Viella, 102
dicembre 2009, 15x21 cm, 280 p., bross.
ISBN 978-88-8334-419-0 € 29,00

Quarta di copertina:
La diffusione degli scritti di Antonio Gramsci ha raggiunto, negli ultimi tre decenni, una vasta dimensione internazionale. La sua figura rappresenta un caposaldo della cultura italiana che attira l’attenzione nel mondo.
Il pensiero di Gramsci circola ampiamente in Europa, nelle Americhe, nel mondo islamico, in India e in Estremo Oriente. Per celebrare i settant’anni della sua morte si sono riuniti alcuni degli studiosi stranieri che più hanno contribuito allo sviluppo recente delle ricerche gramsciane, confrontandosi con alcuni specialisti italiani.
In questo volume sono presentati i risultati di quell’incontro, in cui tra l’altro è ricostruita in modo serrato la parabola della rivoluzione neoconservatrice negli Stati Uniti, e viene tracciato un bilancio di alcuni recenti indirizzi di ricerca che, fin dalla loro fondazione, si sono richiamati all’eredità gramsciana: gli studi culturali britannnici, gli studi post-coloniali statunitensi e i Subaltern Studies indiani.

Giancarlo Schirru insegna Linguistica generale e Glottologia all’Università di Cassino. È membro del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci.

Indice:

Giuseppe Vacca, Prefazione (p. 9-15)
Giorgio Baratta, Prefazione (p. 17-23)
Stuart Hall in dialogo con Giorgio Baratta e Derek Boothman. Dal nazionale all’inter-nazionale-popolare (p. 25-28)
L’uso di Gramsci nei Subaltern Studies indiani
Ranajit Guha, Omaggio a un maestro (p. 31-40).
Paolo Capuzzo, I subalterni da Gramsci a Guha (p. 41-51).
Marcus E. Green, Subalternità, questione meridionale e funzione degli intellettuali (p. 53-70).
Gramsci negli studi culturali britannici
Anne Showstack Sassoon, Raymond Williams, Stuart Hall, Gramsci e noi (p. 73-87).
Ursula Apitzsch, Antonio Gramsci e i problemi del multiculturalismo (p. 89-97).
Elisabetta Gallo, Antonio Gramsci, Stuart Hall e Raymond Williams. Un contributo alla discussione (p. 99-102).
La presenza di Gramsci negli studi culturali e postcoloniali americani
Joseph A. Buttigieg, Leggere Gramsci dopo Edward W. Said (p. 105-121).
Renate Holub, Dagli studi culturali allo studio delle culture americane: 1977-2007 (p. 123-147).
Ronald A.T. Judy, Gramsci e il «concio» della società civile globale (p. 149-161).
Benedetto Fontana, Egemonia e pluralismo. Usi e abusi di Gramsci negli Stati Uniti (p. 163-179).
Giancarlo Schirru, La diffusione del pensiero di Gramsci nella linguistica americana (p. 181-188).
Gramsci e Said nel mondo islamico e mediterraneo
Abdesselam Cheddadi, Traduzione e cultura nel mondo arabo: una prospettiva storica (p. 191-208).
Peter Mayo, Gramsci, la «quistione meridionale» e il Mediterraneo (p. 209-224).
Derek Boothman, Islam e mondializzazione nei Quaderni del carcere (p. 225-245).
Iain Chambers, La sfida postcoloniale (p. 247-251).
Michele Brondino, «La quistione del linguaggio e delle lingue»: una chiave di lettura per il Mediterraneo (p. 253-264).
Massimo Campanini, Gramsci e la crisi degli intellettuali arabi: verso un nuovo concetto di politico nell’Islam? (p. 265-270).
Indice dei nomi (p. 271)
Gli autori (p. 277)
Il report del Convegno di Elisabetta Gallo
http://www.gramscitalia.it/Gramsci,le%20culture%20e%20il%20mondo.htm
Gramsci e le culture del mondo di Luca Cangemi
http://www.circologramsciriposto.it/gramsci_e_le_culture_del_mondo.htm
La celebre pagina dell’antropologo Alberto Cirese sul concetto di folklore in Gramsci
http://www.isresardegna.it/documenti/16_186_20081015182034.pdf

mercoledì 14 luglio 2010

LE CRICCHE DEI POTERI FORTI DI SOSTEGNO AL REGIME DEI PADRONI

Un sistema ignobile di corruttele e favoritismi illeciti che configurano una vera e propria P3, di sostegno al governo del secessionismo leghista e delle destre imprenditoriali, che ha il mandato di mantenere i privilegi di classe e colpire i diritti e le tutele del mondo del lavoro. Ma i padroni sono alla ricerca di un assetto simile ma senza più l'ingombrante figura del cavaliere.

A questo proposito un post di Luigi De Magistris e di Oliviero Diliberto

http://www.lavoropolitico.it/ultimeorco.htm

martedì 6 luglio 2010

Report Assemblea pubblica a Taranto sulla conoscenza come bene comune

Report assemblea pubblica:
In difesa della scuola e Università pubblica, contro le riforme del governo Berlusconi e per la conoscenza come bene comune,
svoltasi lunedì 5 luglio Taranto – p.zza della Vittoria – ore 19,30—22
organizzata dalla Federazione della Sinistra [PRC-PdCI-Circolo operaio jonico]

In piazza della Vittoria si è parlato di scuola, di sapere e conoscenza, di Università, un argomento che fuori dalle aule scolastiche e degli addetti ai lavori, stenta ad imporsi come priorità dell’agenda politica e sociale del paese. Per questo la Federazione della Sinistra di terra jonica (che raggruppa qui a Taranto, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti italiani e Circolo operaio jonico) ha deciso questa iniziativa, perché il grido disperato della scuola pubblica venga sentito da tutti e prima che sia irrimediabilmente tardi.
Ha introdotto i lavori Tito Anzolin, segretario prov. di Rifondazione, il quale, dati alla mano e in qualità a sua volta di dirigente scolastico, ha denunciato che la politica dei tagli operati dal duo Gelmini-Tremonti, con l’approvazione della legge 133 del 2008, ha inginocchiato le scuole già alle prese con ristrezze e carenze strutturali. Il diritto allo studio, conquista costituzionale del nostro paese, rischia di essere vanificata a favore della privatizzazione dell’istruzione.
La serie degli interventi previsti è stata aperta da Anna Santoro, segr.prov. della FLC-CGIL, la quale ha ricordato le parole di Pietro Calamandrei del 1953 a strenua difesa del carattere pubblico della scuola, sottolineando come i diversi contesti storici aggravano la attuale responsabilità delle forze politico-sindacali verso le nuove generazioni: da soli potremmo non farcela, ha argomentato la sindacalista, se la questione non delle cosiddette riforme, ma della destrutturazione dei fondamenti pubblici dell’istruzione che il governo Berlusconi sta pervicacemente attuando, non diventa questione centrale del dibattito e delle lotte e mobilitazioni del paese tutto.
Marinella Marescotti, a nome dei Cobas-scuola, ha denunciato che il lavoro di destrutturazione è stato perseguito anche in passato dai governi di centro-sinistra, segno evidente che la conoscenza, non è considerata più da tempo come investimento, ma come costo che i poteri forti non sono più disposti a sopportare. L’unica risposta sarebbe una mobilitazione permanente e massiccia per opporsi a questo disegno reazionario.
Remo Pezzuto, portavoce del sindacato studentesco universitario Link di Taranto, ha letto una vera e propria denuncia dello stato delle facoltà universitarie del territorio jonico, polo universitario mai veramente decollato e che con il taglio degli indirizzi rischia addirittura di scomparire e chiedendo quindi al neo-assessore regionale della giunta Vendola un impegno preciso al riguardo. Intervento che sarà ripreso successivamente da una rappresentante del Cloro Rosso.
La voce dei precari storici della scuola è stato portato da Elena La Gioia, del Comitato Insegnanti Precari, il soggetto che sarà più colpito dalla macelleria sociale messa in atto contro l’istruzione pubblica: se non si fermerà la mannaia, ha detto, la perdita ulteriore dei posti di lavoro per la nostra città sarà insostenibile. E questo, ha rimarcato successivamente Tonia Guerra, resp regionale scuola di Rifondazione Comunista, porterà inevitabilmente, oltre l’inaccettabile disoccupazione, un inevitabile abbassamento della qualità didattica.
Dopo aver ascoltato anche un accorato intervento di uno studente-lavoratore che ha legato la questione della conoscenza alla condizione operaia, l’assessore regionale al Diritto allo studio, Alba Sasso, ha assicurato che la Regione Puglia, come ha già fatto in passato con il decreto salva-precari, e nonostante i tagli di Tremonti alle concrete e reali possibilità delle Regioni (e dei Comuni e delle Province) continuerà ad essere vicino alle istanze degli operatori della scuola per una razionalizzazione che colpisca gli sprechi effettivi, non gli investimenti.
Ha concluso i lavori Piergiorgio Bergonzi, responsabile nazionale del PdCI per le politiche scolastiche e a nome della Federazione della Sinistra. Il disegno di smantellamento della scuola pubblica, ha detto con forza l’esponente politico, fa parte di un disegno più complessivo delle destre e delle forze reazionarie di questo paese. L’istruzione non più come diritto, ma come privilegio di classe. Con una sfrontatezza senza pari, questo governo mira alla privatizzazione dell’istruzione, in modo che i ceti meno abbienti non possano più scalare la piramide sociale: i ricchi con i ricchi e con l’arroganza e protervia dei ricchi, i poveri con i poveri, a cui verrà progressivamente precluso l’accesso all’istruzione qualificata e diminuito l’obbligo formativo. Una restaurazione di classe, che avvicina la battaglia delle autentiche forze di sinistra di oggi alle lotte dei socialisti dell’Ottocento contro l’analfabetismo. E’ in questa direzione che la manovra economica deve essere piegata, o meglio capovolta.
Con tre provvedimenti facilmente realizzabili.
A) Tassare almeno di un ulteriore 5% i capitali di coloro che avendoli illegalmente esportati all’estero con grave danno per tutta la comunità, hanno potuto rimpatriarli e ripulirli alcuni mesi fa a costi irrisori grazie allo scudo fiscale. Il prelievo sarebbe possibile con un semplice “automatismo” visto che gli elenchi nominativi sono noti sicuramente alle banche. B) Elevare la tassazione delle rendite finanziarie ( di cui sono titolari in primo luogo grandi gruppi e grandi speculatori finanziari corresponsabili se non artefici della crisi attuale!) dal 12,5% attuale al 20%. Nella consapevolezza che la tassazione di uno stipendio da lavoro di 1300 euro è del 25% e che in tutti i paesi europei le rendite finanziarie sono tassate al 19-20%! C) Tassare le rendite e le grandi ricchezze del 10% di ricchissimi che possiede il 50% della ricchezza nazionale.
Si tratterebbe finalmente di fatti e non di demagogici proclami contro l’evasione fiscale!
Questi tre provvedimenti produrrebbero entrate tra i 15 e i 20 miliardi sul totale di 24 della manovra. L’entrata di risorse sarebbe ancora maggiore se, come doveroso, si rinunciasse ad inviare altri mille soldati in Afghanistan e si ritirassero quelli ivi presenti.
L’importo mancante per completare la manovra finanziaria dovrebbe essere coperto dal restante novanta per cento dei cittadini, proporzionalmente ai loro redditi.
Contro la scelta praticata da chi vuole realizzare la società della disuguaglianza e senza democrazia, una società possibile solo se basata sull’ignoranza di massa, l’appello di Bergonzi è stato quello di unire la sinistra, porre fine alle divisioni e frantumazioni, per ridare fiducia e speranza al nostro popolo.
(a cura di Ferdinando Dubla, resp. Prov. PdCI – Scuola e politiche della formazione)

venerdì 2 luglio 2010

per la Conoscenza come Bene Comune

LUNEDI’ 5 LUGLIO - ORE 19:00

PIAZZA DELLA VITTORIA – TARANTO

Assemblea pubblica

"In difesa della Scuola e Università Pubblica,
contro le riforme del governo Berlusconi
e per la Conoscenza come Bene Comune”

Introduce:

Preneste Anzolin - Segretario prov. Prc Taranto

Intervengono:

Alba Sasso - Ass. Diritto allo studio della Regione Puglia
Piergiorgio Bergonzi - Responsabile. naz. Scuola Pdci
Anna Santoro - Segraria Prov. FLC -CGIL Taranto
Marinella Marescotti - Segretaria Prov. Cobas Scuola Taranto
Elena Lagioia - Coordinamento Insegnanti Precari Taranto
Remo Pezzuto - Portavoce Sindacato Studentesco LINK Taranto
Vincenzo Vestita - delegato FIOM CGIL Taranto - Libera Taranto

Conclude: Gennaro Loffredo - Coordinamento naz .Federazione della Sinistra

mercoledì 23 giugno 2010

Pomigliano, il vero volto del capitale

Molti, ingenuamente, credono che la sparizione dei diritti e delle tutele dei lavoratori di Pomigliano, accettata sotto l’ignobile e spregevole ricatto della conservazione del posto di lavoro, possa rimanere un fatto “isolato”. Sbagliano e grossolanamente pure, forse ingannano anche loro stessi. Pomigliano è una prova di forza che mette a nudo il vero volto del capitale: un nuovo, moderno schiavismo per aumentare la produttività e massimizzare i profitti. Cercano naturalmente sponda nei deteriori luoghi comuni che propalano anche grazie ai compiacenti e correi mass-media: troppo assenteismo, troppe malattie, con questo andazzo ce ne andiamo in Polonia dove la merce forza-lavoro costa meno, il comunismo è stato sconfitto e le maestranze si accontentano di poco, quasi nulla. Ma i padroni, e i loro amministratori alla Marchionne, che, grazie al sudore degli operai, guadagnano in un giorno salari di un anno, sono in conclusione anche penosi e sciocchi: la contraddizione della società capitalista è sempre più stridente. Chi comprerà infatti le loro merci se diminuisce a vista d’occhio il potere d’acquisto dei salariati e dei percettori a reddito fisso? E’ la stessa, pericolossissima contraddizione in cui s’è trovato il governo-regime del cavaliere e del tagliagole Tremonti: colpire i redditi fissi e di per sé già miserabili, non farà ripartire l’economia, ma la affosserà ulteriormente. Si credono forti e saldi abbarbicati ai loro parassitari privilegi, ma stanno lavorando per porre fine ad un sistema iniquo e impossibile da sostenere. Possono circondarsi quanto vogliono di servi e paggi che li ossequiano e amplificano le loro stoltezze (comprese le forze sindacali e politiche che dovrebbero opporsi con vigoria e determinazione), non servirà a nulla. Pomigliano è il loro vero volto.

martedì 15 giugno 2010

LAVORO POLITICO

"Il documento della Fiat è un golpe ai diritti dei lavoratori. Il governo, Costituzione alla mano, non solo può ma deve intervenire a difesa dei lavoratori e dei sindacati.
L'azienda non può pensare di cancellare il diritto alla malattia o allo sciopero, annullare il ruolo dei sindacati e stravolgere le regole costituzionalmente garantite. Porre ricatti, infine, con la minaccia di delocalizzare la produzione è roba da Medioevo. La Fiat, con tutti i soldi pubblici che ha preso, farebbe bene a portare più rispetto per i lavoratori italiani". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI.

Tutta l'attualità e il nostro punto di vista in
http://www.lavoropolitico.it/ultimeorco.htm

martedì 18 maggio 2010

Il tramonto di Asor

"Il grande silenzio"
di Alberto Asor Rosa
Laterza, 181 pagine,
12 euro

“(..) Si è esaurita l’intelligenza critica..). Il giudizio critico non si fonda su verità assolute ma sul senso del relativo. (..) L’«intellettuale legislatore» non è dunque quello che elargisce pensiero assoluto, ma quello che formula e propone pensiero critico.”, pp.110-111

Nel libro-intervista curato da Simonetta Fiori, il tramonto dell’intellettuale coscienza critica della società, coincide con il tramonto del ruolo di “maitre à penser” della sinistra dello stesso Asor Rosa. Questo libro ha il pregio di accorgersi di questo tramonto, con una disamina attenta e spietata delle tante contraddizioni sociali nell’epoca del ‘berlusconismo’ imperante, che deteriora il tessuto democratico del paese e corrompe quello civile. Ma il cessato ruolo dell’intellettuale ‘legislatore’ nella ‘civiltà montante’ si deve solo in parte alla degenerazione populistica e mediatica che alimenta il personalismo e il leaderismo nonché il dominio della cultura futile, evanescente e dannosa delle TV monopolio del padrone. In realtà, questo ruolo è divenuto secondario, non è cessato e comunque è fuori delle aule universitarie che Asor Rosa ha contribuito ad innovare. Egli cita poco Gramsci e la categoria di ‘intellettuale collettivo’, che invece diventa centrale oggi nell’epoca della Rete e delle connessioni infotelematiche. Sembra, a leggere nelle parole di Asor, non ci sia piena consapevolezza delle possibilità concrete di circolarità di un sapere diffuso e costruito in tempo reale senza stereotipata erudizione accademica, simboleggiati ad esempio nelle modalità dei progetti Wiki. O nelle recensioni a libri come questo, per il tramite di Anoobi, che a conti fatti ha più lettori della recensione scritta da Pigi Battista sul ‘Corriere della Sera’. O no?