le lenti di Gramsci

venerdì 9 novembre 2018

Il marxismo come filosofia olistica



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Il marxismo come filosofia olistica

La concezione materialistica della storia è unitaria/totale non totalizzante e/o totalitaria. Si basa sull’unita’ di teoria e prassi e sulla comprensione globale della storia e della società. (fe.d.)

- E’ più realistico accontentarsi di ravvisare nel corpo generale delle opere di Marx ed Engels l’espressione della sua totalità, apprezzando il fatto che in esse mano a mano i singoli elementi della totalità stessa –economia, politica, ideologia, teoria scientifica e prassi sociale –vanno progressivamente distaccandosi l’uno dall'altro; la critica dell’economia politica –ovvero la struttura –svolge appieno la funzione di elemento unificante del sistema, facendo in modo che esso non si dissolva mai in una sterile somma di scienze singole e garantendogli l’unità dei risultati. Una delle caratteristiche essenziali del metodo materialista dialettico consiste proprio nell’impossibilità di trarne conclusioni specialistiche, che possano sottrarsi alla comprensione globale dello sviluppo storico, e anche il nesso indissolubile tra teoria e prassi è formulato con tanta forza e chiarezza da far intendere la volontà di tutelarne la sussistenza anche negli eventuali sviluppi successivi del sistema.
Bisogna purtroppo constatare che quest’ultima preoccupazione fu in parte vana, perché –come d’altra parte c’era da aspettarsi –lo sviluppo del marxismo del secondo periodo nei suoi vari rami condusse necessariamente a varie forme di slegamento del sistema. Mentre secondo la concezione materialistica della storia non possono esistere singole scienze indipendenti –come non può esistere una ricerca pienamente teorica –molti marxisti dell’ultima parte del diciannovesimo secolo finirono per concepire il socialismo scientifico come una somma di conoscenze prive di nessi immediati con la prassi ; la concezione materialistica della storia, che in Marx ed Engels era stata essenzialmente dialettico-materialista, nei loro epigoni divenne qualcosa di essenzialmente adialettico. Il risultato fu il trasformare la teoria globale unitaria della rivoluzione in una critica scientifica dell’ordinamento economico borghese, dello Stato, dell’istruzione pubblica, delle religioni, dell’arte, della scienza e così via ; una critica destinata a sfociare in ogni sorta di ambizioni riformiste cui è estranea la critica radicale della società borghese e del suo Stato. Gli stessi Marx ed Engels biasimarono questa tendenza nelle evoluzioni del programma politico del partito socialdemocratico tedesco. In termini materialistico-dialettici, occorre dare atto agli sviluppi del secondo periodo di aver espresso le trasformazioni prodottesi nella prassi della lotta di classe. Non mancavano infatti i cosiddetti marxisti ortodossi, che tendevano a conservare l’impostazione teorica del primo periodo nel tentativo di frenare la deriva revisionista ; a conti fatti, però, furono proprio questi ultimi a rivelarsi più disarmati nei confronti dei grandi mutamenti storici che si stavano preparando. Per esempio, a fronte della maggior parte delle teorie revisioniste -le quali difficilmente si sarebbero potute definire marxiste, in quanto fondate su riforme destinate a cambiare lo Stato dall’interno -gli ortodossi si limitavano a respingere tali posizioni come un oltraggio, ma non offrivano risposte, e mentre l’azione rivoluzionaria veniva da loro collocata in un futuro sempre più trascendente, nell’immediato l’assuefazione alla politica revisionista si estendeva sempre più. Il crollo del marxismo ortodosso si sarebbe verificato con la guerra, nel momento in cui la questione della rivoluzione proletaria si impose all’ordine del giorno come questione reale e terrena di enorme portata ; allora fu chiara a tutti l’insensatezza di un’ortodossia teorica non sostenuta dalla prassi, e le nuove condizioni determinarono l’avvento di quel terzo periodo che dai suoi massimi protagonisti è definito di ripristinamento del marxismo. In realtà, più che un mero ritorno alle origini, ciò che teorici come Lenin e Rosa Luxemburg hanno effettivamente compiuto è lo svincolamento dal marxismo del secondo periodo, e si spiega con il fatto che in una nuova epoca storica rivoluzionaria non solo il movimento proletario di classe ma anche le posizioni teoriche dei comunisti dovevano riassumere la forma di una teoria rivoluzionaria.

- da “Comunismo e filosofia “ di Daniele Mansuino, eBook- - riassunto e adattamento di “Marxismo e filosofia” di Karl Korsch

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