le lenti di Gramsci

sabato 10 novembre 2018

Per una storia del marxismo-leninismo italiano (1)


La nebulosa marxista-leninista.(1)
Movimentata storia delle organizzazioni filocinesi
di Pierluigi Onorati- - dal fascicolo 1968 suppl. a Il Manifesto - - ottobre 2018


Negli anni che precedono il ’68 si forma in Italia un’intera galassia di gruppi marxisti-leninisti, filocinesi e molto spesso apertamente stalinisti. È un universo in continua fluttuazione,perennemente in fase di scissione sulla basa di identiche accuse reciproche. L’insistenza dogmatica sulla purezza ideologica è anche una reazione all’imborghesimento del PCI, al pragmatismo delle sue scelte politiche a cui si contrappone la fedeltà ai “testi sacri” e alla rivoluzione come unica via. Di fatto, dogmatismo e settarismo spinto fino al grottesco impediranno alle formazioni marxiste-leniniste di cogliere sia la portata innovativa di quanto avviene in Italia, sia glie elementi più fertili e rigenerati del maoismo.
Il primo giornale marxista-leninista italiano nasce a Padova nel ’62 e viene intitolato VIVA IL LENINISMO, come un importante opuscolo cinese in cui per la prima volta era messo sotto accusa il revisionismo dell’Unione sovietica. Fondano e dirigono il periodico Vincenzo Calò e Ugo Duse, che resteranno figure centrali nel serial degli incontri e scontri fra gruppi marxisti-leninisti per tutto il decennio. In diverse città italiane si sono già formati circoli filocinesi, in aperta dissidenza con il PCI, privi di ogni forma di collegamento. Il giornale di Duse e Calò non riesce a catalizzare le forze sparse dei vari circoli ed è costretto a interrompere le pubblicazioni dopo appena tre numeri.

Le Edizioni Oriente

L’anno seguente Maria Regis fonda a Milano le Edizioni Oriente che, al contrario, avranno un’importanza notevole, non limitata alla sola area m-l, nel formarsi di una cultura d’opposizione a sinistra del PCI. Le Edizioni Oriente, oltre alla rivista Vento dell’est, pubblicano gli scritti dei dirigenti cinesi e vietnamiti, i “Quaderni” e il “libretto rosso” con le citazioni di Mao.
Nel marzo ’64 i principali circoli m-l fondano il mensile NUOVA UNITÀ, con Duse direttore e Geymonat vicedirettore. Stavolta il colpo sembra andare a segno e il mensile a raccogliere intorno a sé l’intera nebulosa m-l. I nuclei principali sono concentrati a Milano,Roma,Padova e Pisa, ma fanno capo a Nuova Unita’ anche una quindicina di centri minori, tra cui alcune città del sud. Ma in meno di un anno la situazione degenera fino a determinare la chiusura del giornale. Il problema che divide in due fronti contrapposti l’intera area m-l è la diversa valutazione a proposito del PCI.
“Un corpo sano con una testa malata”, questo lo slogan che per molti militanti e dirigenti descrive sinteticamente la situazione del Partito Comunista. Giocano fattori sentimentali (si tratta per lo più di ex iscritti al partito), e dall’altra parte l’intera parabola della dissidenza m-l era iniziata nei primissimi ’60 con la circolazione all’interno del partito delle famose “lettere anonime”, redatte da dirigenti per promuovere una critica da sinistra alle scelte del vertice. Per un’altra ala del movimento, di cui si fa portavoce Giuseppe Mai, la radiografia è troppo ottimista e il PCI, per quanti possano esseri i “veri rivoluzionari” al suo interno, non può comunque rappresentare il proletariato rivoluzionario ma solo gli interessi corporativi dell’aristocrazia operaia qualificata.
Lo scontro porta, nel gennaio ’65, alla chiusura del giornale e alla scissione del gruppo redazionale. Duse guida gli intransigenti e fonda la rivista IL COMUNISTA. Da qui apre il fuoco sugli ex compagni, che intanto hanno dato vita a una seconda serie di Nuova Unità e che rispondono per le rime. Si afferma la pratica suicida della diffamazione reciproca, degli insulti e delle accuse più assurde, dei tentativi di linciaggio morale. Fortunatamente è solo una parodia dei metodi staliniani, che però impedirà sul nascere ogni sviluppo reale dell’area m-l.
Nel ’66 Il comunista e altri circoli m-l si fondono nella Federazione m-l d’Italia e iniziano le pubblicazioni di Rivoluzione proletaria. Duse però non aderisce e con un pugno di seguaci fonda la LEGA DEI COMUNISTI M-L, che dopo un fuggevole passaggio nel Manifesto rientrerà nel PCI alla vigilia  delle elezioni del ’72. La Federazione, a sua volta, esploderà letteralmente nel giro di due anni e intorno ai suoi frammenti si costituiranno non meno di dieci formazioni, ognuna fornita di un proprio organo di stampa. 


Nessun commento:

Posta un commento