le lenti di Gramsci

martedì 16 giugno 2020

IL MERIDIONALISMO di GRAMSCI e DE MARTINO: dallo storicismo crociano allo storicismo dialettico marxista


da #Carmela Biscaglia#

“La visione proposta da Levi di un Sud atemporale come sospeso in una sorta di medioevo perenne, se pur tendente a sottolineare in tono drammatico la divaricazione dei due mondi, il Nord e il Sud, era, infatti, nell’ottica di de Martino, che a sua volta dietro quel mondo arcaico delle magie e dei sincretismi pagano-cristiani discopriva quel “folklore progressivo” mai prima d’allora ravvisato dalla demologia, una visione romantica e certo poco funzionale all’affermazione dei diritti e degli interessi delle popolazioni meridionali, anzi motivo ulteriore di emarginazione. In questa prospettiva, per de Martino decisiva fu, invece, l’uscita avvenuta di lì a poco dei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci (1948), che forniva la chiave interpretativa della drammatica umanità di quel “mondo subalterno”, secondo una definizione utilizzata per la prima volta proprio da Gramsci, che sulla scorta di un’impostazione marxista ristabiliva il legame tra fatti culturali e fatti sociali, e identificava la cultura popolare quale espressione della concezione del mondo e della vita delle classi subalterne in dialettica contrapposizione alla classe dominante. Era quello un mondo che fin dall’unità d’Italia aveva costituito un problema nella coscienza di storici, economisti e sociologi, ma che nessuno aveva fino ad allora affrontato nella sua autonomia. Da Gramsci, dunque, de Martino ricevette le sollecitazioni decisive all’avvio di quelle sue ricerche antropologiche, che, generando in lui nei primi anni Cinquanta la svolta dallo storicismo crociano allo storicismo marxistico, lo indusse ad assumere le forme del folklore religioso di comunità contadine del meridione italiano come segnale forte di una particolare “concezione del mondo” [nota]

[nota: della vasta letteratura in merito a questa tematica, attorno a cui s’intessé un intenso dibattito nei primi anni Cinquanta, e sugli esiti di questa “utopia”, si veda il recente contributo di Giovanni Pizza,
Gramsci e de Martino. Appunti per una riflessione,«Quaderni di teoria sociale», (2013), n. 13, pp. 77-121. Si cfr. pure G.B.Bronzini, Cultura  popolare. Dialettica e contestualità, Bari, Dedalo, 1990, pp. 119-132; E.De Martino, Mondo popolare e magia in Lucania, a cura e con prefazione di Rocco Brienza, Roma-Matera, Basilicata editrice, 1975, pp. 85-92.
Per un’analisi recente sulla modernizzazione rivoluzionaria, che pur per strade parallele, accomuna Gramsci e Scotellaro, F.Dubla, A fare il giorno nuovo. Il ruolo dell'intellettuale meridionalista in Gramsci e Scotellaro: breve percorso antologico, a cura di M. Giusto,[S.l.], Chimienti 2015
(..)

  • IL SEGNO COMUNE tra Levi, De Martino e Scotellaro
Levi e de Martino, come d’altro canto Scotellaro, nella loro capacità di
penetrazione dell’universo contadino meridionale non dettata da nostalgia
reazionaria, né da rimozione del loro portato di dolore e oppressione, bensì
dall’urgenza avvertita come uomini di sinistra politicamente impegnati nella
redenzione delle classi popolari, sono convinti della inscindibilità di giustizia
sociale, prospettive future e salvaguardia della profondità del passato. Il mondo
contadino al quale pensava Levi e che aveva ritratto nel Cristo era, dunque, un
mondo in movimento percorso dalla scoperta del valore dell’autonomia e della
democrazia, capace di rovesciare le oppressioni senza perdere la propria identità
permeata di sapienze antiche, i valori più alti della propria cultura.(nota 2)
Uomini singolarmente dotati sul piano scientifico, artistico, letterario e,
insieme, ricchi di una vivacità di spirito e di una capacità realizzatrice che rendono
difficile ricondurli a un’unità biografica, Levi, de Martino e Scotellaro seguirono
percorsi scientifici differenti, sebbene tutti riconducibili alla medesima ispirazione
di uno Stato che stava faticosamente ricostruendo la sua vita democratica e
culturale, passando dalla ricostruzione del tessuto umano, ma anche alla medesima
finalità, quella cioè di capire e far capire quel mondo “abbandonato da Dio e dagli
uomini”, dargli voce, contribuire alla salvaguardia dei suoi diritti all’interno di un
contesto di libertà riconquistata, dopo vent’anni di dittatura e un immane conflitto.

[nota 2  F. CASSANO, Cinquantasei anni dopo “Cristo”, in G. DE DONATO, S. D’AMARO (a cura
di), Carlo Levi e il Mezzogiorno. Atti della giornata nazionale di studi (Torremaggiore, 5
novembre 2001), Foggia, Grenzi, 2003, pp. 9-10 e segg.]

·        —- Carmela Biscaglia, Presidente del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del Secondo Dopoguerra”, Tricarico, in RASSEGNA STORICA LUCANA, nr.67/68 2018
       LEVI, DE MARTINO, SCOTELLARO: L’IMPEGNO POLITICO, ANTIFASCISTA E MERIDIONALISTICO

Carlo Levi (1902/1975)

Antonio Gramsci (1891/1937)

Ernesto De Martino (1908/1965) 

Rocco Scotellaro (1923/1953)

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