le lenti di Gramsci

mercoledì 10 giugno 2020

LA CONQUISTA DELLA COSCIENZA di CLASSE per ANTONIO GRAMSCI


L’analisi critica della storia della filosofia, della filosofia spontanea dell’uomo-massa, del folclore delle classi subalterne, del senso comune veicolato dalle classi dominanti tramite i suoi apparati e i suoi intellettuali “organici”, è, per Gramsci, propedeutica alla conquista di una nuova visione del mondo, possibile solo con la coscienza di classe dell’uomo-collettivo, di una filosofia dell’avvenire che si propone la trasformazione rivoluzionaria di sè, degli altri, della società capitalista, nella direzione del socialismo come nuovo umanesimo, dell’unificazione olistica del genere umano che si riappropria dell’”onnilateralità”, che è innanzitutto ricomposizione tra sè e il proprio genere, non più scissi. Il potere di classe ci vuole monadi isolate: ma l’atomizzazione è propria della omogeneizzazione culturale dei rapporti sociali di produzione capitalisti, dell’uomo-massa senza coscienza di classe. Gramsci indaga su come può, molecolarmente, generarsi questa coscienza. ~ fe.d.

“Per la propria concezione del mondo si appartiene sempre a un determinato aggruppamento, e precisamente a quello di tutti gli elementi sociali che condividono uno stesso modo di pensare e di operare. Si è conformisti di un qualche conformismo, si è sempre uomini-massa o uomini-collettivi. La quistione è questa: di che tipo storico è il conformismo, l'uomo-massa di cui si fa parte? Quando la concezione del mondo non è critica e coerente ma occasionale e disgregata, si appartiene simultaneamente a una molteplicità di uomini-massa, la propria personalità è composita in modo bizzarro: si trovano in essa elementi dell'uomo delle caverne e principii della scienza piú moderna e progredita, pregiudizi di tutte le fasi storiche passate grettamente localistiche e intuizioni di una filosofia avvenire quale sarà propria del genere umano unificato mondialmente. Criticare la propria concezione del mondo significa dunque renderla unitaria e coerente e innalzarla fino al punto cui è giunto il pensiero mondiale piú progredito. Significa quindi anche criticare tutta la filosofia finora esistita, in quanto essa ha lasciato stratificazioni consolidate nella filosofia popolare. L'inizio dell'elaborazione critica è la coscienza di quello che è realmente, cioè un «conosci te stesso» come prodotto del processo storico finora svoltosi che ha lasciato in te stesso un'infinità di tracce accolte senza beneficio d'inventario. Occorre fare inizialmente un tale inventario.”

A.Gramsci, Quaderni dal carcere, Q.11(XVIII) ed. Gerratana, Einaudi, pag.1376



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