Nella storia del Mezzogiorno e del
paesaggio agrario italiano, la casa di campagna e la dimora contadina hanno
rappresentato per secoli il presidio materiale del lavoro subalterno sulla
terra. Con il superamento dei tradizionali contratti agrari — in particolare la
colonia parziaria e la mezzadria — e con l'esodo rurale del secondo Novecento,
la gran parte di queste strutture è stata abbandonata o inglobata
dall'espansione edilizia e dalla speculazione urbana. La loro salvaguardia
costituisce oggi un passaggio politico e culturale indispensabile per la tutela
della memoria storica, dell'architettura spontanea e dell'identità materiale
del territorio.
Nell'agro tarantino e
salentino, la tipologia della casa 'campesina' (colonica) ad un solo piano (o casa di
contadini monoscala) rappresenta la variante più diffusa della dimora rurale
subalterna, distinta dalle grandi masserie padronali a più livelli.
Sotto il profilo
dell'analisi materiale e sociale, la struttura in foto ne conserva gli elementi
distintivi.
- Architettura monovano
o a moduli affiancati: sviluppata interamente al piano terra per contenere i
costi di costruzione e ottimizzare l'accesso diretto ai campi, integrava in un
unico volume orizzontale l'ambiente domestico (spesso un unico vano diviso da
tende o tramezzi leggeri) e il deposito degli attrezzi o la stalla per
l'animale da lavoro.
- Intonaco a calce e
finitura a rosso pompeiano/ocra: la colorazione rossa evidente sulla facciata
destra era una finitura comune tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del
Novecento, ottenuta mescolando terre coloranti naturali alla calce per
proteggere la pietra tufea dalle intemperie e dall'umidità.
- L'abbandono negli
anni Settanta: la datazione della sua dismissione coincide con la grande
trasformazione economico-sociale del territorio tarantino. Tra la fine degli
anni Sessanta e il decennio successivo, l'espansione dell'industria siderurgica
(il centro siderurgico Italsider), l'esodo dalle campagne e l'illusione della
modernizzazione urbana portarono al progressivo spopolamento delle abitazioni
rurali monopiano, soppiantate dalle nuove tipologie edilizie in cemento armato.
La casa di via Tre
Capitali testimonia proprio questo snodo storico: l'ultima fase della civiltà
contadina stanziale prima che i processi di industrializzazione e speculazione
edilizia ne interrompessero la continuità materiale.
in foto: da via Tre Capitali, Leporano (TA), appena fuori dalla soglia storica dell’Arco di Taranto, dove resiste un’antica casa colonica. Da questo rilievo la vista spazia ancora oggi verso la piana che digrada verso Taranto: un paesaggio che rimanda direttamente all’antico agro di Leprarium, toponimo romano da cui probabilmente trae origine la stessa Leporano. /
In questo stesso blog
PERSISTENZE SUBALTERNE (1. guida metodologica)
Lo svelamento delle tracce della civiltà rurale dell’Italia meridionale
a cura di Ferdinando Dubla e Viviana Tortorici





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