Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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mercoledì 4 novembre 2026

PERSISTENZE SUBALTERNE (4. Crocicchi votivi-tabernacoli ed edicole campestri agli incroci)

 


immagine AI 

Nello studio etno-antropologico della cultura subalterna del Sud Italia — secondo le direttrici teoriche tracciate da Ernesto de Martino — i tabernacoli e le edicole campestri non costituiscono semplici decorazioni del paesaggio, ma svolgono precise funzioni simboliche, sociali e materiali.

 

Nella geografia mitica del mondo contadino, i bivi e gli incroci stradali erano considerati luoghi liminari, esposti all'insidia del "male", dello smarrimento o di presenze infauste. L'edicola votiva presidiava lo snodo viario: era un punto di riferimento visivo per i viandanti e al contempo un presidio simbolico che rassicurava il bracciante che si recava nei campi alle prime luci dell'alba o rientrava al tramonto.

- C’è una grave desertificazione culturale del patrimonio rurale meridionale. La tutela e il censimento di queste micro-architetture religiose e contadine rappresentano un atto necessario per preservare la memoria materiale e antropologica delle classi subalterne.

 

Cappella votiva rurale o dell'involucro murario di un edicola/tabernacolo campestre (localmente definita anche focaredda, cappelledda o majestas)

- La vita contadina era contrassegnata da una perenne precarietà economica e dall'incertezza climatica (siccità, parassiti, epidemie). La costruzione del tabernacolo presso un incrocio o lungo i percorsi di transito agricolo (come la direttrice Leporano-vicinale Pegne/ San Donato-Talsano) serviva a "tracciare un confine di protezione sacra" sui campi circostanti. Il Santo o la Vergine raffigurati nella nicchia agivano da tutori del lavoro agricolo e della sopravvivenza del borgo.

- In assenza di una chiesa strutturata nelle campagne dell'agro tarantino, il tabernacolo diventava un altare aperto e comunitario. I contadini vi si fermavano per brevi preghiere, accendevano lumini, deponevano fiori campestri e recitavano il rosario durante le rogazioni (le processioni per la benedizione dei raccolti). Si tratta di una religiosità spontanea, vissuta al di fuori del controllo istituzionale del clero, in cui la devozione popolare si saldava direttamente al ciclo biologico e lavorativo della terra.

-La conservazione di questi luoghi - siti [sarebbe] una preziosa testimonianza della civiltà rurale del Sud Italia, in particolare qui a Taranto (la frazione di San Donato è vicina tanto a Taranto quanto a Leporano) prima della cosiddetta “rivoluzione” industriale e la sua devastazione, appena pochi anni fa nel millenario tempo della storia. /

foto 1. Ricostruzione con AI del sito originario con l’icona di San Donato che dà il nome all’intera contrada.

foto 2. Persistenza e distruzione: la stessa all'incrocio tra via Zuzzaro (Leporano) e via per San Donato, frazione di Talsano (Ta) 



foto 2 

Secondo le credenze popolari (analizzate da de Martino nelle sue indagini sul Mezzogiorno), i crocevia e i limiti delle proprietà rurali erano considerati luoghi liminari e critici, esposti alla presenza delle “ombre” o degli spiriti dei morti. L’edicola votiva — spesso edificata ex voto da una famiglia contadina a ricordo di un congiunto scomparso sul lavoro o in un incidente nei campi — funge da presidio protettivo, “addomesticando” la soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

In chiave etnologica, queste piccole edicole in pietra calcinata sulle Murge tarantine e baresi testimoniano una perfetta persistenza culturale: la sacralizzazione della soglia e il patto di protezione tra gli antenati (i defunti/i Lares) e la comunità dei viventi che continua a coltivare la terra.

DIARIO ETNOLOGICO: edicole votive e culto dei Lares 



In foto: le edicole votive campestri e i piloni votivi ritratti nelle immagini scattate nelle campagne di Toritto (Bari) e nella sua frazione agricola di Quasano. Questi manufatti, collocati lungo i tratturi, i muretti a secco e i confini dei fondi agricoli murgiani, presentano una profonda continuità storico-religiosa ed etno-antropologica sia con la religione romana arcaica sia con la ritualità del 2 novembre.

- I Lares compitales: nella Roma antica, i Lares erano le divinità protettrici dei campi, dei confini e dei crocevia (compita). Presso i trivi e i quadrivi si ergevano piccoli sacelli (sacella) o edicole contenenti l’immagine dei Lares, posti a guardia della proprietà fondiaria e a protezione del lavoro agricolo e dei contadini.

- I Lares viales: parimenti, le edicole rurali pugliesi erette lungo i muretti a secco o agli incroci dei tratturi (come si nota distintamente nella prima e seconda immagine) ereditano la funzione di sacralizzare il passaggio, proteggendo il viandante, il contadino e il bestiame dalle insidie e dalle precarietà dell’ambiente esterno.

- Il cattolicesimo popolare non ha cancellato la struttura mitico-rituale romana, ma ha sostituito l’effigie del Lare con le immagini di Cristo, della Madonna (particolarmente diffuso nel territorio il culto della Madonna degli Angeli di Quasano) o dei Santi protettori del raccolto e degli animali (San Pietro, San Nicola, Sant’Antonio Abate).

- Il legame tra l’edicola votiva rurale, i Lares e il culto dei defunti si manifesta attraverso diretti passaggi etnologici:

 secondo l’elaborazione dell’antropologia e della storia delle religioni, i Lares erano originariamente concepiti come le anime degli antenati divinizzate (Manes) che continuavano a vegliare sul fondo agricolo lavorato in vita. La terra coltivata è la terra dove riposano o da cui provengono gli avi.

2 novembre: nella prassi della religiosità popolare contadina meridionale, l’edicola votiva campestre non è soltanto un luogo di devozione ai santi, ma un dispositivo per la memoria del passato familiare e comunitario. Presso l’edicola campestre si accendevano i “lumini” e si recitava il rosario di suffragio in occasione delle ricorrenze dei defunti, in particolare nei giorni dell’Ottavario dei Morti (inizio novembre). 




Scheda e rilevazioni fotoetnologiche a cura di Ferdinando Dubla e Viviana Tortorici


leggi in questo blog



Lo svelamento delle tracce della civiltà rurale dell’Italia meridionale

 

PERSISTENZE SUBALTERNE (1. guida metodologica)

 

------- PERSISTENZE SUBALTERNE (2. Casa 'campesina' - Italia meridionale)

 

PERSISTENZE SUBALTERNE (3. Lo "iazzu")