Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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domenica 6 febbraio 2011

Ricostruire il partito comunista -- Appello dei mille

UN MANIFESTO POLITICO CON LE PRIME 1000 ADESIONI

per aderire inviare una email all'indirizzo
ricostruireilpartitocomunista@gmail.com

La grande crisi capitalistica irrisolta, destinata a durare a lungo, spinge le classi dominanti verso soluzioni di destra sia sul versante economico-sociale che su quello politico-istituzionale.
Nella debolezza strutturale del capitalismo italiano, caratterizzato dalla distruzione del settore pubblico dell’economia, dalla esiguità della grande industria, dalla prevalenza della piccola impresa basata su bassi salari, super-sfruttamento, lavoro sempre più precario, le classi proprietarie scelgono l’arroccamento a difesa dei propri privilegi.
La manovra di Tremonti colpisce gli interessi popolari, non intacca rendite e redditi elevati.
Il modello Marchionne richiede piena libertà di manovra, totale potere sull’uso della forza-lavoro, annullando il contratto nazionale collettivo e le tutele previste dallo Statuto dei lavoratori. Contro la Fiom, che ha colto il significato politico dell’attacco padronale, è schierato un blocco proprietario che va ben al di là della compagine berlusconiana e comprende, oltre i sindacati filo padronali, anche un’ampia area del PD.
L’attacco alla Costituzione intende smantellarne, insieme con gli elementi portanti della forma di repubblica parlamentare fondata su un sistema elettorale proporzionale puro, i capisaldi economico-sociali.
L’aggressione alla magistratura e all’autonomia dei diversi poteri dello Stato, la controriforma dell’Università, i tagli all’istruzione e alla formazione, la destrutturazione più in generale del mercato del lavoro, configurano un progetto di società antidemocratica, basata sempre più sulla precarietà sociale e civile.

Le resistenze e le lotte sociali, che dalle fabbriche alle scuole, dalle periferie all’Università, si sviluppano in Italia sono in gran parte prive di una sponda politica, e del Partito comunista quale intellettuale e organizzatore collettivo in grado di elaborare e realizzare una strategia democratica e progressiva, volta al socialismo, quale unica reale alternativa alla crisi attuale del sistema. Ciò implica una radicale inversione di rotta nel nostro Paese, facendo della difesa e rilancio integrale della Costituzione la base del programma politico, con la ripresa dell’intervento pubblico in economia e della programmazione democratica sotto controllo operaio e popolare.
I comunisti, che nei decenni seguiti alla lotta di Liberazione hanno espresso una grande forza politica, sociale, culturale, determinando alcune fondamentali conquiste sociali, vivono oggi una situazione di estrema difficoltà, in crisi di militanza, di partecipazione, di progetto strategico, privi anche di rappresentanti nel parlamento italiano ed europeo.
L'esigenza di ricostruzione di un partito comunista nel nostro paese si impone a tutte le avanguardie più coscienti delle lotte operaie, popolari, studentesche per dare direzione, organizzazione e prospettive ai conflitti sociali e politici.
Diciamo partito comunista, che è cosa diversa da una generica forza di sinistra anti-capitalistica, perché un partito di comunisti, tra le altre cose, avverte l'esigenza di una teoria rivoluzionaria costruita con rigore e scientificità (e come tale mai dogmatica, ma in continuo sviluppo); perché una coscienza comunista e di aspirazione al socialismo non si forma spontaneamente nei movimenti sociali di lotta, per quanto radicali, ma ha bisogno del partito come suo intellettuale collettivo; perché, tanto più in una fase di crisi profonda del sistema capitalistico su scala planetaria, vanno esplicitate le finalità generali e la dimensione internazionale della lotta per il socialismo e il comunismo. Perché questa prospettiva può vivere nell'Italia e nell'Europa di oggi solo se le avanguardie dei movimenti sociali in lotta diventano consapevoli del carattere sistemico della crisi e maturano una visione mondiale della lotta per il socialismo.

Alle comuniste e ai comunisti comunque collocati - a quelli che come noi sono o sono stati in vario modo militanti, dirigenti, sostenitori dell'esperienza ventennale di Rifondazione, o che ad essa hanno guardato con interesse - la condizione drammatica in cui si trova il movimento comunista in Italia, a rischio di dissoluzione, richiede di esprimersi senza reticenze: il progetto originario di Rifondazione è giunto al capolinea. Dopo lo scioglimento del Pci non sono state gettate le fondamenta adeguate su cui ricostruire un nuovo partito comunista all’altezza dei tempi.
La maggioranza del gruppo dirigente bertinottiano, nel corso degli anni, ha demolito l’impianto teorico e strategico comunista. Il congresso di Chianciano del PRC (2008) aveva alimentato molte speranze e, tra chi sottoscrive questo documento, vi è anche chi è stato determinante per aprire una nuova stagione, chiedendo un significativo cambio di rotta. Non solo questa discontinuità non c’è stata, ma a pochi anni di distanza ritroviamo un partito ancora più debole, incerto ed in piena crisi di identità.
Prendiamo atto che la fragilità e l'eterogeneità delle basi strategiche originarie di Rifondazione hanno dato vita a fratture e scissioni ed ora, a vent’anni di distanza, quel che rimane è un assemblaggio eclettico, dove gli scontri e le battaglie correntizie hanno prodotto un grave degenerazione della vita interna. L'assenza di un pensiero forte condiviso e di un collante ideologico sufficientemente solido, ha impedito a questo partito di reggere alle pressioni determinate dai grandi tornanti della storia. A fronte di reiterate richieste di un’inversione di rotta, il gruppo dirigente sembra voler ripercorrere gli stessi, micidiali, errori.
Per tutte queste ragioni, anche se sappiamo bene che in Rifondazione continuano a militare molte compagne e compagni che sentiamo idealmente vicini e con cui vogliamo tenere aperta l'interlocuzione, non riconosciamo più in questa esperienza politica un fattore propulsivo per la ricostruzione del partito comunista in Italia.
Negli ultimi tre anni, molti tra i firmatari di questo documento, hanno lavorato per questo obiettivo ed hanno chiesto, o sperato, che anche il PRC nel suo insieme se ne facesse carico. La risposta è stata sconfortante: chi non ha manifestato aperta ed ostile contrarietà, ha semplicemente rimosso il tema dall’agenda e dal dibattito politico. Si sono così ignorati appelli di singoli iscritti, interi circoli o ex militanti e si è rimosso il fatto che su questa questione sono state promosse, dal basso, decine e decine di iniziative in tutto il territorio nazionale. Anche quando c’è stato un timido richiamo di alcuni all’unità dei comunisti, questo veniva vissuto più come un problema di natura organizzativa che politica, e, comunque, alle dichiarazioni non è mai seguito un singolo atto concreto.
Centinaia di migliaia di compagne/i sono passati attraverso l’esperienza di Rifondazione per poi uscirne; molti di essi vivono una condizione di “diaspora”, da potenziali militanti senza organizzazione. E’ tempo di offrire anche a loro una sponda.
Se non si compiono i primi passi concreti in questa direzione, rompendo ogni indugio e tatticismo e avviando una prima fase aggregativa, l'ulteriore deriva e lo smarrimento di migliaia di militanti comunisti diventa inevitabile.

Siamo consapevoli che la crisi è complessiva e che non ci sono “isole felici”. Limiti ed errori hanno segnato pure l’esperienza del PdCI, ma essi sono oggetto di un ripensamento, come nel caso della riflessione autocritica sulla partecipazione al governo della guerra contro la Jugoslavia. Il suo gruppo dirigente ritiene che non esistano oggi le condizioni e i rapporti di forza per governare col centrosinistra e prende atto dell’involuzione reazionaria dell'Unione europea, valutando che ciò non era scontato in altre fasi. E non è privo di significato che esso non abbia ripudiato la storia del movimento comunista del ‘900, né condotto campagne ostili verso altri partiti comunisti o paesi ad orientamento socialista, nè abbia sostenuto il progetto della “Sinistra Europea” (che ha gravemente diviso i comunisti in Europa) e, diversamente da altri, abbia respinto l’idea di un partito organizzato in correnti.
Sappiamo che il PdCI non rappresenta la soluzione della questione comunista in Italia. Sono i suoi dirigenti per primi a riconoscerlo. Ma il fatto che il suo gruppo dirigente abbia assunto il progetto della ricostruzione di una nuova forza comunista unita ed unitaria, e oggi avanzi la proposta di avviare, nei prossimi mesi, una fase congressuale aperta - capace di dare vita ad un vero e proprio cantiere per la “ricostruzione del partito comunista” - determina una situazione nuova.
Facciamo appello a tutti i lavoratori, gli studenti, i disoccupati - consapevoli della gravità della crisi e dell'urgente necessità del partito comunista - a sostenere in tutti i modi possibili questo processo, nelle forme che ognuno riterrà più opportune.

Ci impegniamo a che si promuova una riflessione aperta sul significato della costruzione del Partito, stante l'attuale sviluppo dei rapporti di classe ed internazionali, lavorando per recuperare il ritardo di questi ultimi venti anni. Ineludibile per noi è il tema del radicamento sociale e di classe dei comunisti, e dunque di una organizzazione strutturata a tal fine. Ci proponiamo di innovare e rivoluzionare il nostro modo di agire e pensare per affrontare così, finalmente, nodi politici essenziali, prima di tutto quello della linea politica e della strategia di transizione al socialismo nelle condizioni dell’attuale assetto imperialistico mondiale; la forma partito più adeguata; il modello organizzativo; l'autofinanziamento; la comunicazione; il ruolo dei comunisti nei sindacati e nella riorganizzazione di un sindacalismo di classe.
Ci vorrà tempo, pazienza ed una grande capacità di ascolto, ma siamo consapevoli che se eludessimo questa discussione, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione.

Questo impegno non contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento, dentro e fuori la Federazione della Sinistra. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. E' dentro questa esigenza di unità d'azione a sinistra, non certo contro di essa, che può progredire e affermarsi il processo di ricostruzione di una forza comunista unitaria e indipendente. Anzi: tale sforzo unitario avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione del partito comunista.

A soli vent'anni dalla fine dell'Unione Sovietica, quando poteva sembrare a molti che la storia fosse finita e che solo dei visionari potessero riproporre credibilmente la questione del socialismo, oggi avvertiamo non solo che la dinamica storica ha ripreso a fluire, ma che essa si è messa a correre. Il mondo è segnato da una crisi del sistema capitalistico e del primato delle grandi potenze imperialiste che non ha precedenti.
Nuovi paesi e continenti emergono come i protagonisti del mondo di domani. Tra pochi decenni essi esprimeranno i due terzi dell'economia mondiale e per molti di essi si ripropone in vario modo il tema di una alternativa possibile di tipo socialista ed antimperialista.
E’ lo sfruttamento neo-coloniale attuato dalle potenze imperialiste, attraverso multinazionali le cui dimensioni economiche superano quelle di interi Stati, la causa prima della povertà che attanaglia la maggior parte dell’umanità, principalmente in Asia, Africa e America Latina.
E’ il tentativo delle potenze imperialiste – in primo luogo gli Stati Uniti – di mantenere la supremazia, la causa prima della guerra. Sono queste potenze le principali responsabili della crescente corsa agli armamenti – compresi quelli nucleari – e del conseguente aumento della spesa militare mondiale, che sottrae risorse ai bisogni vitali dell’umanità.
Per opporsi a tale sistema che porta il mondo alla catastrofe, vanno intrecciate lotta all’ingiustizia sociale e lotta contro la guerra, che in Italia significa anzitutto opporsi alla presenza delle basi Usa/Nato e alla partecipazione alle guerre, come quella in Afghanistan.

Sappiamo che la ricostruzione di un partito comunista in Italia è un processo arduo e complesso, di cui dobbiamo saper individuare fasi e tappe intermedie.
Abbiamo come riferimento i punti alti dell'esperienza e della elaborazione del movimento comunista italiano e internazionale, nell’ispirazione leninista e gramsciana, che va attualizzata.
Pensiamo che nella fase attuale sia possibile e necessario ricostruire un partito di quadri e di militanti con una influenza di massa; che pur non essendo da subito grande in termini di iscritti, sappia organizzare una presenza efficace dei suoi militanti nella società, nel sindacato, negli organismi popolari, nei comitati di lotta che vanno nascendo; e quindi sia capace, in questo senso, di esercitarvi una influenza di massa. Che sappia caratterizzare la sua presenza nelle istituzioni in stretto legame con le lotte popolari. Che si lasci alle spalle la degenerazione correntizia e sia gestito in modo collegiale e unitario.
Non è facile, ma è indispensabile.
Non ci nascondiamo le difficoltà dell'impresa, ma non vogliamo arrenderci e siamo convinti che troveremo migliaia di compagne/i pronti a sostenerla.
Lavoriamo perché essa si arricchisca del contributo delle giovani generazioni, che non hanno vissuto gli errori e le sconfitte del passato: ad esse appartiene il futuro.

SEGUONO MILLE FIRME

domenica 30 gennaio 2011

Il partito comunista nella Resistenza -- link



Bari, 22.01.11: Incontro “Le lezioni della storia”
Il Partito Comunista nella Resistenza (1943/45)
di Ferdinando Dubla, storico del movimento operaio

Unità delle forze popolari, di tutti i democratici e gli antifascisti per sconfiggere il comune nemico, il nazismo e il tardo-fascismo suo ascaro: questa la linea che Togliatti espone al suo ritorno in Italia, nel marzo 1944 e che si collegherà strettamente ad una visione strategica che avrà come caposaldi la democrazia progressiva e il partito nuovo. Leggi tutto

mercoledì 26 gennaio 2011

Report dell’incontro tenutosi a Taranto in occasione del 90° della fondazione del PCI

Una Storia da ricordare un Futuro da Costruire

Un giorno ricco di cultura, prospettive, progetti e tante speranze . Venerdì 21 gennaio a Taranto si è discusso in maniera ampia di come l’ Italia di oggi necessiti di un unico partito comunista – di tutti i comunisti-.
In occasione dei 90 anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia si è tenuta a Taranto la presentazione dell’associazione Politico- Culturale Marx XXI°; tema dell’iniziativa “ricostruire il partito comunista”. Se ne è parlato col compagno Andrea Catone (direttore della rivista “L’Ernesto”) che ha illustrato come in questi anni la presenza culturale dei comunisti, più in generale di tutta la sinistra, è andata via via dileguandosi, causando l’avanzamento delle destre e la perdita di identità di gran parte della sinistra italiana: senza alcun dubbio i comunisti hanno cercato di resistere a questo, ma le innumerevoli scissioni hanno reso il compito pressoché impossibile.
L’ associazione Marx XXI° nasce per rilanciare il concetto gramsciano di “intellettuale collettivo”, per svolgere un’ azione educativa, diretta e organizzata, per svolgere un ruolo fondamentale, di studio, ricerca e formazione permanente rivolta ai soggetti oggettivamente e soggettivamente antagonisti alle classi dominanti, i quali si formano, vengono formati e si autoistruiscono attraverso una militanza attiva, con la partecipazione convinta e motivata alle battaglie sul territorio a cui viene legato un respiro più grande, quello della lotta alle contraddizioni della società capitalista e alle conseguenze sociali dell’imperialismo, per sviluppare forti basi culturali di massa per un unico partito comunista. <>.
Ma quale partito comunista costruire in Italia? Lo stesso PCI ha avuto varie fasi, ricorda il compagno Ferdinando Dubla (storico del movimento operaio), senza alcun dubbio la fonte d’ispirazione deve essere il rinnovamento nella continuità che lo stesso Togliatti rilanciava più volte, <>. Il partito come strumento di emancipazione costante del tradizionale e moderno proletariato, un partito che si modifica interpretando correttamente la realtà e le sue incessanti trasformazioni, ma che non perde mai la bussola dei suoi principi fondanti (in un corretto rapporto tattica/strategia), perché, oltre la sua ragion d'essere, la sua identità, così perderebbe sia il ruolo di scuola formativa, nel senso pedagogico gramsciano dell’autoistruzione dell’’intellettuale collettivo’ (nel partito si organizzano le lotte, ci si confronta, si impara insieme e si cresce insieme - così oggi va interpretata e vissuta anche la categoria leninista di avanguardia cosciente) sia il fascino dei suoi ideali socialisti, termini e concetti rimossi dal lessico dominante.
In una fase storica caratterizzata dai partiti del leader, è necessario un partito in cui sia possibile discutere e ampliare il confronto, andando controtendenza rispetto alla fase attuale che spinge sempre più verso il presidenzialismo e il culto della personalità, dobbiamo invertire la rotta, c’è un disperato bisogno di invertire la rotta, e i nuovi mezzi di comunicazione ne sono un esempio, internet ma non solo, sono una dimostrazione di come ci sia bisogno di discutere tra noi in maniera collettiva, è tutto in fase embrionale, ma sta a noi saper coltivare tutto ciò.
Ricordando Lenin il compagno Fosco Giannini (direzione nazionale PRC) sottolinea l’importanza di contestualizzare i temi, uscendo da una pericolosa provincialità, trattare le varie problematiche con una dialettica più ampia <>. “Non’ è libero un popolo che opprime un altro popolo” diceva Karl Marx, una frase più che mai attuale e il compito di noi comunisti, noi marxisti, è riuscire a riportare in primo piano questi temi ormai considerati quasi sorpassati, ma che oggi, come non mai, mostrano la loro crudeltà, dobbiamo esser capaci di trasformare tutte le istituzioni in cui siamo presenti ‘nella cassa di risonanza della classe proletaria’, stare dalla parte dei più deboli- operai, contadini e precari che oggi si vedono il loro futuro scippato. Concetti leninisti, quasi dimenticati, ma che sarebbe meglio riprendere e studiare.
Infine il compagno Giovanni Valente (direzione nazionale PdCI) ci ricorda l’importanza della militanza, il ruolo che ogni singolo iscritto al PCI svolgeva, e come invece oggi le cose siano cambiate, lasciando il posto purtroppo anche tra noi ai favoritismi e alle simpatie personali. <>.
Antonio Gramsci ha scritto, nell’”Ordine Nuovo” del 1 aprile 1925:
“Siamo una organizzazione di lotte, e nelle nostre fila si studia per accrescere, per affinare le capacità di lotta dei singoli e di tutta l’organizzazione, per comprendere meglio quali sono le posizioni del nemico e le nostre, per poter meglio adeguare ad esse la nostra azione di ogni giorno. Studio e cultura non sono per noi altro che coscienza teorica dei nostri fini immediati e supremi, e del modo come potremo riuscire a tradurli in atto.
Fino a qual punto questa coscienza oggi esiste nel nostro partito, è diffuso nelle sue fila, è penetrata nei compagni che ricoprono funzioni di direzione e nei semplici militanti che devono portare quotidianamente a contatto con le masse le parole del partito, rendere efficaci i suoi ordini, realizzare le sue direttive? Non ancora, crediamo noi, nella misura necessaria a renderci adatti a compiere in pieno il nostro lavoro di guida del proletariato. La scuola di partito deve proporsi di colmare il vuoto che esiste tra quello che dovrebbe essere e quello che è. Essa è quindi strettamente collegata con un movimento di forze, che noi abbiamo diritto di considerare come le migliori che la classe operaia italiana ha espresso dal suo seno. E’ l’avanguardia del proletariato, la quale forma e istruisce i suoi quadri, che aggiunge un’arma – la sua coscienza teorica e la dottrina rivoluzionaria – a quelle con le quali essa si appresta ad affrontare i suoi nemici o le sue battaglie. Senza quest’arma il partito non esiste, e senza partito nessuna vittoria è possibile.”
(a cura di Sarah Latorre, segr.prov.PdCI – Taranto)

martedì 18 gennaio 2011

Le iniziative per il 90° del PCI


















Associazione politico-culturale MARX XXI

A 90 anni dalla fondazione del Partito comunista d'Italia

Le lezioni della storia

per la futura umanità di liberi ed eguali

Sabato 22 gennaio – ore 9.30 - 21.00

Bari, via Borrelli 30 (di fronte al Piccolo teatro, a pochi passi dal parcheggio della ex Rossani)

Convegno

I - ore 9.30-11.00
Andrea Catone, direttore de l’ernesto
Introduzione ai lavori
Ruggero Giacomini, storico, Ancona
La formazione del partito comunista

II – ore 11.30-13.30
Ferdinando Dubla, storico, Taranto
Il Partito comunista nella Resistenza
Marco Albeltaro, Università di Torino
Il PCI dal dopoguerra agli anni ‘50

III – ore 15.00-16.30
Alexander Hoebel, storico, Napoli
Longo e il Pci negli anni ‘60
Onofrio Pappagallo, storico, Bari
Il PCI e il movimento antimperialista

IV – ore 17.00-18.30
Luciano Canfora, Università di Bari
Le lettere di Ruggero Grieco
Gaetano Bucci, Università di Lecce
Il PCI e la questione dello Stato

ore 19.00 - tavola rotonda su
L’eredità comunista e le nuove generazioni

info e iscrizioni: 3889226560

venerdì 14 gennaio 2011

Firma l'appello a sostegno della FIOM

solidale con la FIOM e con tutti i lavoratori ricattati. La battaglia della FIOM è la battaglia di tutto il mondo del lavoro italiano che non si piega al fascismo aziendale e al servilismo mediatico filopadronale.

l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack 

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l'appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello, ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più siti siete in grado di raggiungere, partecipando a discussioni, forum e altre forme di intervento.
Proviamo a realizzare questo “IMPOSSIBILE” entro il 28 gennaio, giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici, a dimostrazione che la parte più coerentemente democratica della società italiana ha capito che la lotta della Fiom è una lotta che ci riguarda tutti.
(pfd’a)

L'APPELLO

"Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti". 

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.

Sul sito di Lavoro Politico FIRMA L'APPELLO | CONDIVIDI SU FACEBOOK

martedì 11 gennaio 2011

report iniziativa su Pietro Secchia -- Fermo

Relazione sull’iniziativa
“Pietro Secchia. Attualità di una proposta di lotta per la democrazia progressiva”
Fermo – 7/12/2010
Associazione politico-culturale Marx XXI°
(Giorgio Raccichini)

mercoledì 5 gennaio 2011

Buon 2011 rivoluzionario


dal blog di Luigi De Magistris riprendo e rilancio:

Il 2010 si è chiuso con le forze dominanti che attraverso il controllo del capitale
hanno mortificato il lavoro: è il caso dell’imposizione dei desiderata della Fiat
ai lavoratori, con l’avallo di Governo e Confindustria, di sindacati deboli o
compiacenti (ad eccezione della FIOM) e con il capo chino anche di pezzi del centro-sinistra.

Poco prima il prodotto umano e istituzionale di un potere autoritario e svilito,
espressione della peggiore sub-cultura berlusconiana, ossia il ministro Gelmini ha
imposto – contro la volontà di studenti e docenti – la controriforma
dell’università.

Il Presidente della Repubblica, come sempre, ha subito firmato. I tagli alla spesa
pubblica democratica – non a quella che rimpingua le cricche e le mafie che è
mantenuta e consolidata – e alle politiche sociali sta rafforzando le
disuguaglianze, mortificando cultura, ricerca, innovazione, sviluppo.

Il ceto medio, la spina dorsale del Paese, fatica ad arrivare alla fine del mese: i
nuovi poveri, con la mortificazione di centinaia di migliaia di famiglie.
I giovani non hanno più certezza del loro futuro lavorativo, ambizioni umiliate,
sogni spezzati, progetti svaniti, governi che non sono in grado di garantire
aspirazioni, valorizzare professionalità, considerare competenze.
Il precariato è, ormai, il modello preferito dal regime per regolamentare la forza
lavoro.

I servitori dello stato sono sempre più umiliati dal mobbing delle cricche e dalla
deviazioni che operano all’interno delle istituzioni.

Gli imprenditori capaci e onesti che contribuiscono alla ricchezza economica sono
umiliati da oligopoli dominanti, dai prenditori di soldi pubblici e da coloro che
vanno a braccetto con la politica e la criminalità organizzata.

Le mafie imprenditrici controllano il 25% del PIL. A fronte di un disegno
autoritario che verticalizza il potere, mortifica gli organi di garanzia, massacra
lo stato sociale, privatizza tutto, restringe gli spazi di dissenso, mortifica il
pensiero libero, le forze politiche di opposizione non sono ancora all’altezza
della sfida.

E allora dobbiamo lavorare per un 2011 di rottura del sistema e di costruzione di
un’altra Italia. Dobbiamo unire la parte migliore esistente tra le forze del
centro-sinistra e metterla in connessione con il popolo in movimento, con la gente
stanca ma fiera, con quelli dalla schiena dritta, dagli occhi puliti, con il cuore
caldo, con le menti libere e aperte, con chi vuole un costruttivo conflitto
sociale, con chi lotta per i diritti, con chi pensa prima ai lavoratori e, poi, al
profitto, con chi tutela i più deboli prima di pensare al denaro.

C’è una grande sete di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza.

Raccogliamola e organizziamo il dissenso, costruiamo l’alternativa con contenuti
chiari e forti che possano camminare con le gambe di persone credibili che hanno
dimostrato da che parte stare. E allora per un 2011 rivoluzionario, per la
rivoluzione dei cuori, per spezzare le catene dei poteri dominanti e agire per la
costruzione della democrazia.

Buon anno amiche e amici, buon anno compagne e compagni, buon anno a chi vuole
camminare con noi, con fierezza e lealtà, con forza e dolcezza, con l’amore per il
prossimo. Buon Anno!

Luigi
www.demagistris.it