Subaltern studies Italia

L’analisi e la classe - a cura di Ferdinando Dubla

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domenica 3 novembre 2019

LIBERE DONNE IN LIBERA TERRA (dai territori occupati)


come in Rojava, le donne in prima linea per la liberazione dei territori occupati in Palestina. Il movimento Ta’lat, donne in lotta per una libera Palestina e YPJ, le unità di protezione delle donne curde: non abbiamo ascoltato alcuna solidarietà, fa rumore solo l’indifferenza dell’Occidente che blatera di “diritti umani”.(fe.d.)
- - - https://nena-news.it/protesta-ovunque-donne-libere-in-pale…/

- Territori occupati. La deputata, femminista e dirigente del Fronte popolare da ieri è sotto interrogatorio. Per lei si annunciano altri mesi di detenzione "amministrativa", senza processo. Per la sua liberazione e per quella di Heba al Labadi raduni ieri in città palestinesi ed europee.
Suha Jarrar ci racconta al telefono da Ramallah il quarto arresto subito, nella notte tra mercoledì e giovedì, dalla madre Khalida Jarrar, deputata palestinese, storica attivista dei diritti delle donne e tra i dirigenti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, il Fplp, la sinistra marxista. «È stato come rivedere un brutto film» ci dice. «Eravamo in casa solo mia madre ed io. Intorno alle 3 siamo state svegliate da forti rumori proprio sotto la nostra abitazione. Abbiamo visto una dozzina di jeep piene di soldati israeliani, mamma ha capito subito che venivano per lei». I militari guidati di un ufficiale, prosegue Suha Jarrar, «ci hanno intimato di aprire la porta. Appena entrato l’ufficiale con un sorriso beffardo si è rivolto a mia madre con le parole “eccoci di nuovo qui” e le ha ordinato di seguirlo. Ho chiesto di poter vedere il mandato di arresto ma i soldati non mi hanno mostrato nulla. Poi mi hanno allontanato da mia madre e ho potuto abbracciarla e salutarla solo per pochi secondi».(..)
Ad alzare la voce è stata un’altra importante donna palestinese, Hanan Ashrawi, del Comitato esecutivo dell’Olp. «Nelle stesse ore in cui (Jarrar) veniva portata via, altri attivisti nelle città di Ramallah e Betlemme sono stati arrestati dalle forze di occupazione israeliane», ha denunciato. «Ancora una volta» ha continuato Ashrawi, «è stata arrestata Khalida Jarrar, che è anche un insigne difensore dei diritti umani. (..)
Khalida Jarrar, 57 anni, era stata rilasciata lo scorso febbraio dopo 20 mesi di detenzione amministrativa. Un calvario denunciano la famiglia e il Fplp. Capo della Commissione parlamentare per i prigionieri politici e vice presidente dell’associazione Addameer che tutela i diritti dei detenuti, aveva scontato 14 mesi di carcere già tra il 2015 e il 2016. In quell’occasione fu accusata di ben 12 reati ma, evidentemente, senza prove dato che i giudici militari alla fine decisero di condannarla alla detenzione amministrativa e di non processarla. I palestinesi parlarono di una «vendetta» poiché Jarrar aveva rifiutato il domicilio coatto a Gerico ordinato da Israele. E perché faceva parte della commissione che prepara rapporti sulle violazioni israeliane destinati alla Corte penale internazionale. Nei Territori Khalida Jarrar è un simbolo della lotta all’occupazione (..)

dal servizio di Michele Giorgio su Il Manifesto del 1 novembre 2019
articolo completo:
https://ilmanifesto.it/israele-arresta-ancora-una-volta-kh…/

in foto: Khalida Jarrar, Heba al Labadi, in sciopero della fame, e il movimento Ta’lat, femminista e anti-colonialista indipendente per le strade di Ramallah







sabato 2 novembre 2019

IL MURO e IL PUGNO. Il socialismo delle libertà e i suoi nuovi fondamenti teorici (appunti)


IL MURO e IL PUGNO
di Lula liberato, fanno da sfondo alla retorica anticomunista che, virulenta, si è scatenata in questi giorni di anniversario della caduta berlinese. I gazzettieri e i vati e vaticinatori dei regimi capitalistici dell’Occidente, liquidano con sanguinose definizioni, “dittatura comunista”-regime di spie e traditori con esoterici servizi segreti, la DDR e gli uffici dei “Berja” esecutivi, la STASI, e via liquidando, nel tentativo spasmodico di orientare la loro paura attuale, attualissima, del socialismo, storico, in costruzione e avvenire, il senso comune di massa. Nessuna contestualizzazione storica, la guerra mondiale, i lager, la guerra “fredda”: nessuna seria interpretazione di un intero periodo storico, bellum para bellum, che ha visto il dispiegarsi dell’imperialismo nordamericano e neocolonialista, e nonostante ciò, la conquista di standard sociali egualitari e benessere sociale di livello elevato, nonostante il cospicuo prezzo politico libertario e costo economico, che impedisce a quelle esperienze di essere riferimento per il futuro. E poi la costruzione di tanti e troppi altri muri, a delimitare le ingiustizie del mondo. Intanto, è proprio un’ingiustizia banditesca, la carcerazione del compagno Lula ad opera del patto brasilero destra politica/magistratura asservita e corrotta, che è caduta. “Sono comunista, non ho niente di cui pentirmi”, ha ribadito da Silva. Anche noi siamo orgogliosi nei giorni del muro e del pugno: comunisti e marxisti ne’ ortodosso/dommatici ne’ revisionisti, leninisti per l’audeterminazione popolare e avanguardia politica, maoisti critici sovranisti di sinistra e internazionalisti, combattiamo per una democrazia sociale radicale della società autoregolata, come ci ha insegnato Gramsci e la migliore tradizione del comunismo democratico in Italia. ~ fe.d.

in costruzione. appunti


il socialismo delle libertà democratiche e della partecipazione, è la trasformazione dell’intelletto collettivo e della sua prassi conseguente. Una rivoluzione cognitivo-relazionale ne’ precede ne’ consegue alla rivoluzione politica e sociale, ne ha bisogno. L’ecologismo olistico è nondimeno conservativo quanto produttivo, il femminismo come critica radicale agli assetti di potere e non lobbie sessista neoliberista,
*(http://effimera.org/come-il-femminismo-divenne-ancella-del…/) vedi anche su Lavoro Politico- Marx XXI, https://www.facebook.com/Lavoro-Politico-Marx-XXI-242960732497109/)
sono ancelle di un nuovo paradigma di cambiamento strutturale, che ha al suo cuore la lotta di classe.

2) Gramsci (intellettuale collettivo, senso comune e filosofia della prassi- Marx/ Grundrisse - general intellect e l’interpretazione di Pierre Lévy, da approfondire, + attualità dei Manoscritti del 1844)
3) Il pensiero meridiano è l’universalizzazione della trasformazione rivoluzionaria / fe.d.



venerdì 1 novembre 2019

IL FEMMINISMO o E’ ANTICAPITALISTA o non è


Il femminismo radicale di Nancy Fraser si coniuga con le lotte sociali di emancipazione e liberazione di classe e di genere, e critica la deriva del femminismo borghese, che antepone il sessismo identitario al rivendicazionismo del welfare state per la trasformazione dell’intelletto collettivo e della prassi conseguente:
“abbiamo assolutizzato la critica del sessismo culturale proprio nel momento in cui le circostanze avrebbero richiesto di raddoppiare l’attenzione intorno alla critica dell’economia politica.”
ripubblichiamo, dal sito di “Effimera”, [che ritiene che più che il rivendicazionismo vada esplorato “il tema della ri-appropriazione e dell’auto-valorizzazione di pratiche autonome di welfare e di cooperazione sociale produttiva”; (e perché non entrambi, ci domandiamo?)] l’articolo divenuto giustamente celebre della Fraser su “The Guardian” il 14 ottobre u.s. /
~fe.d.

Come femminista ho sempre pensato che, combattendo per l’emancipazione delle donne, stavo anche costruendo un mondo migliore – più egualitario, più giusto, più libero. Ultimamente ho cominciato a temere che gli ideali ai quali le femministe hanno aperto la strada vengano utilizzati per scopi molto diversi. Mi preoccupa, in particolare, che la nostra critica del sessismo fornisca oggi giustificazione a nuove forme di disuguaglianza e di sfruttamento.
Quasi fosse un crudele scherzo del destino, il movimento per la liberazione delle donne sembra essersi avviluppato in una relazione pericolosa con gli sforzi neoliberisti nel costruire la società del libero mercato. Questo potrebbe spiegare perché una serie di idee femministe, che un tempo facevano parte di una visione del mondo radicale, oggi vengono utilizzate a fini individualistici. In passato, le femministe criticavano una società dove si promuoveva il carrierismo, adesso viene consigliato alle donne di “affidarsi”. Il movimento delle donne una volta aveva come priorità la solidarietà sociale, oggi festeggia le imprenditrici. La prospettiva di allora valorizzava la “cura” e l’interdipendenza umana, ora incoraggia il progresso individuale e la meritocrazia.
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martedì 29 ottobre 2019

La scuola al bivio


Massimo Baldacci è ordinario di Pedagogia generale e sociale all'Università di Urbino. Profondo studioso della filosofia di Gramsci e della sua pedagogia, ha scritto un fondamentale testo, Oltre la subalternità. Praxis ed educazione in Gramsci, ed. Carocci, 2017, in cui analizza l'intento pedagogico in tutta l'opera di Gramsci e in particolare nei 'Quaderni'. E' direttore della rivista Erikson Pedagogia più didattica, da cui riprendiamo l'editoriale del nr. 1 vol.5 (aprile 2019).

--------- La dittatura del mercato, la scuola-azienda piegata alle logiche neoliberiste, oppure la scuola della Costituzione, finalizzata alla formazione omnilaterale di cittadini democratici.

Oggi la scuola è arrivata a un bivio: da un lato il mercato, che la spinge sulla strada della concorrenza e dell’efficienza; dall’altro lato la democrazia, che la indirizza verso l’emancipazione umana. E la scuola deve scegliere quale via prendere.
L’odierna rivoluzione economica (globalizzazione, nuove tecnologie produttive, ecc.) crea una forte pressione sulla scuola, per indurla a dare priorità alla preparazione dei futuri produttori, mettendo in secondo piano la formazione generale. Questa pressione si colloca nel quadro di una supremazia dell’ideologia neoliberista, che fa del mercato il principio organizzativo di tutta la vita sociale. La democrazia assume così un ruolo secondario, ridotto entro i limiti compatibili con gli imperativi del mercato. Tramonta, cioè, il connubio paritario su cui si erano rette le società occidentali: il mercato assume una posizione predominante; la democrazia –  benché formalmente conservata – tende a svuotarsi. In questo contesto, la richiesta della preparazione dei produttori adeguati all’economia basata sulle tecnologie avanzate porta a trascurare l’esigenza della formazione dei nuovi cittadini.
La scuola si trova così a un bivio: dalla crisi in cui versa può uscire solo compiendo una scelta storica, le cui conseguenze saranno cruciali per il futuro. La responsabilità che ne deriva è perciò grande. La metafora del bivio riprende quella usata da Maritain in Education at the Crossroads (1943). La scelta prospettata allora era quella tra la democrazia e il totalitarismo. Oggi la democrazia è di fronte a una nuova minaccia, benché morbida e seducente: la dittatura del mercato. Pertanto la scuola è nuovamente di fronte a un bivio: deve scegliere se formare un uomo unilaterale, il produttore competente ma politicamente disimpegnato e conformista, o l’uomo completo: cittadino partecipe e produttore al tempo stesso.
Si tratta d’una alternativa tale da non ammettere un compromesso, che risulterebbe inevitabilmente velleitario. La logica del mercato è ormai vista come prioritaria, e l’educazione tende così a ridursi alla formazione dell’imprenditore di se stesso, piegandosi a un principio eteronomo e unilaterale, incapace di assicurare il pieno sviluppo individuale. Eteronomo, poiché la persona non è vista come un fine in sé, ma come un mezzo per la crescita economica. Unilaterale, in quanto la formazione si limita al produttore, trascurando il cittadino.
Vista l’egemonia del neoliberismo, ci si deve però chiedere se è ancora possibile una scuola diretta alla piena emancipazione umana, alla crescita intellettuale e morale. In questo senso, un riferimento ineludibile  è rappresentato dalla Carta Costituzionale, i cui valori fondamentali sono quelli della democrazia, del lavoro e del pieno sviluppo della persona. 
Col neoliberismo si va diffondendo l’opinione secondo cui la Costituzione sarebbe ormai anacronistica, superata da una realtà storico-sociale che vede la sovranità dei mercati, per cui occorrerebbe ridimensionare la vita democratica a livelli compatibili con gli imperativi del sistema. A questo proposito, parafrasando Habermas (Il discorso della modernità, Roma-Bari, 1988), si può asserire che la realizzazione di una Scuola della Costituzione non è tramontata, è solo incompiuta. Si tratta di un compito etico-politico che sta ancora di fronte a noi. L’egemonia del neoliberismo non è né completa né definitiva. L’egemonia si dà sempre nel quadro di un conflitto tra prospettive diverse, e perciò è sempre precaria (Gramsci, Quaderni del carcere, Torino, 1975). Il rischio è che una prolungata supremazia del pensiero unico neoliberista riesca a colonizzare la cultura dell’educazione (Bruner, La cultura dell’educazione, Milano, 1997). Occorre, perciò, tenere desta una battaglia culturale di lungo corso, capace di ostacolare la diffusione del credo neoliberista. Contro l’idea triste di una scuola-azienda, piegata al mercato, occorre rammentare costantemente  che vi è un’altra possibilità: una Scuola della Costituzione, capace di realizzare uno sviluppo completo della persona (sia come cittadino, sia come produttore), e promuovere una crescita civile e democratica del Paese.


lunedì 21 ottobre 2019

Dichiarazione Internazionale di Solidarietà con il Rojava



Un gruppo internazionale di studiosi, studenti, attivisti ed organizzazioni - attraverso il comunicato qui sotto riportato - esprime solidarietà alla lotta dei curdi e dei popoli della Siria settentrionale.

In risposta al ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, deciso dal presidente Donald Trump e dal suo omologo turco Recep Tayyip Erdoğan, e in previsione dell'attacco militare contro il popolo libero nel Rojava che questo accordo consente, riteniamo urgente e necessario dichiarare ciò che segue:

L'Amministrazione autonoma della Siria nord-orientale, nota come Rojava, rappresenta il primo progetto politico anticapitalista in Medio Oriente che, basandosi sul confederalismo democratico, promuove una visione alternativa dell'organizzazione sociale fondata sui principi dell’autonomia non-statale, dell’autodeterminazione, della democrazia diretta e della lotta al patriarcato. L'autonomia del Rojava è un possibile mondo utopico in cui interculturalità, corrette relazioni di genere e rispetto per Madre Terra si sviluppano giorno dopo giorno. Il Rojava dimostra che non dobbiamo rassegnarci alle atrocità dei nostri tempi.

Il primo risultato della lotta per l'autonomia del Rojava è stato quello di fermare l’avanzata dello Stato islamico ed il suo fondamentalismo. Oggi, questo accordo mina gli sforzi compiuti dalle forze democratiche siriane a guida curda (SDF), mettendo a repentaglio gli importanti risultati raggiunti finora contro l'IS in Siria. Le forze curde dovranno, infatti, trasferirsi per proteggere il confine settentrionale del Rojava dall'invasione turca.
La guerra contro l'autonomia del Rojava, che è stata costruita sulle rovine dello stato siriano, è andata avanti sistematicamente per anni: gli attacchi e le invasioni sono stati la norma. In seguito al ritiro delle forze militari statunitensi dal confine turco-siriano, questa minaccia diventa più pericolosa e l'ostilità della Turchia nei confronti di coloro che combattono per la democrazia si trasforma in una reale possibilità di genocidio.

Per questi motivi, noi firmatari di questa dichiarazione - studiosi, studenti, attivisti, organizzazioni sociali e politiche, popoli che si coordinano e resistono - esprimiamo la nostra solidarietà con la lotta dei curdi e del popolo della Siria settentrionale e gridiamo la nostra rabbia a questo ultimo attacco capitalista e patriarcale da parte dello Stato turco, che sta avvenendo nel silenzio complice dell'Unione Europea e delle organizzazioni internazionali, e dimostra come i diritti umani vengano difesi solo quando obbediscono alle leggi dei mercati.
Difendere il Rojava significa difendere coloro che resistono ogni giorno, in Medio Oriente come in ogni altra parte del mondo, contro le atrocità incombenti. Questa dichiarazione è un grido di rabbia, indignazione e di solidarietà con i nostri fratelli e sorelle curdi, che combattono e muoiono in nome della libertà e della democrazia.

Que viva la vida! Que muera la muerte!
Il Rojava non è solo! 

*** Traduzione a cura di Dario Fichera


giovedì 17 ottobre 2019

Il percorso unitario del PCI, di Fronte Popolare e di Città Futura


Il Partito Comunista Italiano, Fronte Popolare e La Città Futura si sono incontrati a Bologna per un terzo appuntamento del comune percorso unitario.
L’impegno per un processo aperto e inclusivo di costruzione dal basso dell’opposizione politica e sociale al governo Conte e all’Unione Europea, al centro degli incontri precedenti, ci ha permesso di assumere l’indispensabile profilo propositivo nell’affrontare gli appuntamenti di lotta dell’autunno e ha aperto uno spazio concreto alla riflessione sulla costruzione teorica e pratica dell’unità comunista entro un fronte della sinistra di classe.
A partire dalla mobilitazione sui territori riteniamo possibile dar vita all’ampia unità d’azione e al coordinamento di forze indispensabile per far crescere un’alternativa politica alla falsa dicotomia tra europeisti e sovranisti che riflette unicamente le contraddizioni interne alle classi dominanti e condanna le lavoratrici e i lavoratori alla sconfitta.
Nell’ assumerci la responsabilità di contribuire a dare una risposta all’urgenza non rinviabile dell’unità, confermiamo la grande rilevanza dello sciopero generale del 25 ottobre, cui parteciperemo insieme.
Nell’ immediato futuro, ci impegniamo a formulare e costruire nuove forme concrete di unità, anche di tipo federativo, attorno ad un programma minimo e nello spirito della massima apertura e inclusione.
Promuoviamo altresì una settimana di mobilitazione contro il governo, da tenersi tra il 12 e il 19 novembre, che ponga al centro i bisogni sociali e denunci per quella via la natura antipopolare delle politiche del governo Conte in obbedienza ai diktat europei.
Infine convintamente rilanciamo il nostro invito a tutte le forze comuniste e della sinistra di classe in Italia ad animare un tavolo di coordinamento finalizzato alla costruzione, dai territori fino al livello nazionale e in tempi politici utili (ad esempio in relazione alla presentazione della legge di bilancio), di una mobilitazione a sostegno della necessaria alternativa politica e sociale.

da Ufficio Stampa PCI, 16 ottobre 2019

Nell’assumerci la responsabilità di contribuire a dare una risposta all’urgenza non rinviabile dell’unità, confermiamo la grande rilevanza dello sciopero generale del 25 ottobre, cui parteciperemo insieme.
Nell’immediato futuro, ci impegniamo a formulare e costruire nuove forme concrete di unità, anche di tipo federativo, attorno ad un programma minimo e nello spirito della massima apertura e inclusione.
Promuoviamo altresì una settimana di mobilitazione contro il governo, da tenersi tra il 12 e il 19 novembre, che ponga al centro i bisogni sociali e denunci per quella via la natura antipopolare delle politiche del governo Conte in obbedienza ai diktat europei.
Infine convintamente rilanciamo il nostro invito a tutte le forze comuniste e della sinistra di classe in Italia ad animare un tavolo di coordinamento finalizzato alla costruzione, dai territori fino al livello nazionale e in tempi politici utili (ad esempio in relazione alla presentazione della legge di bilancio), di una mobilitazione a sostegno della necessaria alternativa politica e sociale.

venerdì 11 ottobre 2019

No all’invasione turca. UE e Italia fermino il terrorista Erdogan


Il Rojava è anche un laboratorio sociale avanzato - La Federazione Democratica della Siria del Nord (in curdo: Federaliya Demokratîk a Bakûrê Sûriyê) - socialista ed egualitario, di classe e di genere. Repubblica parlamentare fondata sul pluralismo etno-culturale ed il decentramento politico-economico, la forma di governo è basata sul confederalismo democratico formulato da Abdullah Öcalan, ispiratosi ai principi del municipalismo libertario e dell'ecologia sociale teorizzati dal pensatore socialista libertario statunitense Murray Bookchin e ‘O Connor (ecomarxismo), un esperimento di evoluzione “dall’utopia alla scienza”; in medio oriente. ~ fe.d.


- L’invasione del Rojava è un’azione irresponsabile di terrorismo internazionale. Non ci sono aggettivi a sufficienza per commentare la scellerata decisione del Turchia di Erdogan, appoggiata dagli Stati Uniti di Trump, di invadere il nord della Siria, per combattere i partigiani kurdi che hanno liberato quell’area dall’Isis. Si contribuisce così a far ripiombare la Siria tutta in un caos, a ridare forza agli estremisti, a assecondare le politiche di potenza del regime turco. L’UE e l’Italia facciano di tutto per evitare questo scenario disastroso per tutta la regione e il massacro della più avanzata esperienza democratica del Medio Oriente. Riempiamo le piazze d’Europa con le bandiere della #pace, sosteniamo la comunità rivoluzionaria del #Rojava. Contro l’aggressione turca, per la pacifica convivenza dei popoli del Vicino Oriente. Il governo italiano chieda con decisione, in tutte le sedi, il ritiro immediato delle truppe turche dai confini del Rojava. Se ciò non avviene, l’Italia ritiri l’ambasciatore da Ankara e sospenda immediatamente le relazioni diplomatiche col regime di Erdogan.
Partito della Rifondazione Comunista #SinistraEuropea

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“Militanti comunisti e strutture comuniste devono essere impegnati nella mobilitazione, nella promozione di iniziative pubbliche in ogni città, sotto la parola d’ordine del No alla guerra imperialista contro la Siria, contro il massacro dei popoli. Nel registrare la complice inerzia delle principali istituzioni dell’UE, affermiamo che l’Italia deve non solo dissociarsi e contrastare l’iniziativa criminale della Turchia, ma dissociarsi e fuoriuscire dai meccanismi e sistemi di guerra che, ieri come oggi, fanno perno attorno alla NATO e agli Stati Uniti d’America; interrompere il vergognoso rifornimento di armi prodotte e vendute dal nostro Paese in favore dei conflitti imperialisti. Per la solidarietà internazionalista e antimperialista.”
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